Prologo
Lunedi 23 Giugno
Dopo quasi 12 mesi di
preparazione, si arriva al briefing di partenza, che viene fatto all’inizio
della settimana precedente il giorno di partenza. Il ritrovo è quello
ormai consueto del Colorificio Cappelli che ci mette a
disposizione la sala riunioni e non solo, infatti il ritrovo è
preceduto da un veloce pizza e birra
. Il Capitano prende il
microfono e inizia con le raccomandazioni ed i consigli di rito, in
particolare per quelli che per la prima volta affrontano l’escursione
estiva pluri-giornaliera. Tutto procede al meglio e la riunione si
conclude con la distribuzione dei sacchi portabici che serviranno a
contenere e proteggere le nostre beneamate "ruotegrasse".
Partenza
e viaggio
Sabato 28 Giugno
Ore 6.00 in punto siamo
già tutti in attesa del pulmann SITA che puntuale arriva in Viale
Togliatti a Sovigliana, l’autista non è il solito del 2007
e questo ci conforta già. Le operazioni di carico dei 31 sacchi con le
bici e le relative 62 ruote non è semplicissima
, ma l’esperienza
acquisita l’anno precedente aiuta non poco, nei tempi previsti tutto
il materiale meccanico ed umano è a bordo, il Capitano fa l’appello
e inizia ufficialmente l’escursione 2008 quando alla prima rotatoria c’è
già qualcuno che chiede dove faremo la sosta pranzo. La prevista sosta
caffè a PO EST viene posticipata all’area successiva per
eccessivo affollamento, quello che procureremo noi di seguito, all’area
prescelta, dove ci rifocilliamo di panini, bibite e caffè. Il sabato di
fine Giugno è sempre abbastanza trafficato e questo ci comporta
un piccolo ritardo sulla tabella di marcia, comunque arriviamo senza
problemi a Santa Maddalena in Val di Funes.
In sella
Nel parcheggio della
fermata degli autobus si scaricano i sacchi, si rimontano le bici, si
preparano gli zaini con i ricambi del giorno ed il necessario per il
pernottamento in quota. Alle 12,45 siamo in bici, un breve tratto in
salita ci porta presso il prato dove nel verde intenso dell’erba di Giugno,
spicca la chiesetta di Sant Johan,
luogo unico e naturale per la
foto di gruppo con le cime delle Odle di sfondo. Il Ciappe
ed Ubert(h) sono gia in ritardo, loro non saranno ritratti
nella foto
. Liberiamo la chiesetta ai turisti che aspettano il loro
turno per scattare foto e ci avviamo verso la prima mèta: la Malga
Zannes. La salita scorre tranquilla ed il meteo è ottimo. Dopo meno
di 50 minuti di pedalata siamo alla malga, dove arriviamo affamatissimi
ed assetati
. Qualcuno non resiste è si fa subito un OPS [Ova(Uova)
Patate e Speck], altri preferiscono un piatto di pasta o
di insalata mentre la maggior parte sceglie una bella Kaisersmarren,
il tutto accompagnato da abbondanti Waissser Bier e Radler.
Si risale in bici ben rifocillati e la salita sembra non infastidire
più di tanto, anche perchè sappiamo che non sarà ancora molto lunga.
Intanto il panorama si apre ed il luogo si rivela di una bellezza unica,
estasiati non sappiamo da quale parte guardare, l’unica preoccupazione
è quella di chi sbaglia il Rifugio Genova (assai più in alto e
ben in vista) con la nostra mèta: la Malga Gampen (2056 mt)
. Ma
subito in tutta tranquillità giungiamo alla malga, dove abbiamo
prenotato la quasi totalità dei posti disponibili. Ci vengono assegnate
3 camerate: 1 da dodici posti, 2 da otto posti e 3 di noi dovranno
dormire in camerata insieme ad altri 4 ospiti a noi alieni (peggio per
loro n.d.r.). Per assegnare i tre posti facciamo una conta, durante la
quale gli altri ospiti della malga si piegano in due dal ridere. Dopo l’assegnazione
dei posti, c’è la caccia alle uniche tre docce presenti, ma più che
altro all’acqua calda rimasta. Nel frattempo Tottero e Aisman salgono
in bici fino al Passo Poma, sia per vedere cosa ci aspetterà
domani, sia per provare una bella discesa sulla Gampen Alm. In
breve siamo pronti per la cena. Affamati come un branco di lupi,
invadiamo la piccola zona pranzo della malga mentre tre di noi
troveranno posto al tavolo di due turisti newyorkesi. Canederli,
gulasch, polenta, strudel, birre, radler, grappini, caffè ecc. ecc.
