Prologo
Come
ogni anno, prima della gita alpina, ci ritroviamo per il cosiddetto
“briefing”, dove il Cap illustra il percorso e da le
direttive generali, in particolar modo a quelli che per la prima volta
si cimentano in un’escursione plurigiornaliera e questa si preannuncia
abbastanza tosta, soprattutto perché pernotteremo fuori per ben 2
notti. Quest’anno il luogo prescelto non è un circolo ricreativo come
lo era stato negli anni precedenti, ma il Caffè Cristallo,
locale “fighetto” per noi rustici bikers di campagna. Comunque sia,
davanti a birre e caffè si sono decisi gli ultimi dettagli perché
tutto sia organizzato al meglio nell’occasione dell’imminente
partenza.
Partenza
Sabato
24 Giugno ore 8.30, il ritrovo è a casa di Ubert dove il furgone
di Mirkino è già stato caricato con la maggior parte delle
bici, altre troveranno posto nei pulmini che Bob-y e lo Yeti
hanno ritirato al noleggio. Con le fiammanti maglie rosse gentilmente
donate dall’amico Sbracino,
sponsorizzate dalla Keim Farben
e personalizzate con il logo della gita, il gruppo dei 19 bikers
(massimo storico) si mette in marcia, direzione Trentino
Alto Adige. La prima sosta è programmata all’area di servizio Secchia
Est dove l’amico Br1 ci sta aspettando, è il ventesimo
partecipante all’escursione. Anche lui viene fornito di maglia rossa e
tutti insieme andiamo nella bolgia dell’autogrill a cercare di
prendere un caffè, cosa veramente molto difficile, vista la presenza di
numerose persone scese dai pullman. Alla fine ci riusciamo e la
ripartenza è veloce, viene deciso un’uscita dall’autostrada in
quanto il servizio info comunica code, ci facciamo un bel po’ di
chilometri sulla strada statale e rientriamo in autostrada fino
all’uscita di Egna-Ora, dove il “frontista”
Coppola, ci conduce presso un
enoteca in quel di Magreid.
La scelta è stata molto azzeccata, i piatti di salumi e formaggi, sono
degnamente accompagnati da vini di eccellenza presentati e serviti dalla
bionda Birghitta (una finlandese amica del Coppola…..). Un
buon caffè nella piazza del piccolo paese e via direzione Campitello
di Fassa. Parcheggiamo gli automezzi nel piazzale
della funivia del Col Rodella,
riassembliamo le biciclette e dopo esserci vestiti con le fiammanti
maglie gumasiane, facciamo la
foto di rito
e via, direzione Rifugio
Micheluzzi. L’atmosfera è serena e scherzosa e le battute si
sprecano, passiamo dalla piccola frazione di Pian,
poche case dalle quali si transita attraverso uno stretto passaggio
.
Appena fuori la strada diventa sterrata e si incrociano diverse
pattuglie di Vigili del Fuoco
volontari che stanno facendo un’esercitazione. Una di queste
pattuglie, a bordo di un Land
Rover, ci incrocia pericolosamente ad alta velocità, nonostante le
nostre segnalazioni, alla guida c’è sicuramente qualcuno che vuole
fare “il ganzo”, ma non ci sembra proprio il caso. Fatto appena
poche centinaia di metri, la prima foratura colpisce il Dr.
Ekx e, mentre si procede alla sostituzione della camera d’aria, ci
accorgiamo che a sud il cielo si è fatto di un colore per niente
sereno. Di lì a poco, infatti, si scarica sul gruppo un grosso
acquazzone che ci accompagnerà fino al Rifugio Micheluzzi. Bagnati e affaticati dalla salita piuttosto
ripida, arriviamo al rifugio, che viene praticamente invaso da noi
occupanti la quasi totalità delle camere. Tra una battuta e l’altra,
si ha modo di conoscere anche qualche personaggio locale, piuttosto
pittoresco, tra cui uno ribattezzato “il
Nocio”, sul quale le battute si sprecheranno nei giorni
successivi. Alle 19.00 la cena ci rimette in sesto, nel frattempo la
pioggia è cessata e dopo aver mangiato si decide una camminata sul
sentiero che la mattina dopo dovremo fare in bicicletta. Nei pressi di
uno steccato, il Cap propone
una seduta di stretching, ma il rude Ubert, in vena di delicatezze, fa crollare a terra il Cap
rischiando di danneggiargli il suo famoso ginocchio malandato. Per
fortuna non accade niente di grave e riprendiamo la passeggiata fino
alla Baita Lino Brach dove
alcuni sostano per una grappa. E’ già quasi buio quando si rientra al
rifugio, si scambia ancora qualche battuta, si gioca a carte e presto si
và a letto.
