Valle dell’Orsigna e Foresta del Teso


 

Effettuata il 26 Ottobre 2003

La gita dell’ora solare chiude la stagione delle escursioni “ufficiali”, cioè quelle programmate all’inizio dell’anno. Quest’anno andiamo sulla Montagna Pistoiese, dopo che gli anni passati era toccato al Monte Serra ed alla Calvana. L’appuntamento è per le ore 6.00 alla Corte dei Dolci e l’aria del primo mattino è piuttosto fredda, 3/4 gradi circa. Dopo un estate così “torrida”, non siamo ancora ben abituati alle basse temperature! Fino al Sabato precedente erano previste  sette presenze: Lucchino, Yeti, DuccioDis, Bob-Y, FullContact, Mirko e Vicius, ma all’ultimo momento si sono aggiunti  il Cecco e un nuovo aggregato: Alfonso, detto Fonzi”. Al momento di caricare le bici però, ci accorgiamo di essere in 10 anziché 9, come da conteggio matematico. La colpa è del Capitano che  non si era contato tra i presenti, ma tutto si risolve caricando la bici “in eccesso” sulla macchina dello Yeti. Dopo la colazione le tre auto si avviano verso la mèta, l’alba ci mostra i primi raggi di sole che rallegrano la comitiva, anche se la temperatura, come già detto, è piuttosto rigida, specialmente quando transitiamo da Pontepetri il termometro segna –3° (sigh!) Arriviamo a Pracchia (alt. 603 mt.) luogo di partenza dell’escursione, parcheggiamo nel piazzale della stazione ferroviaria all’inizio del paese per chi proviene come noi da Pistoia. Con largo anticipo sul previsto, ci vestiamo con indumenti “pesanti” ( temperatura gradi 1) e ci avviamo sulla strada principale (statale 632) in direzione di Porretta Terme. Al primo ed unico bar aperto ci riscaldiamo con caffè e tè caldo e ci facciamo la foto di rito  . Ancora avanti per poche decine di metri fino al bivio verso Orsigna. La strada su asfalto nuovo, sale con pendenza pedalabile e, poco dopo, il sole che sbuca tra i rami degli alberi  aiuta a scaldarci. Si attraversa il ponte Santetto sul torrente Orsigna che scorre nella valle che stiamo risalendo. Si prosegue tra battute scherzose e richiami all’attenzione per le numerose auto che stanno transitando sulla nostra strada, seguiamo i cartelli gialli che indicano il Rifugio Porta Franca, sempre su asfalto, fino a quando arriviamo ad un bivio (sulla sinistra in basso Fonte di San Camillo) dove imbocchiamo una sterrata a sinistra che sale immersa in una bellissima foresta di faggi che hanno già le foglie di un bel colore giallo/rosso e che danno all’ambiente uno stupendo aspetto autunnale . Facciamo la salita ad una buona andatura, fermandosi ogni tanto per permettere a Bob-y di scattarci qualche foto , di gustarci il panorama e le merendine ed al Vicius di gonfiare la sua Tubeless che sperde da qualche parte. Dopo circa 6 km su un buon fondo sterrato ed alcuni tornanti, giungiamo ad uno spiazzo (alt. 1400 mt) dove si trovano parcheggiate molte auto, probabilmente di escursionisti o cercatori di funghi e castagne. Sulla destra si trova un rifugio forestale di fronte al quale ci fermiamo sia per la riparazione di due forature di Vicius e di Bob-Y, che per scattare qualche foto con i residui della nevicata del giorno precedente, mentre il Capitano va a cercare il sentiero da percorrere, che non è molto evidente. Si riparte imboccando la sterrata in discesa che fiancheggia sulla destra una costruzione con laghetto contrassegnata dai segnali CAI 35, poco dopo la sterrata si inserisce in una mulattiera selciata, si tratta di una vecchia strada di collegamento tra le valli di Maresca e di Orsigna . Si pedala con le ruote immerse nel fogliame caduto dai faggi e bisogna porre molta attenzione, perché sotto lo strato morbido ed in alcuni tratti ricoperto da un sottilissimo