MAROCCO     2005

 TRAVERSATA DELL’ALTO ATLANTE IN MOUNTAIN BIKE 


Primo Giorno - Sabato 23/04/05

Bologna – Beni Mellal

Arriviamo in aeroporto con 20 minuti di ritardo sulla tabella di marcia, ma nessun problema, il volo ha già un ritardo di 2 ore, così mi appresto a cambiare il biglietto di Giordano (l'unico non residente in Toscana del gruppo) e dopo una fila di 45 minuti alla Royal Air Maroc il nuovo biglietto è fatto, così vado a cercare il gruppo che nel frattempo ha portato i bagagli e le bici al banco accettazione del nostro volo . Qui incontro Giordano e lui incontra il resto del gruppo, fatte le presentazioni distribuisco le mitiche magliette che ci accompagneranno per tutto il viaggio. Con  gruppo composto da 8 uomini e una donna atterriamo a Casablanca dove ci aspetta  il nostro accompagnatore Berbero "Younnes" con due Land Rover Defender  passo lungo che carichiamo all'inverosimile e partiamo alla volta di Beni Mellal che raggiungiamo dopo circa 3 ore , cena e subito a letto.

Secondo Giorno - Domenica 24/04/05

Beni Mellal – Tagueleft, 45 km, 1050 m di dislivello positivo, 3,17 ore in sella.

Alla mattina ci svegliamo presto, (abbiamo 2 ore di fuso orario con l'ltalia), l'hotel ha la piscina ,così mi faccio un veloce bagno e raggiungo gli altri a colazione. Alle 10.00 siamo pronti per andare in città a fare spesa insieme ad Ammù, il cuoco che ci seguirà tutto il viaggio; alle 11.00 si parte con i fuoristrada, visita alle sorgenti sopra la città e, finalmente, si tirano giù le bici dal portapacchi, si montano i pedali, ruote e manubri e si inizia a pedalare . Una salita su sterratone largo e spianato, il gruppo si divide subito in quanto alcuni  andavano subito in fuga, li seguo a  distanza per non perdere il contatto con gli altri e ad un bivio mi fermo a fare delle foto, mi giro e non ci sono più. Naturalmente avevano preso la strada sbagliata .Provo ad inseguirli, ma dopo 3 Km mi fermo  , il distacco è incolmabile.. Riusciamo  ad avvertirli che la strada non è quella con un SMS . Il gruppo si ricompatta dopo circa 1 ora ed uniti pedaliamo fino ad una sorgente dove ci aspetta Ammu per il pranzo. Dopo il nostro primo te alla menta (come diceva il nostro cuoco, whisky berber), ci  propongono  una zuppa informe di verdure e uova (la chiamavano omelette) che comunque risulta buona e  viene divorata senza grandi commenti. Si riparte in salita, pochi chilometri ma duri, per la pendenza, per il sole e per il malloppo che abbiamo sullo stomaco. Arriviamo al passo (1.775 mt.)   il paesaggio è splendido e ci aspetta una bellissima discesa che ci porterà fino al Oued El Abid (fiume bianco) (885 mt.)  che oltrepassiamo per poi risalire su asfalto fino al villaggio di  Tagueleft. Qui dormiremo in una casa privata, ci assegnano 3 stanze con alcuni letti, un cesso (e chiamarlo cesso è un complimento) e una doccia sgangherata. Chiediamo se in paese c'è un Hammam; c'è, e noi curiosi e desiderosi di lavarci ci andiamo e facciamo bene perchè è una piacevole sorpresa che ci rimette in sesto. La cena è a base di couss couss con pollo, divoriamo tutto e andiamo a letto.

Terzo Giorno - Lunedì 25/04/05

Tagueleft - Tilouguite, 75 km, 1525 m di dislivello positivo, 5,30 ore in sella.