Domenica
25 Giugno
Per
tutta la notte piove incessantemente e, nonostante le previsioni
annunciano tempo discreto, c’è chi non riesce a dormire per la
preoccupazione. Ben prima della sveglia alcuni di noi sono già in giro
ed alle 7.00 circa la sala colazioni è già invasa dalle maglie
rosso/nero/grigio. Purtroppo sta ancora piovendo e si decide di
posticipare la partenza di mezz’ora
. La scelta è provvidenziale, si
parte mentre sta spiovendo
, si imbocca la Val
Duron in un ambiente surreale di Dantesca memoria
, le nebbie
mattutine si alzano facendoci intravedere le aspre pareti dolomitiche
del Molignon sopra i verdi prati ancora bagnati costellati di piccole
baite e di mucche al pascolo. Appena
passata la Baita Lino Brach
una nuova foratura, I’Mmuschiato
esordisce così alla sua prima uscita ufficiale. La strada che
conduce al Passo Duron è
molto ripida , ma nessuno è in
difficoltà
. Dopo il passo
saliamo al Rifugio
Alpe di Tires, anche questo tratto risulterà piuttosto duro
e
arrivati al rifugio
facciamo una sosta ristoratrice a base di dolci e
caffè. Un gruppo così numeroso è piuttosto raro da vedere in questi
luoghi, infatti i pochi presenti ci guardano come se fossimo alieni, sarà
forse anche per la nostra “esuberanza”. Il sentiero di mezza costa
che parte dal rifugio è molto
bello
, ma preclude ad un tratto a spinta
difficile su sentiero impegnativo
che richiede molta attenzione in
alcuni passaggi
. La soddisfazione è però tangibile quando si arriva
alla quota massima che il nostro giro prevede
. Nel frattempo il sole ha
preso il posto delle nubi
e ci accompagna nel tratto successivo fino al Rifugio Bolzano al Monte
Pez
, piccolo antipasto della lunga discesa che ci aspetta. Da quassù
il panorama è grandioso, peccato che residui di nubi non ci facciano
ammirare appieno le meraviglie che ci circondano. Piccola rampa in
salita e breve sosta al rifugio per l’acquisto delle spillette ricordo
e per indossare l’abbigliamento per la discesa. Tutti pronti si
attende il Capitano che da il
via, permettendo così a I’Pagliai
di guadagnare qualche metro per riprenderci con la videocamera. Un
gruppo di cornacchie si alza in volo per assistere dall’alto alla
nostra partenza
e poi tutti giù in discesa, inizialmente tra i prati e
poi su un toboga sassoso molto impegnativo
. Una sosta
ci permette di “raggrumare” il gruppo e di consentire ai
malcapitati @leador, Mirko, Br1
e Supergiovane (tuffo spettacolare) di leccarsi i danni delle loro
innocue cadute. Ancora giù in discesa
, inebriati da un sentiero
mozzafiato
, facciamo scorrere velocemente le nostre ruote grasse
passando davanti a due mucche che se ne stanno tranquille a godersi il
sole
. Si giunge così alla Malga
Sessel (o Malga Seggiòla), posta in posizione bellissima
. Anche qui il gruppo
irrompe nella pace del luogo ed il gestore si strofina le mani quando
deve servire speck, formaggi, gulasch e birre per tutti. Dopo la
meritata sosta pranzo si continua la discesa sul sentiero tecnico che di
lì a breve entra nell’orrido del Torrente
Sciliar
. Questo è uno dei punti più spettacolari
dell’escursione
, il sentiero scende molto ripido in un susseguirsi di
