Ronda
Sesvenna
Attraverso
le gole della Val d'Uina tra Italia e Svizzera
Primo Giorno: Sabato 25
Giugno
Ci
siamo, è arrivato il giorno della partenza, fino all’ultimo abbiamo
sperato tutti che Renzo il Cap fosse dei nostri, ma un evento
luttuoso ha colpito la sua famiglia e purtroppo non potrà partire, per
questo il gruppo non è al massimo dell’euforia, come di solito si è in
queste occasioni. Alle 9,30 in punto la carovana, composta da due pulmini
a 9 posti e da un furgone con le biciclette , si avvia in direzione dell’Alto
Adige, destinazione Malles in Val Venosta. Sull’auto 1
ci sono: Bob-y, Super G, C’aV, Banda,
FullContact, Donatello e lo “Straniero” Massimo
subito ribattezzato “Sbracio”. Sull’auto 2 ci sono: Ubert,
I’Pagliai, Tomacche, i’Giardinaio, Duccio Dis,
Ciappa e gli “Stranieri” Antonio e Claudio
(ribattezzato “Dirigente”). Sul Furgone ci sono: lo Yeti ed
il Dr. Ekx. La prima
sosta è a Mantova, dove si dovrebbe mangiare il cocomero che Ubert
ha gentilmente donato (visto che quest’anno non erano disponibili i
campionari di pandori e panettoni), ma la mancanza di coltello non ci ha
permesso la “colazione”. Strada facendo si decide la sosta pranzo a Rovereto
presso la Pizzeria Tre Pini che ci mette a disposizione la TV per
vedere il Moto GP. Dopo la ricca mangiata ci rimettiamo in moto, durante
il tragitto verso Malles, il tempo fa un po di capricci con alcuni
acquazzoni che ci fanno leggermente preoccupare per i giorni successivi.
In prima serata arriviamo all’ Hotel Tyrol, dove la proprietaria
ci accoglie con la caratteristica ospitalità altoatesina, quindi si
assegnano le camere e si decide di trascorrere il tempo che ci separa
dalla cena, andando a fare una visita turistica nella vicina
Glorenza,
un piccolissimo ed antico insediamento
completamente cinto da una cinta mura ancora integra. Anche qui il tempo
ci regala qualche goccia di pioggia e niente di più. Cena in Hotel e
passeggiata in centro, al dire il vero scarsamente popolato visto che in
questo periodo molte attività osservano giorni di chiusura per ferie
prima dell’inizio della stagione turistica. Non rimane che andare a
letto in vista delle fatiche che ci aspettano.
Secondo giorno:
Domenica 26 Giugno
La
partenza è fissata per le ore 9,30 e viene rispettata in perfetto orario,
foto di rito,
ultimi ritocchi alle bici
e…viaviaviavia si parte
direzione Clusio su asfalto fino ad intercettare la ciclabile che
costeggia il corso del fiume Adige,
si segue in leggera ascesa
fino
a Burgusio, si attraversa il paese proseguendo avanti verso il
Lago della Muta. A questo punto la ciclabile continua in direzione del
Lago di Resia, noi imbocchiamo la strada in salita asfaltata che
subito diventa sterrata
e corrispondente al segnato 4 fino al
laghetto Faulsee. Qui facciamo una breve sosta per
“raggrumarci” ed alla ripartenza avviene l’errore, infatti al
tornante successivo viene il dubbio se seguire la principale oppure
deviare verso sinistra. L’assenza del Capitano, la mancanza di
segnaletica chiara e l’aspetto poco transitato della strada, ha convinto
il gruppo a proseguire sulla principale. Si sale decisamente transitando
accanto ad una chiesetta (St.Martin) , dopo poche curve uno spiazzo
ed un ponte sul torrente invitano ad una nuova sosta, qui la strada
presenta una notevole impennata che comunque viene superata da tutti noi,
si prosegue ancora in salita molto meno ripida e la strada diventa sempre
più stretta fino a quando si apre davanti alle nostre ruote artigliate
una meravigliosa valle verdissima con notevoli fioriture di rododendri ed
il torrente che la taglia longitudinalmente: un paesaggio paradisiaco
!