Dopo l’abbuffata la luce ancora abbondante ci permette di fare una
breve passeggiata per ammirare l’unicità del tramonto che colora di
rosa i bastioni delle Odle
, un gruppo parte in salita verso il Rifugio
Genova a 2306 metri, per rientrare a buio fatto, mentre un paio di
coppie ha messo su un torneo di ping pong, accompagnati musicalmente
dagli altri ospiti che cantano e suonano la fisarmonica. Si va a letto
nelle camerate non proprio invase da aria di montagna
....e si cerca di
dormire, domani ci aspetta una giornata durissima.
Secondo
Giorno
Domenica 29 giugno
Sveglia di primo
mattino, tutti a fare una ricca colazione per affrontare gli oltre 50
chilometri di sentieri e 1500 metri di dislivello che ci attendono. Foto
di rito in gruppo e via (sotto gli occhi degli altri ospiti della malga
che ritroveranno la pace e la tranquillità) subito in salita
verso il Rifugio
Genova, il sole è già alto e la temperatura sale facendoci sudare
già di prima mattina. La salita è breve, ma micidiale. Qualcuno riesce
a farla tutta in sella, qualcun altro tutta a piedi,
mentre nel mezzo ci
stanno tutti quelli che più o meno fanno "piede a terra" o
"bici a spinta" come dir si voglia. Breve sosta al rifugio,
valichiamo il Passo Poma e giù in discesa, verso la Valle dei
Mulini. La discesa è in parte abbastanza ostica, gioia per alcuni,
calvario per altri. Inizialmente per praterie di quota, dove il Postinaio
si esibisce in un bel capitombolo, poi per bosco con tratti tecnici
esaltanti ed in fine per sterratona veloce. Il gruppo si divide, i
discesisti sono già un bel pezzo avanti, un secondo gruppo è fermo
subito dopo un ripido tornante in corrispondenza di un ponte, quando
sopraggiungono gli ultimi che si ritrovano faccia a faccia con una
piccola mandria di vacche condotte da uno scorbutico pastore che
evidentemente non gradisce la presenza di bikers (specialmente se
numerosi) sulle strade percorse dai suoi animali. Ed è qui che Duccio
Dis ha sfoderato una frase che entra di diritto tra le "Frasi
Famose": Quando il suddetto pastore ha cominciato ad inveire
citando frasi del tipo " Qui è mio " " Ma chi vi ha
detto di passare da qua " ecc. ecc. , Duccio Dis, da
vero uomo di mare, ha sfoderato un : "Voglio vedere quando
verrai a fare arselle in Versilia se ti lasceranno passare".
