
IL
MONTE AMIATA
Effettuata
il 27/09/2004
I
partecipanti e le preoccupazioni
Ritrovo alle 6,15 al Bar
Leonardo. I partecipanti sono 11: Bob-y, Dante, I’Pagliai,
Avanòi, Vicius, Mario & Ugo Cross, I’Capitano,
C’aV, Giardinaio e Ciappellone, siamo tutti
pronti per la colazione e la partenza con 4 vetture. Guida la carovana MarioCross
che ci conduce attraverso le strade della Valdelsa, la superstrada
per Siena e la via Cassia fino ad Abbadia San Salvatore.
Poco prima del nostro arrivo, dal walkie talkie in mano al Giardinaio,
il Cap ci avverte che sarà con noi anche un biker locale, Federico
(Kiko5) conosciuto dal Cap sul Mtb Forum. Dopo
aver oltrepassato SanQuirico d’Orcia, la sagoma inconfondibile
dell’ex vulcano Monte Amiata, ci fa da sfondo, ma nonostante il
cielo quasi completamente sereno e soleggiato, la cima è avvolta in una
nube termica abbastanza spessa e che ci fa preoccupare un
po’. Una ulteriore preoccupazione è data dal “Coefficiente
C”, cioè il ritardo sul tempo medio di percorrenza causato dal Ciappe.
Le premesse non sono incoraggianti: il sabato precedente, fra occhiali
smarriti, svestimenti e rivestimenti, freni in panne e telefonate, ci
aveva fatto perdere un sacco di tempo, con l’inevitabili rimbrotti da
parte delle nostre signore, una volta tornati a casa. Arrivati in paese,
parcheggiamo le auto nei pressi di un giardino all’imbocco del nostro
giro ed appena scesi ci rendiamo conto che la temperatura non è per
niente calda, anzi al contrario è più bassa di quello che ci si
aspettava. Ci stiamo già cambiando e rimontando le bici, quando arriva
anche Federico, che abita a pochi chilometri da li. Si vedono un
po’ di facce preoccupate, purtroppo abbiamo la tradizione che ogni volta
che troviamo un “local” succede qualche cosa di strano alle nostre
auto. Ci togliamo il pensiero salendo in bici ed andiamo a dare “un
rinforzino” ai nostri stomaci, ne approfittiamo anche per fare la foto
di gruppo, oramai un classico ad ogni partenza, scatta la foto l’amico Amiatino.
L’escursione
Siamo in sella alle ore 10,10. Si
sale subito su un pezzo di strada asfaltata che abbandoniamo poco dopo per
imboccare una bella carrabile sterrata
in salita immersa nel verde dei castagni che da queste parti sono
parte integrante del paesaggio. Si prosegue sempre su sterrate con brevi
saliscendi
e deviazioni che imbocchiamo con sicurezza visto la presenza di
Federico oltre a quella di C’aV che conosce bene questi
luoghi in quanto alcune volte viene a pedalare su queste strade, infatti
ha collaborato con il Cap a redigere il tragitto odierno. Si
prosegue tra i castagni che,
attraversati dai raggi del sole, danno una luce bellissima all’ambiente
circostante
, ma che non riescono a scaldarci, solo lo sforzo della salita
ci permette di non soffrire il freddo
, che ad ogni rallentamento si fa
sentire abbondantemente. Salendo, il bosco di castagno lascia il posto a
bellissimi boschi di abeti e di faggi che hanno lasciato sul terreno le
loro foglie
rendendo ancora più suggestivo il
paesaggio
. Il fondo
stradale è ben curato, nonostante il via vai dei boscaioli che stanno
tagliando gli alberi in alcuni punti. Seguendo sempre con sicurezza i
nostri “condottieri” si giunge ad incrociare la strada asfaltata per Piancastagnaio
e percorrendo questa strada siamo giunti in località Prato della
Contessa
. Nonostante il sole pieno, una tramontana tagliente non ci fa
rimpiangere di aver portato nello zaino gli indumenti invernali, ci
rilassiamo un attimo sul bel prato di fronte all’albergo, si fanno
alcune foto e Vicius, allettato dalla presenza di alcuni bei massi,
ci annuncia: “Ora vi faccio vedere un bel volo” e salendo su
uno dei massi si lancia in un tentativo di Drop, solo un tentativo,
perché non essendosi accorto della presenza di una buca sotto il masso,
nel momento dell’atterraggio la ruota anteriore si pianta lì facendo
fare al povero Vicius quello che scherzosamente ci aveva
annunciato, un “Bel Volo”, anzi un bel capo-culo. Conseguenze
minime, una botta la ginocchio non grave. Intanto il Ciappe inizia
a recitare quello che sarà il suo ritornello della gita: “quando ci si
ferma a mangiare?”. E così tra le risate e le battute si riparte in
discesa e qui il freddo si à ancora più intenso e tagliente, ci
auguriamo di trovare quanto prima la salita per riscaldarsi un po’.
