Escursione estiva in Val di Susa

(Non tutte le ciambelle riescono col buco)


 

Il Viaggio

Un anno intero di preparativi per la gita estiva del Gumasio Mtb e quest’anno la meta è la Val di Susa, con le sue strade militari che corrono a quote intorno ai 2500 metri. E’ giunto il momento di partire, destinazione Sauze d’Oulx. Il Ducato che abbiamo noleggiato è nuovo di zecca (km percorsi 131) ed è già carico con sei biciclette + una di scorta. Ubert, Yeti(Simone), Bob-y e Giardinaio sono a bordo, si va a prendere I’ Cecconi a Cerreto Guidi e via verso Viareggio per caricare il Capitano. Appuntamento all’Esselunga di Via Aurelia. Dopo aver fatto due giri del parcheggio, eccolo che arriva e si parte, direzione Genova. Al Passo del Turchino facciamo la sosta all’Autogrill e qui il tempo comincia a non essere più soleggiato come in mattinata. Transitando per Torino ecco che arrivano le prime gocce di pioggia. Ultima fermata per il pieno di gasolio sotto un bel diluvio, ed è qui che ci accorgiamo quanto il nostro abbigliamento estivo sia piuttosto inadatto, in tutta fretta si recuperano dalle borse i provvidenziali maglioni e giubbotti. Arriviamo a Sauze D’Oulx sotto una pioggia battente ed entrando in paese notiamo come siano numerosi i bikers accampati nelle tende, infatti domani ci sarà la Gran Fondo “La Via Dei Saraceni”. Cerchiamo l’albergo che si trova nel centro del paese e poiché ci sono già tutte le transenne per la gara del giorno seguente, siamo costretti a fare lo slalom tra le strette vie di Sauze, ma il nostro Yeti è un abile driver che non si lascia impressionare da niente. L’albergo Assietta è nel centro esatto della cittadina, si trova lì da molti anni (e si vede). Parcheggiamo il nostro Ducato e scarichiamo borse e biciclette, queste ultime vengono stipate nel garage dell’albergo e opportunamente incatenate tra loro. La sistemazione nelle stanze contribuisce ad abbassare ancor di più il morale della comitiva: il meteo, il luogo e l’arredamento della stanza non danno motivo di essere fiduciosi. Dopo un breve periodo di relax si scende nuovamente per andare a visitare i pochi stands che sono stati allestiti nella piazza poco distante dall’albergo, contemporaneamente si cerca anche un luogo dove poter mangiare, alla fine optiamo per lo Sporting Club e, sorseggiando un aperitivo, anzi ben sei diversi, aspettiamo che la “moretta” ci assegni il tavolo. A quest’ora la fame si fa sentire e quando ci viene chiesto cosa preferivamo, la cosa che ci premeva di più era mangiare veloce, infatti abbiamo seguito i consigli della “moretta” che ci ha servito numerose specialità, innaffiate da due bottiglie di Nebbiolo. La cena ha almeno contribuito a risollevare il morale e dopo, vista anche l’ora, si rientra per il riposo notturno nelle nostre stanze d’albergo, arredate non proprio all’ultima moda. Ma la cosa peggiore è che durante la notte inizia nuovamente a piovere e si alterna così fino al mattino, quando si intravede qualche sprazzo di sereno che ci fa ben sperare. OK partiamo!

 