Ci si alza alle 7 , colazione con focaccine, burro , marmellata, latte, caffè e, ovviamente, the alla menta. Si parte in bici con meno accanimento rispetto al primo giorno, si risale la valle del Oued El Abid che separa il medio dall'alto Atlas, immersi nella vegetazione fluviale, poi si inizia a salire per i tornanti fino alla vetta.  Lo sguardo spazia su tutta la valle, a poca distanza troviamo delle costruzioni che non potevano essere case rurali, un distinto signore ci spiega che si tratta del palazzo del comune e dell'ospedale, che però è chiuso.  Attraversiamo posti tagliati fuori dalle vie di comunicazione, l'unico mezzo di locomozione è il mulo. Nonostante questo troviamo spesso pastori e abitazioni immerse nel nulla, bambini sorridenti emergono dai cespugli e ci salutano festosi. Proseguiamo in discesa e, dopo alcuni chilometri, arriviamo al posto scelto dal nostro cuoco per il pranzo; insalata di cipolle e cetrioli, pollo alla brace insaporito con una buona dose di spezie.  Dopo la pennichella si riparte per una serie infinita di saliscendi per poi scendere fino all'asfalto dove ricomincia la salita che arriva al passo; siamo stremati, scendiamo sempre su asfalto al villaggio di Tilouguite dove facciamo una breve sosta con the alla menta e ripartiamo su sterrato  per 15 interminabili chilometri fino a giungere alla "Cattedrale", un'imponente montagna di roccia che ricorda le nostre Dolomiti. Alloggiamo in un Gite de tape, un alberghetto dignitoso, dove pernottano anche dei francesi; hammam e cena sotto la tenda con un piatto tipico a base di verdure e carne. 

 

Quarto Giorno - Martedi 26/04/05

Tilouguite - Anergui, 35 km, 725 m di dislivello positivo, 2,30 ore in sella.

Colazione e partenza , dopo una breve salita entriamo in un canyon  bellissimo, la strada corre a mezza costa a circa 150 metri a strapiombo sul fiume , scendiamo fino al fiume e lo attraversiamo , evidenti i segni di grosse frane che in inverno sotto la spinta delle piogge e dello scioglimento della neve cadono numerose, modificando la morfologia della valle. Ci si ferma per un bagno rinfrescante e per il pranzo a base di sgombro, verdura cruda ed un pastone vegetale.  Rimontiamo in bici per giungere al villaggio di Anergui dove alloggiamo al Gite della famiglia del nostro cuoco.  Visitiamo la parte antica del villaggio, usufruiamo dell'immancabile hammam, cena a base di zuppa vegetale ed il solito piatto tipico di verdura e montone cucinato nel Tajin, un recipiente di terracotta che si posa sulla brace.  Dopo due giorni di buio per i telefonini, finalmente riusciamo a telefonare tramite il telefono fisso di casa. Ricontrollo le mappe ed il programma del tour; i chilometraggi indicati sono abbastanza attinenti mentre i dislivelli sono sempre sottostimati.

 

Quinto Giorno - Mercoledi 27/04/05

Anergui - Tafedna, 37 km, 1200 m di dislivello positivo, 4,00 ore in sella.

Si parte alle 9 coscienti che ci aspettano 12 chilometri di salita con 1000 m di dislivello . La pendenza non è eccessiva ma non molla mai, il fondo crea problemi ma, piano piano, riusciamo a guadagnare la vetta; siamo a quasi 2500 mt. l'aria è fresca e la vista spazia sulle cime innevate delle montagne vicine ; scendiamo verso il fondo valle dove, per la prima volta, troviamo bambini e ragazzini che ci assalgono chiedendoci penne, sigarette e dolci. Attraversiamo il paese di Tasraft dove la miseria era forse paragonabile a quelle degli abitanti delle montagne più isolate, ma non ne aveva la stessa dignità. L'insistenza dei bambini, le fogne a cielo aperto e la situazione generale non invitavano certo a sostare per cui ci fermiamo per il pranzo solo dopo alcuni chilometri. Mentre il cuoco ci prepara una specie di Paella con zafferano e verdure, nel frattempo un po'  scosso dalla situazione del paese che abbiamo appena attraversato si presenta una signora che aveva il pollice di una mano schiacciato e tumefatto , e evidentemente infetto. Lo ripulisco ,lo disinfetto e lo cospargo di pomata antibiotica, una fasciatura e via di nuovo a lavorare nei campi. . Si riprende lungo la valle facendo lunghi tratti pedalando dentro l'acqua gelida di un torrente per giungere a Tafedna dove alloggiamo in una casa isolata. Cena con zuppa, pollo e verdure, per la prima volta c'è una quantità di carne accettabile. Se il vitto era discreto, l'alloggio lasciava alquanto a desiderare, dormiamo in 8 in una stanza sdraiati su pesanti tappeti a pelo lungo che sicuramente contenevano un abbondante patrimonio biologico; appena finiti i canti e le danze berbere nell'altra stanza sprofondiamo, compatibilmente al russare della ciurma, nel meritato sonno.