Inutile commentare che il povero pastore probabilmente non ha mai visto
il mare da vicino. Passata questa piccola disavventura, la discesa si
conclude proprio transitando accanto ai nove mulini della valle
arrivando al villaggio di Seres dove il nostro autobus ci sta
aspettando e dove ritorneremo la sera stessa per alloggiare alla Pension
Odles. L’autista Angelo è a nostra disposizione, lasciamo
gli zaini "pesanti" e carichiamo solo acqua e vari generi
alimentari, prima di affrontare le nuove salite del giorno. La ri-partenza
avviene in tempi brevi, nel frattempo Ubert sfodera il suo
monociclo facendo qualche metro sulla strada
. Si inizia scendendo un
breve tratto e si comincia a salire per il Col Juvel, qui la
salita è tranquilla, ma il Ciappe a tenere il ritmo. Redarguito
dal Capitano per tutto ciò che ingurgitato il giorno precedente
e minacciandolo di non farlo più bere né mangiare, il Ciappe sarà
d’ora in avanti sempre in mezzo al gruppo. Dopo un guaio tecnico di Duccio
ci raggrumiamo ed affrontiamo la facile discesa per arrivare
a Pedraces. Seconda abbondante colazione
ed una
contemporanea foratura di Zurg, ci fanno sforare un po’ sulla
tabella di marcia, ma la giornata è piacevole e non abbiamo fretta. Da
qui inizia la salita più importante della giornata che ci porterà
verso il Santuario de La Crusc a 2045 metri. Ci sarebbe anche l’opzione
seggiovia, ma viene snobbata (ovviamente) da tutti, la salita è lunga
ed impegnativa, sebbene inizialmente asfaltata e poi intervallata da un
bellissimo single track in leggero saliscendi. Qui Pantalung rischia
di cadere di sotto al sentiero, forse non ancora a suo agio con i nuovi
pedali SPD, oppure distratto dal panorama che spazia dai Puez,
al Sass Putìa fino alle cime innevate delle Alpi Aurine.
La sterrata successiva vede stranamente un Pagliai in crisi, mai
però quanto Brucetenga che insieme ad Ucci, che lo
scorta, sbaglia inspiegabilmente strada. Una volta che il Cap li
ha riportati sulla "retta via", riusciamo tutti ad
affrontare l’ultimo tratto che si rivela impegnativo sia per la
pendenza, sia perché arriva dopo un lungo tragitto, ma soprattutto
dobbiamo dire per la fame, dato che si sono superate le ore 14,00 e
siamo in sella dalle 7,45. L’arrivo al rifugio del Santuario è
come una liberazione
e le ordinazioni piovono a raffica: OPS [Ova
(Uova) Patate e Speck],spaghetti, cotolette, bistecche
ecc. ecc, sempre accompagnate da abbondati Birre e Radler. La ripartenza
è in discesa direzione San Cassiano, il single track è assai
piacevole e la completa assenza di pedoni ce lo fa gustare in piena
tranquillità. Dopo un bellissimo tratto in leggera discesa arriviamo ad
una serie di passerelle per superare un biotopo e ci buttiamo in
picchiata verso Rudiferia, il tratto di discesa è apprezzato da
tutta la comitiva
e c’è voglia di percorrerlo ad alta velocità, cosa
che però penalizza Zurg che pizzica nuovamente la sua "gommina"
posteriore evidentemente non adeguata alla sua nuova Banshee Rune.
Arrivati sulla strada principale notiamo il gran traffico di rientro
dalla Maratona delle Dolomiti che si è disputata in mattinata,
cosa che stona notevolmente con la pace e la tranquillità che ci siamo
appena lasciati alle spalle. Una serie di incomprensioni che vedono Tòmacche
ritardare per una Red Bull, Tottero se ne va per conto
suo, una strada che non sfonda, oltre ad Avanìa che va a tutto
fòo sull’asfalto, fanno infuriare il Capitano che fa una bella
ramanzina al gruppo. Ristabilita la tranquillità, arriviamo a La
Villa per ritornare a Pedraces lungo il torrente, non
è finita perché c’è ancora da attraversare il Col Juvel, ma
questa volta dal Chi Jus. La salita, anche se non particolarmente
impegnativa, eccetto il tratto conclusivo, si rivela comunque dura
perché segue le due ascese della mattina e non sarà nemmeno l’ultima
della giornata, infatti dopo aver raggiunto Longiarù, c’è da
risalire alla frazione di Seres dove pernotteremo in pensione.
