Il Pratomagno


Effettuata il 23 marzo 2003

Come al solito la partenza è fissata molto presto, anche perché oggi è previsto il rientro nel primo pomeriggio. I “soliti” gumasiani sono in nove, Capitano,  Bob-y, Giardinaio, Cecconi, O-mar, Ubert(h), I'Pagliai, DuccioSax, Cugin'aVicius (Paciscopi) ed in più, per la prima volta in una escursione ufficiale, I'Franceschini e Spiaccicaragnoli. Riusciamo a sistemarci in tre soli automezzi: iIl Transit del Franceschini, sul quale carichiamo sei biciclette e molte borse, mentre le altre mtb vanno sull' Ulysse del Giardinaio e sul nuovo mezzo messo a disposizione dalla coppia Pagliai/Ubert(h), un Caravelle 4x4 molto capiente e veloce. Mentre uno splendido sole si alza nel cielo pulitissimo, si raggiunge Vallombrosa dove imbocchiamo una strada senza sfondo, per colpa di un errata indicazione di Bob-y. Prontamente corretto l'itinerario, saliamo verso il Monte Secchieta, ma già dai primi tornanti dietro l'abbazia , si nota ai lati della strada la presenza di cumuli di neve. Si arriva in breve al Bar Giuntini (1430 mt.)  e appena mettiamo la testa fuori del finestrino, ci accorgiamo di quanto si bassa la temperatura e di quanto la sensazione di freddo sia accresciuta dal forte vento di tramontana che spazza il crinale, (una misurazione effettuata dal Bob-y da una temperatura di 4,7 gradi). Siamo tutti un po’ perplessi, specialmente chi non ha portato capi di abbigliamento invernali, ci vestiamo al riparo dei mezzi e alle 8,20, dopo la foto di rito,  partiamo verso sud est sulla strada carrabile che corre parallelamente al crinale sul versante orientale del Pratomagno . La strada, inizialmente pianeggiante, scende adesso su fondo ghiacciato e pertanto molto secco e duro. I cumuli di neve che nel primo tratto fiancheggiano la sede stradale, ora cominciano ad attraversarla e noi siamo costretti a salirci sopra, ma la consistenza e tale che non ci sono grossi problemi. Dopo pochi chilometri  il Franceschini accusa una foratura, probabilmente una spina di vecchia data ha portato a termine la sua opera, aiutata dal fondo molto duro. Prontamente riparata, si continua in leggera discesa verso il Varco di Reggello (1346 mt.), dove la strada passa accanto al sentiero di crinale 00, qui la temperatura è accettabile ed allegramente si affronta l'attraversamento di lunghi tratti di strada coperta di neve, ma pedalabile, perché indurita dal freddo. L’entusiasmo è alle stelle, nessuno si aspettava di trovare così tanta neve ed è un’esperienza nuova per tutti. O-mar si diletta nella sua nuova veste di cineoperatore, fermandosi ogni tanto a filmare il gruppo in transito, mentre Spiaccicaragnoli ci delizia con uno spettacolare volo d’angelo, dopo che la sua ruota anteriore si era impuntata in un cumulo di neve più dura. Dopo circa dieci chilometri, raggiungiamo la strada che scende verso il paese di Cetica,che ignoriamo, mentre il nostro percorso comincia a salire e la neve  copre integralmente la sede stradale con il sole che comincia a scioglierne lo strato superficiale. Il gruppo comincia ad allungarsi ed Ubert(h), nonostante continui a lamentarsi del suo “enorme” peso, riesce a tenere il passo dei più leggeri “stambecchi” Pagliai, O-mar ed il Capitano. La pedalata si fa sempre più faticosa e le ruote affondano costringendo molti di noi a lunghi tratti a piedi. Questo ci fa ritardare sulla tabella, ma non possiamo fare altrimenti. In un tratto bene assolato ci "Raggrumiamo" ed allegramente passiamo alcuni minuti tra snack, merendine, foto ecc. ecc. L'ultimo tratto prima del Poggio Varco di Castelfranco (o Poggio ai Gioghi)( mt. 1480) è veramente difficile per la neve morbida che ci fa affondare ed anche per la ricomparsa del vento gelido che praticamente ci spinge dentro la galleria che attraversa il crinale e permette il passaggio dal lato Casentinese a quello del Valdarno. Dalla parte opposta