L’Escursione

Vestiti con le monture Gumasiane, via a fare colazione alle 7.30 insieme a molti altri bikers che presumibilmente parteciperanno alla “Via”. La strada brulica già di un mondo eterogeneo di bikers, volontari, vigili urbani e persone dell’organizzazione. Si parte alle 8.30 circa direzione Monfol, sulla strada asfaltata passiamo accanto a decine, centinaia di camper dai quali escono assonnati bikers in ciabatte che preparano i loro mezzi meccanici e che ci guardano incuriositi. Si sale subito veso il borghetto dove finisce l’asfalto ed inizia l’ampia sterrata resa pesante dalle pioggie. Siamo entrati nel parco del “Gran Bosco di Salbertrand”, il tempo è clemente, tanto che saliamo in maglietta a maniche corte, ed il luogo è piuttosto ameno, con giganteschi alberi di abete rosso che la fanno da padrone. La salita è ripida ma pedalabile, si incontrano tratti rettilinei nel fitto bosco e dei bei tornanti che ci permettono di fare anche qualche foto in movimento. Si procede tranquillamente sorpassando due bikers che non sono stati accettati dall’organizzazione e che hanno deciso di salire in autonomia. Veniamo poi sorpassati da auto, moto e quad che trasportano addetti dell’organizzazione della corsa nei vari punti, infatti noi stiamo percorrendo il primo tratto della “ Via dei Saraceni 2002”. Il diradarsi degli alberi ci avverte che siamo ormai prossimi al Col Blegier, infatti gli ultimi due kilometri prima del colle ci offrono un panorama molto aperto, con ampi prati che salgono fino a rivestire le alte cime che ci circondano. In prossimità del Colle Blegier, Bob-Y “pizzica” la posteriore e gli ultimi metri li fa a piedi. Sullo spiazzo all’incrocio dei sentieri, alcuni operatori dell’organizzazione stanno innalzando un tendone per proteggere le migliaia di confezioni di merendine, “caldo caldo”, banane, acqua minerale ecc. che serviranno a rifocillare i concorrenti. E mentre Bob-y sostituisce la camera d’aria posteriore, arriva un vento freddo che ci fa ghiacciare i muscoli, meno male che gli uomini che stanno montando il tendone, ci offrono alcune confezioni di cioccolato caldo, così ci rifocilliamo un po’. Ma il peggio deve ancora arrivare! Si riparte in direzione Col Lauson , oltrepassato il quale ci dirigiamo verso il Colle dell’Assietta. Nel frattempo le nubi sono scese e ci avvolgono con la loro fredda umidità, sul sentiero due guardie del parco al caldo della loro Panda 4x4, ci guardano con stupore e compatimento, ma noi andiamo avanti, oramai bagnati ma decisi. Appena sotto il monumento della Testa dell’Assietta , incrociamo alcuni escursionisti…con i fuoristrada, si prosegue per il Gran Serin , in questa salita alcuni di noi hanno avuto il momento di maggiore difficoltà, la temperatura bassa, il vento e la pioggia non hanno dato tregua, il fondo sassoso e smosso, la pendenza continua, insomma c’erano tutte le caratteristiche per piantare tutto lì, ma si va avanti, fino ad incontrare il massiccio magazzino materiali della Batteria del Gran Serin a 2589 metri. Breve sosta tra le rovine che un tempo erano “protette” da cancelli, si prosegue in leggera discesa fino al Forte Gran Serin, un imponente serie di costruzioni collegate tra loro da gallerie sotterranee. Anche qui facciamo una sosta di carattere tecnico, per togliere un raggio rotto dalla ruota posteriore, ancora di Bob-Y. Si riparte verso la cima Ciantiplagna a 2725 mt. Ed è in questo punto che arriva la decisione, sofferta, meditata ma necessaria: si torna indietro. Ci vestiamo con tutto quello che abbiamo a disposizione e facciamo retro front. Il percorso a ritroso è per un tratto il solito dell’andata, fino a quando non incontriamo l’imbocco della cosiddetta Strada dei Cannoni: un single track FAVOLOSO. Il primo tratto immersi negli immensi prati, resi scivolosi dalla pioggia, si prosegue tra fitti boschi e leggeri saliscendi, ogni tanto si incontra qualche punto con molto fango che quasi ci blocca i mezzi, mezz’ora di discesa indimenticabile. Ritroviamo la strada che abbiamo fatto al mattino, ma che mostra l’avvenuto passaggio di migliaia di bikers. Un altro breve tratto in discesa fino ad imboccare la strada che va verso Enfers, ammantata di aghi di abete rosso e dalla quale ritroviamo poi l’asfalto che ci porta fino alla porta dell’albergo. La cosa che sogniamo di più è una doccia bella calda ed è quello che andiamo subito a fare. La cosa che dobbiamo fare dopo è il lavaggio delle biciclette, visto che c’è la disponibilità di una bella pompa dell’acqua nonché di un compressore per “soffiare” le bici. Con tutta la cura possibile si lubrificano ingranaggi e catene ed alla fine si stipano i mezzi nel Ducato, con la speranza che sia possibile scaricarli al mattino del lunedì per fare la seconda parte dell’escursione programmata. A questo punto non ci rimane che andare a vedere le classifiche della Gara e fare un ultimo giro degli stands che ancora sono rimasti montati

 

Il Ritorno

Il lunedì mattina la sveglia ci viene data da una pioggia battente e da un cielo che non promette niente di buono. Decidiamo di partire verso casa, confidando in un miglioramento del tempo che ci permetterebbe, da qualsiasi parte ci trovassimo, di scendere le bici dal furgone e di fare un giretto “riparatore”.Il miglioramento non arriva, decidiamo quindi di fermarci sulle Apuane a visitare l’Antro del Corchia. La giornata è salvata, ma l’amaro in bocca per non aver potuto effettuare una bellissima gita in bici rimane. Siamo così di ritorno a casa con qualche ora di anticipo sulla tabella, fiduciosi che la prossima gita sarà sicuramente migliore.

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Escursione effettuata dal 13 al 15 luglio 2002 - - - Resoconto e foto : Bob-y e Capitano - - -