Alle sorgenti dell’Arno


Effettuata il 24 Settembre 2002    

La preoccupazione dei giorni precedenti alla gita era quella per le condizioni meteo ed infatti la mattina alle ore 6.00, al ritrovo presso “Il Caffè della Corte”, il cielo era ancora buio, ma anche nuvoloso. Comunque si parte , 3 sono gli equipaggi : Renault Express Tòmacche + Simone “Yeti” con numerose biciclette nel vano, Ulysse Bob-Y + Renzo “Capitano” + Sandro “I’Pagliai” + Vicius + Cuggin’a Vicius, ovvero il nuovo aggregato Paolo Paciscopi, cugino di Paolo “Vicius” Viciani, Ulysse Roberto “I’Giardinaio” + Dante “Diesel”+ “Ugo Cross” + Corrado “Ciappa Gensan” + Gabriele “Giuntadepilato”. Si raggiunge la località Maestà del Montalto  a pochi chilometri da Stia, sopra la frazione di Papiano, appena il tempo di vestirci con abiti ciclistici che comincia a piovere, ma siamo già pronti e, dopo la foto di rito, si parte. Oltrepassiamo la  sbarra che chiude il passaggio alle auto sulla carrozzabile che ci immette all’interno dell’area protetta del parco delle Foreste Casentinesi e di Campigna, sotto un acquolina uggiosa ed a volte più insistente, si costeggia uno splendido bosco di castagni secolari dai quali i ricci stanno già cadendo in terra. Al lato, uno di questi tronchi è stato segato ed i suoi anelli  mostrano tutta la sua età. Al primo bivio, i pochi che non lo avevano fatto indossano gli impermeabili, anche perché la pioggia si è fatta più insistente, da qui inizia una breve salita che ci conduce al piccolo rifugio di Cà Oia e dove quasi tutti noi, oramai bagnati ed infreddoliti, rimarrebbero magari davanti ad un fuoco acceso . Ma nessuno, nemmeno chi fuma, ha un accendino, le legna sono umide, la gita va portata avanti e così si decide di proseguire. Inizia la salita vera che ci condurrà al Passo della Calla a 1296 metri di altezza e qui il paesaggio è davvero “da lupi”: le basse nuvole avvolgono tutto, la temperatura è bassa e le due persone che passano in auto ci guardano come se fossimo marziani. La salita è lunga e pedalabile, ma il fondo, reso pesante dalla pioggia, rende la pedalata assai faticosa. Il gruppo si sgrana, il Giuntadepilato si tira dietro inizialmente I’Pagliai ed il Capitano, ma poi fugge fino a diventare un puntino lontano, lontano. Il Cuggin’a Vicius si dimostra di non essere un biker in erba, il Ciappellone gongola perché non è lui questa volta a chiudere il gruppo, mentre i restanti confermano che il livello atletico raggiunto dai Gumasiani è oggi di tutto rispetto. Arriviamo al passo e, viste le condizioni, anziché andare in direzione dell’Eremo di Camaldoli, si và in direzione del Monte Falco, saltando di fatto una parte del percorso preventivato. Si prosegue su asfalto in leggera salita, dopo poche centinaia di metri si sale sulla sinistra sulla ripida sterrata che porta al Rifugio la Burraia, in vista (anzi e meglio dire in quasi vista) del quale imbocchiamo un sentiero sulle piste da sci, ma dopo qualche centinaio di metri di salita, resa dura dalle buche e dall’erba alta, ci rendiamo conto che la direzione è sbagliata, si torna indietro e si prosegue in senso inverso fino a trovare il sentiero di crinale 00 e  segnato G.E.A. (Grande Escursione Appenninica), che chi condurrà sulla vetta del Monte Falco. Il sentiero è molto bello, tecnico ma pedalabile e dovrebbe essere anche molto panoramico, visto le ampie aperture della vegetazione sia a destra che a sinistra….ma ancora le nuvole non ci permettono di vedere niente. Il sentiero viene interrotto da una strada asfaltata di servizio ad un impianto di antenne militari, in prossimità del quale ci fermiamo per “raggrumarci”  (vedi dizionario Gumasiano). Quando ripartiamo i due militari che erano al cancello ci guardavano come se fossimo dei talebani, al chè Bob-y per ben due volte gli ha detto << Guardateci bene perché ciucchi (matti, in “non toscano”) come noi ne rivedrete ben pochi >> ma la risposta è stata : <<Non ci  abbiamo capito proprio niente !