Superato il Prato delle Macinaie, si sale brevemente sulla sterrata
sotto la sciovia e dopo poco imbocchiamo il sentiero a sinistra denominato
“Gobbe di Cammello”
, proprio come abbiamo ribattezzato uno dei
nostri sentieri sul Montalbano. Questo ci fa sentire un po’ a
casa nostra, anche se ci rendiamo subito conto che le caratteristiche del
tracciato sono ben diverse da quello da noi conosciuto .
Alla fine di questo divertentissimo tratto
ritroviamo l’asfalto in località Marsigliana e da lì al Rifugio
Cantore, dove la strada asfaltata ci condurrà fino sotto la vetta del
Monte. I 3,5 kilometri di asfalto vengono affrontati con un certo impeto,
in particolar modo il Ciappe da il là al tentativo di fuga e
questo gli permette di arrivare in vetta con pochissimo distacco dal resto
del gruppo. Siamo tutti contenti, in questo momento il “Coefficiente
C” è pressoché uguale a zero! Intanto Avanòi, con passo
tranquillo, è arrivato prima di tutti in cima precedendo I’Pagliai,
il Vicius e tutti gli altri alla spicciolata. Ci raggrumiamo nel
piazzale degli alberghi di vetta e da qui imbocchiamo la ripidissima
selciata che conduce sotto la croce in cima al Monte. In pochi riescono a
pedalare su questa Terrificche
, anche per la difficoltà a tenere
le gomme aderenti al fondo. Sotto la croce la tramontana spazza
terribilmente, si cerca rifugio dietro le pareti dei locali che si trovano
nei pressi, alcuni di noi salgono ancora i pochi metri che ci separano
dalla vetta vera e propria a 1740 metri, dove si trova la Madonnina
degli Scout e l’immancabile traliccio di antenne, in questo caso
militare. I pochi turisti (tedeschi) presenti ci guardano con la solita
aria che è un misto di stupore/ammirazione/pietà. Foto di gruppo sotto
la croce
e giù in discesa per il selciato
. In fondo si decide di tagliare
il percorso ed invece di ripercorrere a ritroso il tratto asfaltato, la
scelta è quella di scendere dalla pista da sci che parte a pochi metri
dal piazzale degli alberghi. E’ la pista “Nera” del Monte
Amiata e qualcuno è subito estasiato dalla discesa
, altri invece si
ricordano il monito di Tomacche: “non si fanno in bicicletta le
piste da sci!”. Infatti dopo dieci metri Ugo Cross si garibarda
in avanti, niente di male, ma il filo del freno posteriore gli ha giocato
un brutto scherzo, troncandosi di netto. Così decide di scendere
dall’asfalto e lo accompagna anche Dante. Quelli che continuano
sono impegnatissimi con i freni e l’equilibrio
, in alcuni tratti si
scende, qualcuno ne fa buona parte a piedi, ma comunque nessuno cade ed in
fondo alla pista c’è il solito momento dei commenti, dove il Bob-y
si becca una bordata di fischi per non aver gradito per niente il
tracciato. Ci raggiungono anche Dante e Ugo Cross
che decidono di continuare a scendere fino ad Abbadia per
asfalto. Ci dispiace un po’, visto che il tratto più divertente, quello
della discesa, sta iniziando adesso. Dopo un primo breve tratto sassoso,
dove anche i’Pagliai si esibisce in un capitombolo,
l’itinerario prevede un breve tratto di falsopiano che, a causa
dell’arrivo della stanchezza, a molti sembra un falso falsopiano,
cioè una salita vera e propria. Il tracciato ci porta all’imbocco della
penultima discesa, un bellissimo single track tra i faggi
, dove le foglie
cadute fanno da tappeto alle nostre ruote artigliate, tanto che in alcuni
tratti, facciamo veramente fatica ad individuare la traccia
. Arriviamo
supergasati al Podere Cipriana
e crediamo che il bello della
discesa sia ormai finito, ma Kiko ci propone una variante
all’itinerario previsto con una deviazione su un single track molto,
molto carino che ci riconduce alla periferia di Abbadia San Salvatore
e alle nostre auto.
Finalmente
la merenda !
Dopo aver salutato l’amico Federico,
tutti felici per le nostre auto “intatte”, ci avviamo verso casa,
sosta prevista a Bagno Vignoni per una salutare ed agognata
merenda, dato che la sosta per mangiare, tanto richiesta dal Ciappe,
per vari motivi non c’è stata. Purtroppo la “bottega” aveva dei
problemi tecnici e così siamo dovuti andare fino a San Quirico d’Orcia,
dove in un RistoBar
, ci siamo fatti portare i “Maxiantipasti”
in effetti erano veramente maxi, alcuni di noi non l’hanno finiti, ma
altri hanno avuto anche il coraggio di ordinare tartufi gelato affogati al
caffè. Breve visita agli Horti Leonini di SanQuirico e via
a casa. Alle 20.00 circa siamo a casa belli stanchi ma come al solito
appagati da una escursione bella in luoghi bellissimi tra amici
fantastici.
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