Il Monte Serra

 …per colpa del quale i pisani veder Lucca non pònno “  Dante Alighieri da: La divina Commedia  


Domenica  28 Ottobre: escursione sul Monte Serra e prima domenicale per il Gumasio. Viste le precedenti tentate uscite del Capitano con il Taddei, ci eravamo assicurati la presenza di Uberth, che è il “portabuono” per quanto riguarda il tempo meteorologico. Nonostante ciò, la mattina il cielo era piuttosto coperto di nuvole, ma non pioveva. Ore 7.00 presso Ius Luce a Sovigliana sono presenti : Tòmacche, il Capitano, I’Taddei, Uberth, Bob-y, I’Pagliai ed il novizio Corrado (ribattezzato a fine escursione) “GenSan” Ciappelli del GUMASIO MTB, inoltre  i‘Cecconi (vestito da Cappelli) e Pierluigi “Giancarlo Giffo” Giffoni, oggi particolarmente silenzioso. Alle 7.20 si parte , assente (ingiustificato) O-Mar: il telefonino non dava segni di vita. Sosta per la colazione all’autogrill di Cascina e mentre si sta scendendo di macchina arriva, appunto, O-Mar che si era svegliato tardi nonostante l’ora di sonno in più dovuta al ritorno all’ora solare. Dopo le paste, i salati, i caffè e i cappuccini, arriviamo nel paese di Caprona dove parcheggiamo le auto ed il furgone sotto la bella torre, purtroppo deturpata da una orrenda cava di roccia. Ci prepariamo e alle 8.45 siamo in sella, sbagliamo subito direzione, ma si tratta solamente di poche decine di metri. Direzione giusta la frazione di Agnano da dove si inizia la salita , prima su asfalto e subito dopo su ripido cemento per pochi metri ed infine l’amato sterrato. La strada sale molto ripida sui fianchi del Monte con tratti in bosco ed altri scoperti, ma sempre con fondo molto sassoso. La prima foratura è di O-Mar che aveva già sostituito una camera d’aria prima della partenza. Mentre si sta riparando, giunge dalla nostra stessa direzione un biker che cordialmente ci saluta e prosegue. Si riparte e si continua a salire in direzione della Sella di Campo di Croce, sulle pendici del Monte Faeta,  il fondo stradale abbinato alla pendenza rende  la salita abbastanza impegnativa. Durante l’ascesa riprendiamo il biker di prima, che simpaticamente decide di unirsi a noi per fare il nostro giro. Giungiamo alla Sella di Campo di Croce e da qui , facendo molta attenzione, si cerca il sentiero n°2 che imbocchiamo, prima in saliscendi e poi in salita decisa tra boschi di castagni che, vista la stagione, hanno pavimentato il sentiero di ricci e castagne. Da questo raggiungiamo la strada asfaltata al Colle di Calci. La prima parte di questo tratto è stata fatta da Corrado ad una velocità per lui inconsueta, complice sembra, una pozione “magica” della GenSan, e da qui il nuovo soprannome. Qui l’itinerario prevedeva di prendere la sterrata che attraverso il sentiero 00 giunge al Colle di Prato di Calci, ma l’ospite di Marina di Pisa ci ha consigliato di raggiungere quest’ultimo via asfalto, e tra un si un forse ed un và bèh, abbiamo continuato su asfalto. Raggiunto il Colle di Prato di Calci, c’era in programma il “clou” della giornata: la sosta ristoratrice dal “Lento” e questo abbiamo fatto. Ci siamo rifocillati con Coca Cola, dolci, e panini al salame che, con la sua proverbiale lentezza, il “Lento” ci aveva preparato. Foto di rito e via: direzione vetta Monte Serra su asfalto,  dove ci sono i famosi ripetitori. Ma il “Lento” aveva contagiato Corrado “GenSan”, che, per ripartire dopo la sosta, ci ha messo almeno 10 minuti. Di questo ne hanno approfittato Uberth, Tomacche e I’Pagliai, che sono andati a visitare le enormi torri dei ripetitori. Il gruppo li ha attesi in corrispondenza della sbarra a sinistra, dove si imbocca una bella discesa molto tecnica, che aggira la cima e ci riporta sull’asfalto della strada che scende al Passo Prato Ceragiola. Pochi metri ed in corrispondenza dell’incrocio abbiamo imboccato la sterrata in direzione del Sacrario del Monte Serra, si giunge al passo Prato di Giovo  dopo un tratto di discesa abbastanza accidentato. Sono d’obbigo alcune fermate per ammirare il paesaggio, che nonostante la foschia, consente di vedere una buona parte del tratto finale dell’Arno con le sue anse, fino al mare. In una di queste soste, giunge una telefonata da O-mar al Capitano, ma la scarsa ricezione, ed il fatto che a qualcuno era sembrato di vedere O-mar pochi metri più avanti, hanno fatto sì che la chiamata fosse subito interrotta. Si raggiunge così, in discesa molto impegnativa, il Passo  di Prato Arreto ,  dopo un breve tratto di salita sassosa si giunge ad un incrocio, qui si imbocca la strada a destra che aggira il Monte Verruca, dominato dai resti della imponente fortezza. Da qui abbiamo iniziato la discesa finale su un tratto veramente brutto, visto che il fondo è formato unicamente da pietre di taglia media ed anche piuttosto smosse . Dopo pochi metri Giffo  fora, ci fermiamo per l’assistenza e qui ci accorgiamo che a causa di una svista, il buon O-Mar è rimasto indietro. La precedente telefonata con il capitano non aveva chiarito che lui era rimasto indietro, ma la cosa negativa è che aveva forato nuovamente e non aveva più camere d’aria a disposizione e non aveva nemmeno la pompa perché O-Mar è un utilizzatore di bombolette(e una pompa è rimasta nel garage di Uberth). A questo punto, mentre I’Taddei  fotografava un fenomeno atmosferico sul mare (la formazione di trombe d’aria), Uberth, I’Pagliai, Tòmacche, Giffo e i’ Cecconi, avevano già deciso di scendere perché in ritardo sulla tabella. I’Capitano e I’Taddei sono così risaliti per raggiungere O-Mar  e potergli dare una nuova camera d’aria. Bob-Y e GenSan  sono scesi, non senza difficoltà visto il terribile fondo. Prima della fine del tratto in discesa anche i’ Cecconi  ha forato ed ha sostituito la camera d’aria con l’aiuto dell’amico Pisano. Ultimo tratto di discesa tranquillo tra gli ulivi di Caprona. Arrivo alle auto e ripartenza per casa. Una bella gita “fuori porta” che consigliamo vivamente.

 

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