Sesto Giorno - Giovedi 28/04/05

Tafedna - Imilchil, 36 km, 800 m di dislivello positivo, 3,10 ore in sella.

Sveglia, colazione e partenza per l'ultima tappa non particolarmente impegnativa, passiamo alcuni villaggi nel mezzo di praterie verdissime, seguiamo le gole di un torrente ed iniziamo a scollinare quando Giordano mi invita a fare una deviazione, si tratta di  un lungo e scosceso single track . Lasciamo andare il gruppo sulla strada e noi ci buttiamo giù mentre  Younnes ci grida che non si può scendere di lì perché era idoneo solo alle capre e nessun ciclista si era mai azzardato. Il primo tratto è molto tecnico e insidioso, grosse pietre mosse e veramente poco spazio dove mettere le ruote . Circa a metà dal niente spunta un bambino che inizia a togliermi  i sassi più grossi dal sentiero per facilitarmi la discesa, mi fermo e gli regalo un pacchetto di gomme da masticare, felicissimo ci saluta e da qui  arriviamo in fondo senza grossi problemi. Qui troviamo l'asfalto e facciamo l'ultima salita ( 400 mt di dislivello che non finivano mai ), e poco dopo il passo ci fermiamo ad ammirare la bellissima valle che accoglie il lago  di Isli  dove ripuliamo un pentolone di lenticchie preparato da Ammù. Pochi chilometri e siamo a Imilchil, la nostra meta ! La soddisfazione di tutto il gruppo per aver completato il giro era palpabile . Alloggiamo da Zaid, una guida del posto che gestisce un Gite con annesso negozio per turisti, è chiaro che siamo rientrati nel mondo civile, bar, ristoranti, e la rete per i telefonini inizia a smitizzare quell'atmosfera in cui siamo stati immersi per 5 giorni. Hammam, zuppa e spiedini concludono la giornata.

Settimo Giorno - Venerdi 29/04/05

Imilchil – Marrakesh, overland sui Land Rover.

Nel primo pomeriggio arriviamo in una torrida Marrakesh, doccia in albergo e poi visita alla città; andiamo diritti alla piazza principale, folla, colori, profumi di spezie e qualche faccia poco raccomandabile la contraddistinguono. Ci inoltriamo per le strette vie del mercato dove venditori insistenti ti inseguono ribassando i prezzi, compriamo i soliti regali per mogli e figli e poi ceniamo in un ristorante per ricchi, 25 non sono uno scherzo in Marocco !

Ottavo Giorno - Sabato 30/04/05

Marrakesh – Bologna

Sveglia alle 3,30 e ci rechiamo all'aeroporto, l'atmosfera orma è quella degli addii. Si guardano le foto sul display della macchina digit, si raccontano per l'ennesima volta le fasi più impegnative o divertenti del tour, si guarda giù dal finestrino un paese che, in ogni caso, ci resterà nel cuore. Cosa ricorderemo maggiormente di questa vacanza ?

Questo è il commento di Giordano che  riassume  perfettamente il  pensiero che nasce dopo questa bellissima avventura: "I paesaggi mozzafiato dall'alto delle montagne ? Le rocciose gole dei canyons ? I 240 chilometri complessivi con 5310 m di dislivello positivo per un totale di oltre 18 ore passate sul sellino ? La convivenza forzata e l'amicizia del gruppo ? " Personalmente credo che mai dimenticherò gli sguardi, i saluti, gli occhi fieri e gioiosi dei bambini che incontravamo in località montane isolate da tutto il resto del mondo. Sembrerà banale, ma i tanti lebes (come va) e Salam Aleikum (la pace sia con te) che ci si scambiava con un sorriso tra noi e le popolazioni berbere rappresentava più di un contatto tra la povertà silenziosa ed il chiasso provocato dalla ricchezza di noi europei con le nostre vesti colorate ed i nostri cavalli metallici.

 

Un ringraziamento a Stefano Taddei  di TADDEI CICLI di S.Croce sull'Arno per i pezzi di ricambio e l'assistenza prima della partenza e ad Alta Quota - Pistoia -  per l’abbigliamento .

Inoltre voglio ringraziare Patrizia, Maurizio, Giordano, Marco, Giampiero (i Landini), Aleano, Franco , Tommaso e Giulio per aver scelto questo viaggio.

Simone Cecchi  .: www.tateam.it  :.

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