ponti e passerelle di legno
, interrotti da tratti
sassosi . Bob-y
assaggia subito uno di questi tratti sassosi cadendo quasi da fermo a
causa di una disattenzione, mentre il
Ciappe, che scende a tutto fòo, pizzicotta per ben due volte
consecutive
. Passato il tratto della gola, il sentiero risale
leggermente su un single track sassoso immerso nel bosco
, continuando in
divertente discesa, ma assai più rilassante rispetto a quelle
affrontate precedentemente
. In breve si arriva sui bellissimi prati
della Malga Tuff, dove le
numerose persone ci salutano, alcuni ci fotografano anche
. Qui la
discesa ha due possibilità: la forestale ed un sentiero più tecnico,
alcuni scelgono la prima, ma la maggior parte scende dalla parte più
difficile, dove Bob-Y si “garibarda”
sotto gli occhi di BruceTenga,
una bella botta ma niente di grave. Da qui arriviamo in breve ai Laghetti
di Fiè e quindi all’Hotel
Waldsee, nostro punto di appoggio per questa giornata. L’orario
permette ad alcuni di noi di andare a fare il bagno direttamente nel
laghetto, dove l’acqua è mantenuta a 24 gradi dal fondo argilloso,
altri si tuffano nella piscina dell’albergo. Poco prima delle 19.00 ci
si ritrova sotto la terrazza della dependance che abbiamo occupato, si
fanno i resoconti della giornata e ci si appresta alla cena che ci viene
servita di li a poco da una spilungona cameriera bionda dal nome
inquietante: Dragana! Dopo l’abbondanti libagioni alcuni si siedono in terrazza ad
ammirare il massiccio dello Sciliar che si riflette sulle acque
del laghetto, uno spettacolo degno di silenziosa ammirazione, i colori
del tramonto accompagnano un gruppetto di noi che va a fare il giro
dello specchio d’acqua, un noleggio di barche attira l’attenzione di
Ubert, che stimolato da I’Pagliai, coinvolge anche il Dr.Ekx,
Mirkino e I’Mmuschiato in una disfida a colpi di remo
sulle tranquille acque lacustri. I pochi turisti e gli altri di noi si
godono dalla riva le esibizioni dei cinque che in breve tornano a riva
bagnati fradici, ma ovviamente felici per il fuori programma. Ancora
qualche chiacchiera ammirando la bella barista del chiosco e poi a
letto, ci aspetta l’ultimo giorno di fatiche.
Lunedì 26
Giugno
Abbiamo
chiesto all’Hotel l’anticipo della colazione alle ore 7,30 e
puntualmente il ricco buffet viene assalito dai Gumasiani
affamati. Si parte in orario, qualcuno si ritrova la bici nel
cassonetto, ma viene recuperata senza difficoltà. Il sentiero inizia
dalla parte opposta del laghetto ed entra subito in bosco
, un piacevole
tracciato a saliscendi in single track ci conduce direttamente nel
piazzale della funivia a
Siusi. Abbiamo deciso di fare il tratto fino a Compatsch
seduti nelle cabine della nuova cabinovia e in due/tre alla volta in
breve saliamo alla mèta. Le fatiche risparmiate con l’impianto
meccanico ci permettono di allungare il percorso e ci fanno
piacevolmente scoprire il sentiero per Saltria
dove troviamo una discesa entusiasmante accompagnata da una vista sul Gruppo
del Sassolungo
che lascia senza fiato. Il Capitano
urla di nuovo soddisfatto a squarciagola: “Guardate
dove vi ho portato!”