quest’ultimo tratto si scatena una incredibile bagarre con
attacchi e contrattacchi, tutto questo innescato da una dichiarazione
bellicosa del Muschiato che però alla fine arriverà al
"traguardo" notevolmente staccato e ben cotto! Comunque
sia andata a finire, ci conforta sapere che ci attende una doccia calda
ed un letto accogliente (ovviamente dopo una ricca cena), mentre il
cielo si fa sempre più nuvoloso e minaccioso. Dopo il meritato
"lavaggio", attendiamo che il cuoco della pensione (che
proprio oggi rinnova le cucine) ci chiami per la cena. Al segnale, la
sala pranzo, a quel momento frequentata solo da un paio di coppie, si
anima vivacemente delle variopinte maglie Gumasiane, viene finito
tutto quello che c’è da finire ed oltre, la povera cameriera Valentina
è costretta a farci fare il self service alla spina della birra.
Intanto il cielo si è letteralmente rabbuiato sia per l’ora, ma anche
per le nubi che iniziano a scaricare pioggia in maniera copiosa. Dopo
cena gli sport di turno sono il calcio balilla ed il biliardo, alcuni
optano per la finale di calcio degli Europei, ma non tutti riusciranno a
vedere il fischio finale perché sopraffatti dalla stanchezza arrivata
dopo gli oltre 50 chilometri di percorso. Intanto continua piovere con
accompagnamento di lampi e tuoni … a qualcuno viene un dubbio :
chissà se domani mattina potremo partire per concludere il percorso ?
Terzo
giorno
Lunedì 30 Giugno
Appena svegli, la prima
cosa è controllare il tempo e dopo una notte di temporali non può non
essere che eccezionale, cielo di un azzurro intenso con piccole nubi
bianchissime che lo punteggiano: perfetto. L’orario della colazione è
stato "contrattato" da I’P che è riuscito ad
ottenere un anticipo di mezz’ora, cosa non facile visto che dipende
tutto dall’arrivo del fornaio. Comunque gli affamati Gumasiani "spolverano"
qualsiasi cosa viene messa sui tavoli ed il povero cuoco non ce la fa a
riempire la cesta dei panini. Si ricaricano i bagagli sull’autobus
e
dopo che il PRSDNT ha pagato il conto della Pensione,
si parte.
Pochi metri di asfalto e via subito in salita dentro la valle di Medalghes,
inizia così il terzo giorno di escursione. La forestale ben battuta
s’inerpica
tra prati verdissimi e rocce aspre, i fienili punteggiano il paesaggio
ed anche le rosse maglie Gumasiane contribuiscono alla tavolozza
di questi luoghi da sogno . L’ascesa è lunga ed impegnativa, alla fine
però la Malga Medalghes
spunta da dietro un rilievo e ci attende
per una breve sosta rinfrescante che ci permette anche di "raggrumare"
il gruppo, prima di iniziare la discesa tecnica al Tschaschenonal.
Si percorrono i pochi metri che separano la Malga dalla Forcella
San Zenon
e subito capiamo come sia impegnativo il tratto che
abbiamo da scendere , non è tanto per la pendenza, ma per la presenza di
traverse in legno rese viscide dalla pioggia e sommate all’esposizione
del sentiero . In effetti qualcuno riesce anche a fare degli innocui
capitomboli, solo il Muschiato si procura un taglio abbastanza
brutto, ma con un set di medicazione che Catoblepa si è portato
dietro, si riesce a tamponare la ferita evitando inaspettate
complicazioni. La discesa si conclude sulla forestale che abbiamo
percorso il sabato durante il trasferimento da Malga Zannes a Malga
Gampen , vicinissimo all’imbocco del sentiero 35"Adolf
Munkler Weg"
senz’altro uno dei sentieri più belli di tutte
le Dolomiti. Sappiamo che non sarà completamente pedalabile ed
in effetti già da subito si presenta in tutta la sua difficoltà
causata principalmente dalle radici degli alberi e dai massi affioranti
che invadono in maniera massiccia il sentiero impedendo di fatto la
pedalata, comunque in alcuni tratti si riesce anche a salire in sella .
