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IL MONTE SERRA DA COLLE DI COMPITO “Un Sabato diverso dal solito” Sabato 9 Febbraio 2002
PREFAZIONEEccoci di nuovo sul Serra, questa volta non per una gita ufficiale, ma per una “scampagnata” fuori dai sentieri abituali che percorriamo ogni Sabato. L’idea di tornare sul Serra mi è venuta in più riprese. La prima è stata quando siamo tornati dalla gita d’Ottobre: troppe stradine mi erano mancate, infatti consultando la cartina ho notato che il gruppo dei Monti Pisani offre un innumerevole varietà di percorsi per la Mtb. La seconda l’ho avuta quando con l’EmpoliTour abbiamo fatto, con la bici da corsa, la salita da Colle di Compito a Ruota sul versante Nord-Orientale. La terza ed ultima l’ho avuta quando siamo tornati da fare la “Terrific” Bacchereto-Poggio Ciliegio il sabato precedente. Questa salita terrificante, da qualche tempo programmata e finalmente effettuata, mi ha un po’ appagato per quanto riguarda i percorsi sul Montalbano, avevo bisogno di qualcosa di diverso, né peggiore, né migliore, ma solamente diverso. La scelta è caduta ovviamente sul Serra ed ho lanciato la proposta. In diversi hanno aderito e quindi ci siamo trovati alle 11,30 di sabato mattina al solito posto. LA GITALa comitiva era composta da Andreino, Corrado, Mauro, O-mar, Renzo, Roberto e Simone, mentre I’Pagliai, Tomacche ed Uberth hanno preferito le innevate piste dell’Abetone per snowboardare un po’ (anche loro avevano bisogno di qualcosa di diverso!). Soli soletti invece, Mario Cross, Bob-Y e Dante si sono ritrovati al solito posto del sabato. Abbiamo lasciato le auto poco dopo Colle di Compito ed alle 12,45 siamo saliti sulle bici. La strada comincia subito in salita ed è asfaltata fino al paese di Ruota, in questo tratto siamo andati su di conserva per riscaldarci in vista della più impegnativa sterrata. Prima sosta all’unico bar del paese dove, dietro il bancone, c’è una foto di ciclisti dove ci sono anch’io in bella vista. Fatto l’approvvigionamento di viveri, siamo partiti alla volta degli antennoni. La salita era ripida, ma il fondo piuttosto compatto, per cui riuscivamo a salire senza grosse difficoltà, ridendo, scherzando, ma anche ponzando. Solo Corrado aveva un po’ di difficoltà e per ben tre volte ci siamo fermati ad aspettarlo, per non farlo sentire troppo solo, Mauro rifaceva la strada al contrario per poi risalire con lui. Arrivati nella piazzetta del Colle Prato di Calci c’è la prima delusione: il Lento è chiuso (“Lento” è chiamato il ristoratore del bar nella piazza) e nessuno ha il coraggio di andare a dirlo a Corrado. E’ ancora Mauro che si prende l’impegno, così il buon GenSan ha il tempo per smaltire la delusione prima di constatare con i propri occhi. Troviamo dei ciclisti empolesi, facciamo un pezzo di discesa asfaltata con loro e poi le nostre strade si dividono, loro a destra noi a sinistra sullo sterrato. Dopo che Corrado si è cambiato la fascia antisudore, si è spogliato, rivestito e poi di nuovo spogliato, iniziamo la discesa per Campo di Croce. Provo a stare dietro a Roberto ed O-mar, ma in una canalina per lo scolo dell’acqua, riesco a strappare la valvola della camera d’aria. Riparazione e nuova partenza, scattiamo delle foto ed arriviamo così a Campo Croce. Qui c’è una diatriba fra Simone ed O-mar, arrivo io ed inizialmente credo che la ragione sia dalla parte di O-mar, ma una volta verificato, invito il gruppo a prendere la direzione indicata da Simone. Ritornati al Colle di Calci prendiamo la strada contrassegnata 00 che l’amico Pisano, incontrato nella precedente gita, ci aveva sconsigliato di percorrere. Era come sospettavo, la strada era carina e facilmente percorribile, anche se un po’ più impegnativa del parallelo tratto asfaltato percorso precedentemente. Ritorniamo ancora nella piazzetta del Lento (ancora chiuso) ed attendiamo GenSan che arriva dopo dieci minuti abbondanti, così stravolto che chiede di poter interrompere il giro lì ed andare direttamente alle macchine. Roberto gli da le chiavi della sua auto e proseguiamo per la vetta del Monte Serra. Mentre stiamo per salire ci sentiamo urlare da dietro: era Corrado GenSan che, dopo aver bevuto un sorso di vero GenSan, si era pentito ed aveva deciso venire con noi sulle più alte pendici del monte. Il tratto sotto le antenne è molto bello e panoramico, per cui ci siamo fermati anche a scattare delle foto. A questo punto credevamo che ci fosse solo da scendere, ma una strada a mezzacosta, che doveva raccordarci alla via di discesa, non la pensava come noi, per cui abbiamo dovuto sorbirci un altro pezzo di non ripida ma costante salita. Arrivati alla vera discesa, ci siamo buttati giù a capofitto, in testa Roberto seguito a ruota da O-mar che faceva i salti mortali per stargli dietro. Seguivo io che pian pianino venivo staccato, poi Andreino e tutti gli altri. E’ stata una fantastica downhill, veloce, interminabile e veramente bella! Per me un po’ meno, perché prima di arrivare a Ruota ho rotto nuovamente la camera d’aria. Il resto del gruppo mi ha aspettato in piazzetta al solito bar, che però in quel momento era chiuso con grande dispiacere per Corrado. Siamo ripartiti alla volta delle auto, ma appena arrivati ci siamo accorti che mancava Corrado, che aveva le chiavi della macchina di Roberto. E’ arrivato con quasi dieci minuti di ritardo, con le ingiurie ricevute da Roberto ed O-mar, che non avevano potuto cambiarsi con i panni asciutti. Questa volta però il ritardo non era dovuto allo scarso allenamento, ma ad una telefonata ricevuta da ... non sappiamo chi. EPILOGO Renzo “il capitano” Busoni
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