>> … con una notevole inflessione Siciliana. Imbocchiamo nuovamente il sentiero di crinale che in breve ci conduce sulla vetta del Monte Falco a 1658 metri , più alta di soli 4 metri rispetto alla cima gemella del Falterona .  Anche da qui la vista dovrebbe essere molto bella, c’è anche una terrazza naturale delimitata da una staccionata di legno . Da questo punto inizia la lunga discesa in direzione, appunto,  del Monte Falterona, alcuni di noi indossano indumenti asciutti,   altri si proteggono ulteriormente e giù sul sentiero dentro la folta foresta , il fondo è estremamente viscido, foglie terra e rami bagnati non sono certamente l’ideale, dopo numerose sbandate e qualche caduta (lieve) arriviamo al tanto agognato Capo D’Arno.   Sotto uno spiazzo nel bosco, da alcune rocce sgorga quello che per tutti noi è il fiume che abbiamo visto fin da piccoli. Una lapide con una citazione di Dante Alighieri ufficializza la fonte, nel frattempo (per la gioia del “Giardinaio”) si tirano fuori i panini ed avvolti dall’umidità vicina al 100 % si mangia quello che si può, girando intorno e battendo i piedi per scaldarsi un minimo, comunque c’è qualcuno che ha voglia di scherzare e scuote gli alberi affinché  ci cada addosso acqua, come se quella che abbiamo preso non bastasse. Si riparte seguendo il sentiero 3 , anzi, si dovrebbe seguire il 3, ma i discesisti del gruppo, quelli con le full suspended ed i freni a disco, si lasciano prendere la mano e ad una biforcazione infilano il 2 in ripida discesa, quelli che seguono continuano dietro a loro, ma sorgono dei dubbi e dopo una fermata ci si accorge di aver sbagliato, che fare? La cartina non è ben chiara, la descrizione del percorso è rimasta in negozio da Bob-y che se ne è dimenticato, i 4 discesisti sono già un pezzo avanti. Dopo una consultazione si decide di proseguire sul 2 anche se la discesa è veramente difficile vista la presenza di numerosissimi rami caduti, in quanto ci troviamo in una zona cosiddetta “ A protezione totale” molti tratti vengono fatti a piedi, qualcuno tenta anche la discesa in sella, ma la caduta è sempre in agguato e ne sa qualcosa “Ugo Cross” che ha fatto la più bella del giorno. Dopo poco ritroviamo i discesisti fermi ad assistere “ Vicius”  che sta inserendo una camera d’aria nella  tubeless che è stata “trapassata” . Il gruppo dei “pedoni” fa finta di  ignorarli e prosegue la loro discesa prevalentemente a piedi, c’è anche il tempo per osservare i numerosissimi funghi che spuntano dal terreno e sia “Dante” che “Ugo Cross”  quasi quasi vorrebbero mettersi a raccoglierne. Il sentiero 2 si ricongiunge al 3 in prossimità del “Passo Bocca Pecorina”. Ci raduniamo di nuovo e tutti insieme imbocchiamo la veloce discesa che ci riporta al bivio per “Ca Oia” dal quale si risale verso la sbarra e verso le auto, mentre il sole sta facendo capolino dalle nuvole. Ci rivestiamo di “abiti civili” e si riparte sulla via del ritorno, la sosta è obbligata : Passo della Consuma dove al bar principale, ci fermiamo per saziarci con le fantastiche schiacciate con funghi porcini, ripiene di salame e prosciutto e con abbuffata finale di cantuccini e vino. Una sana partita a calcio balilla conclude in pratica una giornata non bellissima dal punto di vista del tempo atmosferico, ma pur sempre divertente e rilassante anche se faticosa. Ci rivedremo alla prossima.

Cliccando su si vedono le foto relative 

Resoconto di Bob-y e Renzo "Il Capitano