Il massiccio delle Odle ci sovrasta sulla sinistra,
i ghiaioni ci
toccano quasi ed ogni tanto si sente un saluto che proviene dalle tracce
che gli escursionisti stanno facendo. Non si può non rimanere
sopraffatti da un simile spettacolo ed il Giardinaio va
addirittura in trance alla vista di particolari conformazioni di
alberi/rocce/fiori/cespugli. La nostra mèta giornaliera è vicina: Malga
Brogles,
qui i primi che sono arrivati stanno giù bevendo birra e
radler, qualcuno sta anche già mangiando. La sosta si prolunga anche
perché qualcuno rimane più indietro, ma nessuno ha voglia di ripartire
da questo angolo di paradiso che per un ora circa è invaso dalla nostra
allegra combriccola, se ne sono accorti gli escursionisti che sono agli
altri tavoli ed anche la coppia di newyorkesi che avevamo incontrato il
sabato. Alla ri-partenza ci attende una rampa lastricata in salita che
ci porta al passo,
da adesso in poi tutta discesa sul sentiero 3 che, in
meno di 6 chilometri, ci porterà da 2100 metri ai 1300 di Ortisei.
Anche quest’ultima discesa si rivela particolarmente tecnica, ma in
alcuni passaggi è davvero bellissima . Gli ultimi metri sull’asfalto
danno il colpo di grazia alle pasticche dei nostri freni a disco ed il
loro odore particolare pervade l’aria. Un passaggio in pieno centro
del paese
per attraversare la strada statale e raggiungere il parcheggio
della funivia dove Angelo con l’autobus ci sta aspettando. La
procedura che segue è quella dello smontaggio delle bici per inserirle
nei sacchi e stipare il tutto nelle bauliere del bus, anche noi ci
"rimontiamo" di abiti civili e salutiamo la ValGardena,
direzione rientro.
Conclusione
Siamo in ritardo sulla
tabella di marcia e si discute su dove potremmo fare la fermata per la
cena quando il nostro autista Angelo ci suggerisce un locale da
camionisti all’uscita di Modena Nord dell’autostrada. Ci
sembra subito una ottima idea e confermiamo per quella soluzione. Alle
21.30 circa ci presentiamo al locale (tipico da camionisti) ed un
brillantissimo cameriere in meno di tre minuti riesce a liberare 32
posti a sedere ed a metterci a tavola, in altri 10 minuti abbiamo già i
piatti fumanti di pasta
e dopo poco più di un ora la cena è fatta.
Siamo stupefatti dalla velocità e dalla qualità dei cibi e non ultimo
dal prezzo, da veri camionisti. Sicuramente il locale si è fatto un
trentina di nuovi clienti. A pancia piena in autobus si guardano le foto
scattate, si fanno quiz su alcune foto "particolari", mentre
si avvicina l’ora d’arrivo. Sono circa le 0.30 quando si
ri-scaricano i sacchi, le ruote, gli zaini e le borse, ci si saluta e si
va a letto. Da ora in poi chi ha partecipato all’escursione, vivrà i
prossimi mesi e le prossime uscite in mtb con le immagini stampate nella
mente di una delle più belle escursioni che il Gumasio mtb
abbia fatto. Grazie agli ideatori della gita: il Cap e Pantalung,
all’organizzazione e gestione: il Prsdnt I’P, Tomacche ci
mette a disposizione la sala riunioni ed il magazzino per le sacche, a Aisman,
Avanìa, Banda, Billo, Brustenga, Catoblepa,
Ciano, Ciappe, DuccioDis, Fonzìno, Fullcontact,
Giancarlo, Giardinaio, KingViciusMarathon, Mummia,
Muschiato, Postinaio, Sbracino, Spiaccica, Supergiovane,
Tottero, Ubert(h), Ucci, Yeti, Zurg,
che hanno fatto si che il risultato fosse eccezionale.
Resoconto by Bob-y e Cap.
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