Il Monte Secchieta dalla foresta di Vallombrosa
Effettuata
il 17 Marzo 2002
Il ritrovo alle ore 6.30 alla
pasticceria “Bar della Corte” è stato fortemente voluto da Simone che,
giustamente, ha fatto notare che è inutile ritrovarsi in un posto per fermarsi
poi a fare colazione. Formazioni in auto: Ulysse “Giardinaio” con Bob-Y
e O-mar, Astra di Simone con il Capitano. Si parte
alle ore 7,15 e si arriva a Tosi, si rimontano le bici e si parte alle 8,15. Si
va subito in salita su asfalto verso la località Pian di Melosa ed
appena fuori l’abitato si imbocca la forestale. Da prima con un buon fondo in
ripida e costante salita e poi con l’ultimo tratto completamente selciato da
grosse pietre ,
che richiedono una buona tecnica, ci troviamo alla base del bel viale alberato
che conduce di fronte all’ Abbazia di Vallombrosa. Una scalinata sulla
destra attira l’attenzione dei funamboli che si esibiscono in una discesa,
visto
anche che a quell’ora non c’è veramente nessuno e il silenzio è veramente
“assordante”. Dopo le foto di fronte all’abbazia, si prosegue su asfalto
in direzione di Saltino, dopo poche centinaia di metri imbocchiamo
nuovamente una forestale a sinistra ed anche questa sale in maniera decisa e
costante tra altissimi abeti rossi, un vero spettacolo. Il fondo è buono e ben
tenuto anche perché siamo in zona protetta e le sterrate sono sbarrate al
traffico veicolare. Finito il bosco di conifere ci arrivano più raggi di sole ,
siamo nel bel mezzo di una stupenda foresta di faggi che spuntano da uno
spesso tappeto di foglie e Roberto “Il giardinaio” è particolarmente eccitato. In corrispondenza di una sbarra
sorpassiamo una coppia di persone che stanno passeggiando accompagnati dai loro
quattro cani, ci soffermiamo e gli chiediamo di farci una foto in gruppo
.
Si riparte ancora in salita su di una costa abbastanza scoperta che ci permette
di intravedere le antenne che sovrastano la cima del Monte Secchieta,
ancora un paio di chilometri e siamo sul crinale. Il cielo è azzurro,
ma
si riesce appena ad intravedere Firenze, tra la foschia e lo smog che la
sovrasta, peccato perché da lassù la visuale spazia a trecentosessanta gradi.
Facciamo una rapida divagazione seguendo lo 00 in direzione della croce di
Pratomagno per andare a vedere i tre generatori eolici di energia elettrica.
Sono dei pali altissimi con eliche a tre pale mosse dai venti
e viste da sotto fanno veramente impressione. In questo punto il sentiero
è sdoppiato con un dislivello di alcuni metri, ma per fortuna Simone individua
una cosidetta (da Lui) Greppiatina
che ci permette di ritornare indietro senza ripercorrere il sentiero
dell’andata, sul quale era ancora presente un po’ di neve, vi ricordo che
siamo a quasi 1500 metri di altitudine. Prossima fermata il Bar Giuntini che si
trova in corrispondenza della fine della strada asfaltata che giunge da Vallombrosa.
Al bar si fa merenda a base di schiacciata con la mortadella e poi si riparte in
discesa , da prima su asfalto e poi in corrispondenza di un gruppo di case
s’imbocca un sentiero segnato in mezzo al bosco, che in poche centinaia di
metri ci conduce alla Croce Vecchia all’incrocio delle strade che
giungono da Vallombrosa e da Montemignaio . Si scende su asfalto
per pochi metri per rientrare in bosco poco dopo, la discesa è continua e
veloce, ci divertiamo un po’ saltellando e cercando di scansare i numerosi
rami che si trovano sul sentiero. La discesa si fa sempre più tecnica da prima
con un selciato molto rado e poi
con tratti molto sassosi e ricoperti da foglie e rami che hanno reso difficile
la seconda parte della discesa, tant’è che Roberto ci spacca una
camera d’aria.
La
sosta per la riparazione ci da modo di riposare i polsi e di fare qualche
battuta. Ancora giù in single track molto tecnico e bello, con un paio di guadi
.
Raggiungiamo nuovamente l’asfalto in località Taborra dalla
quale si rientra sulla provinciale all’imbocco del paese di Tosi, a poche
decine di metri dalle auto. Così dopo circa quattro ore, trenta chilometri e
970 metri di dislivello in salita ed altrettanti in discesa, possiamo ripartire
verso casa. E’ stata una bella escursione, si è sfatato un mito: non c’era Uberth
e non è piovuto. E pensare che
era anche il giorno 17... alla prossima.
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