Alla fine di questa meraviglia, si attraversa il torrente e si sale
decisamente su per i tornanti
fino ad una piccola costruzione dove alcune
persone ci salutano amichevolmente, per nostra convinzione siamo molto
vicini alla Plantpatschutte (da noi subito rinominata
Pastasciutte), ovvero la mèta dove dovremmo consumare il pasto. la
strada spiana attraversando un piccolo bosco dove Tomacche e I’Pagliai
hanno un incontro ravvicinato con una vipera, si vedono già le
costruzioni della malga. I primi arrivati sono già seduti ai tavoli
esterni , si susseguono gli arrivi e le nostre facce soddisfatte sono tutte
un programma, ci si spoglia e si mette ad asciugare le maglie direttamente
su un parapetto che si affaccia sulla valle sottostante , i gestori della
malga ci portano dei ricchi piatti di speck e formaggio (fatto
direttamente lì) birra e bicchieri di latte appena munto… ma comincia
ad insinuarsi un dubbio, in particolare al Giardinaio : “ma
gli impianti di risalita dove sono ?” “ Siamo sicuri di aver fatto la
strada giusta?“ Fuori
le carte e subito le verifiche insieme al casaro che lapidario ci dice : “
Questa è la malga Obersdorfer, questa è la valle Obersdorfer”.
Siamo nella valle a nord
rispetto a quella che dovevamo fare. A questo punto si cerca
l’alternativa che viene subito trovata, si prosegue lungo il sentiero 8
nella valle fino al passo Auf dem Maüerle
(2338 mt.) per proseguire in quota fino ad intercettare il sentiero
8A che proviene dalla Plantpatschutte e conduce al Rifugio
Sesvenna, nostra meta odierna. Il casaro ci avverte che l’ultima
parte non è pedalabile e dopo la parte in leggera salita tra i prati ed
il torrente , facciamo circa 2 chilometri a spinta
fino al passo e questo
sarà il punto più alto della nostra escursione . La sosta è obbligata,
sia per il meritato riposo sia per lo splendido paesaggio che ci circonda,
una completa immersione nella natura dove le uniche presenze “anomale”
siamo noi con le nostre bici ed un recinto elettrificato per gli animali.
La tabella di marcia viene rispettata, di nuovo in sella per percorrere
quello che per la maggior parte di noi è stato il tratto più esposto
dell’escursione: il sentiero 8A , uno strettissimo single track
che taglia di netto il lato sud-ovest del Monte Watles
per alcuni
chilometri, con brevi saliscendi e con un ultimo tratto di discesa decisa
verso il laghetto adiacente al rifugio Sesvenna, che appare da
lontano adagiato in testa alla Valle Slingia . La valle scorre a
sinistra molti metri sotto di noi, sul sentiero alcuni pedoni ci
costringono a fermarci per dare loro
la precedenza che gli spetta di diritto sui sentieri di montagna.
Alla fine giungiamo soddisfatti al rifugio (2256 mt.), qui prendiamo
possesso delle camere che avevamo prenotato, la meritata doccia e il
ritrovo ai tavoli esterni per un bel bicchiere di birra o un immancabile
radler. A dire il vero un paio di noi (Antonio e Sbracio) hanno
avuto il coraggio di tuffarsi nel laghetto nei pressi del rifugio, un
gesto da apprezzare visto che l’acqua proviene direttamente dalla neve
poco sopra. In attesa della cena, un piccolo gruppetto va in
perlustrazione salendo a piedi verso il Passo Slingia ed anche qui
il paesaggio è paradisiaco: ruscelli, laghetti e prati circondati dalle
cime rocciose che ancora presentano chiazze di neve, si intravede anche il
recinto che segnala il confine di stato tra Italia e Svizzera.