Le successive forestali ci permettono di
pedalare in scioltezza
e qui possiamo ammirare la splendida forma di BruceTenga, che è accudito passo passo dallo Yeti, e la piacevole compagnia degli amici Br1 e Laguida, che hanno
avuto il “coraggio” di sperimentare di persona un’avventura
gumasiana. Il tratto che sale sotto il maestoso Sassopiatto
si può fare ad “andatura libera”
, ma nessuno inizialmente ha voglia
di fare alle corse
. Solo nel finale ci si da vera battaglia e svariate
vicissitudini, fra cui una squalifica ed una rinuncia alla volata,
incoronano Mirkino l’Alligator come “King
auf den Zallinger”. Ci fermiamo al rifugio Zallinger,
molto affollato dai turisti che giungono qui oltre che a piedi anche con
una seggiovia e con una strada forestale. Facciamo uno spuntino a base
di dolce e caffè , prima di affrontare il durissimo tratto che collega
lo Zallinger al Rifugio Sassopiatto. Si tenta di fare il
tratto sui pedali , ma la maggior parte di noi riesce solo a fare brevi
tratti per poi scendere e spingere la bici. Viene ingaggiata una sfida
tra I’Pagliai, il Cap, Full Contact
e Mirkino che deve onorare gia da subito il fresco titolo
di “King”, anche un silenzioso @leador riesce a
fare il tragitto in sella, anche se a tratti. La ripida salita finisce
proprio di fronte al Rifugio Sassopiatto , sotto l’omonimo
massiccio , questo rifugio era già stato mèta di un’escursione nel
2001, allora eravamo solo in cinque. Dopo esserci raggrumati, si
scendono le poche centinaia di metri
fino alla Malga
Sassopiatto dove dovremmo mangiare….ma le informazioni che abbiamo
risultano errate: alla malga non c’è nessun servizio di ristoro, in
compenso la confusione che facciamo sveglia un “incacchiato” malgaro
che si affaccia da una minuscola finestra e ci redarguisce, e zitti
zitti attraversiamo il cancello che ci inoltra verso il sentiero in
discesa. Anche qui decidiamo di farlo tutto d’un fiato fino in fondo .
Il sentiero è bello e tecnico , ne fa le spese il Supergiovane
che pizzica un copertone e viene lasciato da solo a ripararlo, mentre
gli altri continuano imperterriti ed entusiasti la discesa
che ci
condurrà a chiudere il giro proprio di fronte al Rifugio Micheluzzi.
Poco prima, uscendo dal bosco, ci siamo ritrovati nel bel mezzo di un
gruppo di Yak , animali originari delle montagne himalayane e portati da
queste parti da Reinhold Messner.
@leador non trova di meglio che forare proprio nel mezzo a questi
animali che ad un primo contatto sembrano molto arrabbiati, ma si sono
rivelati poi molto bonari, un po’ meno i loro allevatori che non hanno
gradito la sosta (forzata). Una volta raggrumati di nuovo, scendiamo al
rifugio, dove arriviamo molto affamati ed i simpatici gestori ci
accolgono ancora una volta a braccia aperte facendoci gustare le loro
specialità, anche le simpatiche cameriere si divertono un sacco
sentendoci parlare nel nostro toscano. Con grande tristezza risaliamo in
bici per l’ultima discesa su Campitello, i freerider scendono
da una variante della forestale, che si rivela alquanto ripida e per
loro estremamente divertente, tant’è che al termine di questa tutti
arrivano a braccia alzate come in segno di vittoria. Il Ciappe e DuccioDis
però si esibiscono in spettacolari cadute con inoltramento nella
vegetazione, facendo preoccupare il resto del gruppo che non li vedono
arrivare. Ristabilito il gruppetto, scendiamo tranquillamente
fino al
piazzale della funivia dove ci attendono i nostri automezzi e coloro che
hanno evitato l’ultima variante. Dopo esserci cambiati, si riparte
verso casa con le radio che trasmettono una sonnolenta Italia
– Australia ai mondiali di
calcio, sostiamo a Secchia Ovest
per lasciare il nostro compagno modenese Br1, ci facciamo uno
spuntino e l’ultimo tragitto verso casa. E’ finita anche questa
avventura che rimarrà nei nostri occhi per lungo tempo ancora, ma come
sempre nessuna nuova escursione cancella le precedenti: ogni esperienza
a suo modo è unica e particolare ed anche quest’anno lo è stata.
Partecipanti
(in ordine sparso): Bob-y “o’prsdnt,
cassiere e pilota”; Ubert(h) “il guastatore”; FullContact
”aiuto guastatore in incognito”; il Dr.Ekx
“sempre una personcina perbene”; Mirko
“il King auf dem Zallinger”; Ciappe
“stiacciasassi”; Ciano
“ZioBanshee”; Antonio
“il frontista”; Laguida
“frontista forestiero”; Br1
“il barba”; Yeti “pilota ufficiale e Brucetenga’s sitter”;
BruceTenga “i’nìni
dello Yeti”; I’Pagliai
“cameraman ufficiale”; I’Mmuschiato
“esordiente”; DiccioDis
“disubbidiente”; Giardinaio
“biotopo”; Donatello
“il gemello di Donatello”; Supergiovane
“klaus dibiasi”; @leador
“fotografo non ufficiale”; Capitano
“ma ‘ndove v’ha portato?!”
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