ISOLA D’ELBA

Sulle tracce della G.F. Elba Ovest

“Il Calvario di un Capitano


 

Questo sarà un resoconto che descriverò in prima persona per due principali motivi: il primo è che Bob-y non era della comitiva, per cui questa volta la stesura è solo compito mio e poi, perché i fatti della giornata mi hanno portato spesso ad essere solo, sia fisicamente, sia immerso nei miei pensieri e soprattutto, nei miei turbamenti.

 

Il ritrovo, il viaggio e………………….

 

Eccoci qua, martedì 13 maggio 2003 ci ritroviamo nuovamente all’alba per intraprendere un’altra avventura all’Isola d’Elba dopo quella effettuata nel 2001.  La comitiva è composta da 13 elementi che vado ad elencare: Tomacche e MarioCross con il furgoncino Renault, Giardinaio, Capitano, Giuntadep, MelanistefanoVdC (new entry) e Cecconi con l’Ulysse “gumasiano” del Giardinaio, Vicius, Pagliai, Cugin ‘a Vicius e Donatello con il monovolume Seat, più Gigi (il Dr Jekyll, anche lui new entry) ed il Banda con la Opel di Gigi.Il ritrovo è, come al solito, davanti alla pasticceria gumasiana, che ancora non ha aperto i battenti. Al momento non ci preoccupiamo, carichiamo le bici sulle auto e sul furgoncino e però, una volta finito, il barista si affaccia sulla porta del laboratorio e ci annuncia che il pasticcere non si è svegliato! Poco male, andremo da un’altra parte. Ma purtroppo le sorprese non sono finite: al furgoncino di Tomacche non si apre più il portellone posteriore e dentro ci sono sette biciclette oltre a varie borse con l’abbigliamento da ciclista! Dopo vari tentativi infruttuosi, decidiamo di partire lo stesso, traghettando anche il mezzo e poi cercare un carrozziere sull’Isola, questo dovrebbe essere il modo che ci fa perdere meno tempo. Quindi facciamo colazione in un altro bar e partiamo alla volta di Piombino. Il viaggio lo faccio con quattro ex agonisti e gli argomenti cadono inevitabilmente sulle gare. Non sono molto interessato, ne approfitto per sonnecchiare un po’. Arrivati a Piombino imbarchiamo le 6 bici “libere”, oltre le 7 rinchiuse nel Renault Kangoo.Il mare è calmo e la traversata è piacevole. Io me ne sto sul ponte ad ammirare la costa nord dell’Isola. Ogni volta che vengo qui è sempre una sensazione gradevole! Sbarchiamo e seguiamo tutti il furgoncino che va a fermarsi  in un parcheggio di un supermercato. Tutti continuano a cercare di aprire il portellone, mentre il Cecconi va a comprare del fil di ferro per un intervento “self-made”. Ma non dovevamo andare da un carrozziere? Salgo sulla mia bici e vado alla ricerca.Trovatolo torno dai miei compagni e li sprono ad andare la, mentre questi stavano ancora barcamenandosi ad aprire il furgone senza successo. Il carrozziere ci manda alla concessionaria Renault, la quale ci rimanda da un carrozziere autorizzato,  mentre io faccio la spola tra questi posti ed il resto della truppa che era rimasta appiedata, informandoli di volta in volta su dove si trovava il furgoncino. Credo di aver fatto in questo modo 6 o 7 kilometri! Finalmente il furgone è aperto, tutti si vestono, montano le bici, facciamo le foto e partiamo. Sono le 10,10!

  

L’escursione……….

 