Il gruppetto rientra in tempo per la cena, notiamo con piacere che il
rifugio è mèta di molti bikers, anzi possiamo dire che la maggior parte
degli ospiti è arrivata con le mountain bike. La stanchezza si fa
sentire, i chilometri sono stati solo 22, ma molto impegnativi, per questo
saliamo abbastanza presto in camera e guardando dalla finestra il
tramonto, sogniamo il giorno successivo.
Terzo giorno: Lunedì 27
Giugno
La
sveglia sarebbe fissata alle 6.30, ma Ubert pensa bene di svegliare
tutti prima delle 6.00, in realtà siamo quasi tutti già svegli e questo
ci permette di anticipare la partenza alle 7.30 . Sotto uno splendido sole
salutiamo il Rifugio Sesvenna e ci dirigiamo verso Passo Slingia
(2311 mt.) sul single track in invitante saliscendi fino al confine,
espatriamo in Svizzera
ancora in veloce su e giù
fino a dove la
valle si stringe ed il cartello delle avvertenze ci avverte dei pericoli
che potremmo incontrare nell’attraversamento delle Gole della Val
d’Uina, la mèta principale della nostra escursione. Uno sbarramento
di massi ci obbliga a scendere dalle biciclette: inizia la discesa nella
gola, il silenzio ci pervade, lo spettacolo è impressionante
, le foto che
avevamo visto non rendono minimamente l’idea di quello che stiamo
vedendo , una vera meraviglia della
natura . La bellezza di questo sport, di
questa passione è anche questo, poter raggiungere luoghi di questa
portata, che le parole non potranno mai descrivere. L’opera dell’uomo
in un passato ormai lontano, ci permette di ammirare con estasiato
rispetto questo spettacolo unico. Un taglio profondo nel cuore della
roccia in ripida discesa , si percorrono così le poche centinaia di metri
che ci introducono nella Val d’Uina, le numerose soste sono
obbligate dalla necessità di fotografare e filmare tutto ed anche per
permettere il transito in sicurezza del sentiero . In alcuni tratti manca
del tutto la protezione, ma constatiamo essere in riparazione, infatti
poco dopo incontriamo operai che stanno salendo al lavoro. L’ultima
piccola galleria ci fa abbandonare la gola vera e propria, il sentiero
scende ancora ripido
fino ad un piccolo ponte provvisorio sul torrente, da
qui il single track diviene di nuovo pedalabile . In sella e via in discesa
a scaricare l’adrenalina immagazzinata nell’attraversamento della
gola, si scorre in mezzo alla fitta vegetazione fino ad una malga dove il
sentiero diventa una larga forestale. Durante la lunga discesa incrociamo
alcuni escursionisti a piedi ed anche alcuni bikers. La corsa ha termine
nel paesino di Sur En, proprio sulla ciclabile che imbocchiamo a
sinistra, direzione Scuol, una bella pista ben tenuta che
attraversa un fitto bosco di fianco al fiume, nei pressi del paese diventa
asfaltata e si immette sulla strada principale. Seguendo le indicazioni
per San Jon e San Charl in breve arriviamo ad una deviazione
la salita asfaltata ci immette nella valle di San Charl, procedendo
in continua ascesa sempre di fianco al torrente, la strada diventa
sterrata , alcune brevi soste e ancora avanti fino al villaggio di San
Charl, poche costruzioni ben tenute ed accoglienti dove la sosta è
obbligata, ci sediamo ai tavoli di un locale dove una procace bionda
cameriera ci serve ben volentieri e via con fette di dolce, panini,
gelati, birre, caffè, bibite ecc. ecc. La fatica, il caldo e la cameriera
vestita in maniera tipica, ma molto ammiccante, ci inviterebbero a
rimanere seduti. Dobbiamo salire nuovamente in sella, riforniamo le
borracce alla fontana della piccola piazza e via ancora in salita, qui la