ci ripariamo dal freddo  e ci apprestiamo a salire sul sentiero di crinale 00 che porta  alla Croce di Pratomagno (1591 mt.) e questo è il tratto che ci ha provato maggiormente. Dall'imbocco della galleria sul lato orientale, si sale  decisamente a piedi praticamente su una lastra di ghiaccio, subito dopo il sentiero, ricoperto di erba, sale ancora maggiormente con pendenza veramente dura, il cammino è reso impossibile dal vento gelido che a momenti rischia di sbatterci a terra, ma più che altro ci riduce a pezzi di ghiaccio. in vista dell’antenna sul M.Pianellaccio, il sentiero si fa pedalabile e qui il vento ci spinge letteralmente fino alla sommità dove si intravede la punta della croce, la nostra méta. Gli ultimi metri si fanno quasi in stato d'incoscienza. L'enorme croce in ferro, mostra dal lato occidentale un muretto, quanto mai provvidenziale e preso d'assalto da tutti noi che ci stringiamo per rientrare tutti nel "cono" di copertura. Si fanno le foto, si mangia qualcosa, non ci possiamo gustare il panorama che da un lato mostra la valle Casentinese dell'Arno e dall'altra l'Alto Valdarno. Prontamente si riparte in discesa ripercorrendo il tratto che abbiamo fatto in salita. La cosa è quanto mai difficile, la forte pendenza, il fondo ghiacciato ed il vento imponente, rendono impossibile fare qualsiasi azione, non si riesce nemmeno a tenere gli occhi aperti. Quelli con le full, tra cui Giardinaio, Cugin’aVicius ed il Cecconi riescono a fare tutto il tratto in bici, seguiti da Ubert(h) con la front, che vuol ricandidarsi ad “Omo Cignale” anche per il 2003! Riattraversiamo  nuovamente la galleria per rifocillarci e tentare di scaldare un minimo le parti che maggiormente hanno sofferto, mani e piedi in primo luogo, ma anche la faccia e le orecchie di quelli che non hanno la fascia protettiva. O-mar cade su una lastra di ghiaccio all'imbocco della galleria, la caduta lascia segni sulle sue gambe scoperte. Il Franceschini tenta di bere dalla borraccia, ma l'acqua ha formato una candela di ghiaccio ed è costretto a svitare il tappo, mentre il Capitano continua ad urlare di dolore, perché gli si sono congelate le punte delle dita. A questo punto si deve prendere una decisione: il programma originario prevede il ritorno sul sentiero di crinale, ma la presenza del forte vento non ci convince e decidiamo di ritornare dalla strada che abbiamo fatto all'andata. Se nel tragitto di andata la neve aveva faticosamente permesso di pedalare, al ritorno la cosa non è delle più facili, la discesa è molto divertente, costellata da sbandate ed innocue cadute sulla neve oramai resa morbida dal sole, ma quando la strada ricomincia a salire, la difficoltà maggiore risulta quella di pedalare nella neve morbida e quindi ci costringe a lunghi tratti a piedi, mentre nei pezzi senza neve, la pedalata è faticosa a causa del terreno allentato dalla neve che si sta sciogliendo. Quello che ci sembra più in difficoltà in questo tratto è DuccioSax, ma va capito, lui è uomo di mare e non è avvezzo alla neve! Si percorrono così gli ultimi chilometri di salita prima di raggiungere nuovamente le auto sul Monte Secchieta, passando accanto ai tre giganteschi generatori eolici con le loro pale alimentate dal forte vento. Ci rivestiamo di "abiti civili" e ridiscendiamo verso Vallombrosa, dove troviamo il tempo di farci delle belle fette di pane e Nutella®, che il Cecconi ha portato e,  nonostante il freddo abbia ridotto la gustosa crema ad un blocco più adatto ad essere tagliato che spalmato, riusciamo comunque in qualche modo ad abbuffarci. Possiamo considerare chiusa questa nuova escursione, anche se non è andata come avremmo voluto, è pur sempre una esperienza bella e positiva, aspettiamo ansiosi le foto ed il video che O-Mar ha girato.

 

Resoconto Bob-y e Capitano , cliccando su si vedono le foto scattate da "Bob-y", " I'Pagliai" e " Giardinaio"