strato di neve,  si annidano insidiose pietre e rami che causano anche la caduta di Vicius, per fortuna con nessuna conseguenza. In alcuni passaggi  siamo costretti a spingere la bici , ma la mulattiera è senza dubbio il tratto più bello dell’intera escursione, un single track tra i faggi con molti passaggi costruiti su muretti a secco . La mulattiera si immette alla fine sul sentiero che collega Casetta Pulledrari al Rifugio del Montanaro e che prosegue verso il Lago Scaffaiolo. Da questo punto (alt. 1460 mt.) iniziamo la discesa, ci proteggiamo dal freddo e ripartiamo, subito però, Fonzi pizzicotta una ruota e dobbiamo fermarci per la riparazione. Numerosi escursionisti a piedi stanno salendo ed incuriositi si soffermano a vedere l’operazione. Si scende decisamente fino al passo della Pedata del Diavolo (alt. 1347 mt), da qui imbocchiamo il sentiero n° 3 su una larga discesa, molto bella, immersa tra giganteschi faggi dove il Cecco si esibisce in una innocua caduta, fino a raggiungere la strada asfaltata che collega Maresca a Casetta Pulledrari . Dopo una sbarra transitiamo su un tratto asfaltato per circa un chilometro e mezzo in discesa ed il freddo ricomincia a farla da padrone fino a che non imbocchiamo a sinistra una nuova, ampia sterrata in falsopiano. Dopo aver superato di nuovo una sbarra, la strada corre quasi in piano sul fianco della montagna e su questo tratto “l’anima bitumara” di Lucchino prende il sopravvento e si percorrono circa 4 chilometri ad un andatura da “Avanesi”! Dopo di che il sentiero si  restringe, ricomincia a scendere ed il fondo presenta una copertura di erba che lo rende molto bello da vedere e da percorrere. Qui Mirko può provare la sua nuova forcella, ma soprattutto la sua nuova gomma Alligator, che gia per ben due volte lo porta a casa senza forare, cosa eccezionale per lui! Dopo circa 6 chilometri dalla sbarra, si prosegue a sinistra su una nuova sterrata in discesa che si addentra in un fitto bosco di abeti, durante questa discesa il Capitano pizzica una ruota e mentre lui effettua la sostituzione della camera d’aria, il freerider Vicius “taglia” il tornante transitando tra gli abeti, seguito da DuccioDis e da Fonzi. Poco più in basso altri di noi aspettano sotto i raggi del sole che si sono fatti abbastanza rari, mentre FullContact si addentra a piedi tra i castagni alla ricerca di funghi, ma con scarso successo. L’escursione sta per finire e gli animi sono più rilassati . Si riparte facendo gli ultimi chilometri su sterrato percorrendo gli ultimi ripidi tornanti che ci immettono sulla strada statale, in corrispondenza di una grossa costruzione abbandonata .  Non contenti, andiamo in perlustrazione per vedere se c’è ancora sterrato ed i soliti freeriders vanno verso il torrente che scorre poco sotto per cimentarsi nell’attraversamento di un guado, ma Fonzi ci infila un piede all’andata e tutti e due al ritorno !  Gli ultimi chilometri li percorriamo su asfalto verso Pracchia,  costeggiando il torrente e un tratto della vecchia ferrovia Porrettana, della quale ci sono numerosi “residuati”, infatti di fronte alla vecchia stazione ci facciamo l’ultima foto   prima di ripartire per il ritorno. La sosta al Bar di Cireglio è d’obbligo, dato che sono ormai quasi le 13, cioè le 14 dell’ora legale, quindi abbiamo un certo languorino allo stomaco. Dopo un po’ di schiacciatine e qualche caffè, ripartiamo finalmente alla volta di casa. E’ stata una escursione “tranquilla” senza grosse difficoltà che ci ha permesso di conoscere una nuova zona della Toscana, il tempo atmosferico ci ha “graziato” dopo la brutta giornata dell’escursione in Garfagnana.

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