strada è diventata più stretta e particolare torrenti e ruscelli, prati
immensi e fioriture multicolori rendono il paesaggio paradisiaco , sulla
strada solo mucche al pascolo e pochi escursionisti, una piccola stalla e
niente altro. A 2139 metri c’è la Malga Astras, la sosta per
raggrumarci è obbligata, si stendono le maglie al sole e si gusta un buon
bicchiere di latte appena munto. Siamo fermi da un po’ di minuti, ma il
Ciappe non si vede ancora, con la radio cerchiamo di parlarci e lui
risponde da lontano, ancora non è in vista (nonostante si veda buon
parte della vallata) . Dopo alcuni minuti la sua sagoma appare in fondo
al sentiero e piano piano arriva alla malga, breve sosta anche per il
Ciappe e via attraverso un bel single track in leggera salita
attraversando un tratto con vegetazione bassa direzione Passo di
Costainas (2253 mt.) che
raggiungiamo in breve . A questo punto inizia la discesa
verso la valle di Münstair,
in corrispondenza del piccolo paese di Lü
la strada ritorna ancora
asfaltata attraversiamo il paese, facciamo una breve deviazione
fuoristrada per “tagliare” un tornante e, prima di rientrare
sull’asfalto, Ubert si esibisce in un garibardamento seguito a
ruota da Sbracio che sembra cadere più per solidarietà che a
causa del masso nascosto tra l’erba. Si rientra sull’asfalto verso Lusai
e dopo poche centinaia di metri in corrispondenza di un tornante
imbocchiamo una sterrata a sinistra che ci condurrà a Münstair,
passando dal villaggio di Craistas. Risparmieremo così
alcuni chilometri di asfalto, ma questo sarà il cosiddetto "colpo di
grazia", le nostre ultime forze vengono spese per salire i circa 200 metri
di dislivello. Finalmente la discesa a capofitto fino ad intercettare la
bella e veloce pista ciclabile
che costeggia la strada statale
attraversando i campi di erba dove incrociamo un coppia di bikers che
avevamo trovato al mattino appena scesi dalle gole della Val d’Uina.
A Münstair ci
immettiamo sulla strada principale dove nuovamente incontriamo la
“civiltà”, auto, moto e camion. Attraversiamo la frontiera
e siamo
nuovamente in Italia, il percorso iniziale prevedeva che
imboccassimo il sentiero 9 lungo il fiume, ma le molte ore di sella
ci convincono a proseguire sulla strada asfaltata principale fino al bivio
per Laudes e da qui fino a Malles. Raggiungiamo l’Hotel
Tyrol alle 16,40 circa, dopo 74 km e 6,24h di sella. La soddisfazione
è palpabile, siamo riusciti in quella che consideriamo una vera e propria
impresa. La proprietaria dell’ Hotel ci ha cortesemente lasciato le due
camere più grandi possiamo così fare una bella doccia rinfrescante, ci
rimangono da mangiare ancora i due cocomeri che avevamo portato e lo
facciamo con soddisfazione nel giardinetto dell’ Hotel
. Caricato tutto,
bici e bagagli ripartiamo per il ritorno a casa, la sosta cena la facciamo
alla fabbrica della Birra Forst vicino a Merano, con carne
alla griglia, patatine e birre a fiumi
, ci rifocilliamo bene bene ed alle
20.00 circa siamo in cammino definitivamente verso casa.
Conclusione:
A
detta di tutti i partecipanti l’escursione è stata da voto massimo per
bellezza di percorso e di paesaggio, la buona sorte ci ha seguito anche
per il meteo, che non era stato annunciato buono ed invece è stato
splendido, la compagnia è stata splendidamente unita anche con i nuovi amici che hanno
condiviso lo spirito gumasiano, ci è mancato solo una cosa, la presenza
di Renzo il Cap.
Racconto : Bob-Y supervisione Cap
Per vedere le foto ciccare su 
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