Partiamo in direzione del Colle Reciso, uno in qua, l’altro in la, sembrando dei pecoroni tutti in mezzo alla strada che inaspettatamente è molto trafficata. Al che dalle retrovie urlo più volte: “in fila, in fila!”, ma i primi capiscono “gira!” e svoltano tutti in un piazzale antistante una casa! Non ci siamo, qui ci sono delle avvisaglie che non fanno presagire bene sul comportamento del gruppo nelle prossime ore!  Ci avviamo per la salita, il traffico è diminuito, ma l’andatura è aumentata. Il tragitto sarà lungo, mi faccio staccare dagli scalmanati e rimango nelle retrovie con pochi intimi, non voglio stancarmi su una salita asfaltata! Arriviamo allo sterrato, il sole è gia alto, ma il bosco che circonda il M.Orello ci fa stare ancora un po’ al fresco. Intanto si cominciano a sentire i profumi caratteristici dell’Isola ed il panorama si apre in direzione dei golfi sottostanti. La salita alterna qualche strappo micidiale a tratti ben pedalabili , mi sento affaticato, procedo di conserva. Arrivati sulla linea tagliafuoco, abbiamo qualche indecisione sull’itinerario, ma troviamo facilmente quello giusto che ci porterà nei pressi di Lacona. La discesa è bellissima e per me difficoltosa. Non so se guardare dove mettere le ruote o il panorama che si apre di volta in volta davanti ai miei occhi. Sembra di volare sopra i golfi Stella e Lacona, mentre le Isole Gemini fanno da giusto sfondo ad un quadro stupendo. I profumi dei fiori e della macchia mediterranea si fanno sentire sempre più forte. Inebriato, per poco non finisco fuori strada, ma tutto va bene ed arriviamo in fondo alla discesa dove c’è MarioCross che ha forato e che ha rotto un raggio della ruota . Pausa e ripartenza verso Laconella, dove imbocchiamo la salita per il M.Tambone. Un tratto iniziale molto sassoso e tecnico, come piace a me, mi fa dimenticare la difficoltà che sento oggi ad affrontare le salite , ma quando la strada diventa più liscia vedo I’Pagliai ed il GiuntaDep che se ne vanno indisturbati, li rivedrò solo alla fine della salita! Procedo di conserva seguito da Mario e, ad uno scorcio panoramico, ne approfitto per fermarmi a tirare il fiato ed a fare qualche foto . Tutte le scuse per fermarsi son bòne! Ritrovo il gruppo al valico e mi accingo a scendere verso Marina di Campo quasi in coda al gruppo. La discesa è bella ed anche un po’ tecnica, dalle retrovie sento un urlo: qualcuno ha forato ed è caduto, è Gigi, il Dr. Jekyll che viene aiutato nelle operazioni dal Banda. Io sono qualche centinaio di metri più a valle e gli altri, eccetto I’Pagliai, sono volatizzati! Ne approfitto per abbassare la sella e, assicuratomi che le operazioni di riparazione stanno procedendo per il meglio, continuo la discesa togliendomi dal sole cocente. Ma dove sono gli altri? Continuo a scendere e ad un bivio scorgo I’Pagliai, che appena mi vede riparte. Mi vado a fermare nello stesso punto in cui avevo visto fermo lui, attendendo a mia volta i 2 ritardatari. Passano interminabili minuti, sono solo, nessuno che torna indietro a vedere cosa è successo, nessuno che arriva dalla discesa! Non voglio lasciare il bivio, chi deve arrivare non sa l’itinerario, per cui potrebbe perdersi. Finalmente arrivano e così ci avviamo verso il gruppo che, poco più avanti, scherza giulivo e beato. Decidiamo di andare in paese per rifocillarci e troviamo nel Bar La Pineta, direttamente sulla spiaggia di Marina di Campo, il posto giusto per la sosta. Finiamo le riserve di acqua fresca del bar, ci facciamo quattro caffè ed il Giuntadep si gusta un bel” birrozzo”, ma la cosa migliore la fa il MelaniVestitodaCappelli che questa volta non era “vestito da Cappelli”, ma da “melanivestitodacappelli” (scusate il gioco di parole!), che si tuffa nelle limpide e fredde acque dell’Isola .

 

…………..Il Monte Perone………..

 

Ripartiamo di mala voglia, pochi sanno veramente cosa ci aspetta e chi lo sa sta ben zitto, perché in tanti vorrebbero rimanere a godersi il sole primaverile sulla spiaggia. Inizia la salita e subito mi trovo in difficoltà. Il sole cocente mi batte sulla testa togliendomi il respiro, provo a bagnarmi con il tubo del Camelback, ma viene fuori solo qualche goccia. Ho Tomacche davanti a me di circa 20 metri , non riesco a raggiungerlo, anzi! Mi concentro allora sui fiori che ornano il tracciato, sono bianchi, viola e gialli ed emettono profumi intensissimi, poi guardo il panorama, che ci riporta indietro a sovrastare Marina di Campo ed infine alzo gli occhi verso la nostra mèta, il M.Perone ancora lassù in alto, molto in alto. Mi assale l’incubo: come potrò farcela? Fortunatamente il tracciato spiana ed ho modo di riprendere un po’ di forze, anche se il sole è sempre cocente ed il caldo avvampa. Ad un bivio ci raggrumiamo, ho appena il tempo di salutare i miei compagni, che questi spariscono di nuovo dalla mia vista. Nei pressi di S.Ilario c’è un bivio, nuovo raggrumamento e questa volta ci fermiamo, cerco l’ombra, mi faccio spazio per conquistarla. Ci aspettano adesso i km più duri, sempre in salita, con qualche strappo notevole. Solo il Giardinaio conosce la strada, ripartiamo tutti dietro di lui e stesso copione, infatti dopo pochi metri tutti, ad eccezione di Donatello, Tomacche ed il MelaniVdC, spariscono dalla mia vista, anzi, più che sparire li vedo comparire ogni tanto come puntolini rossi sul tracciato, molto più in alto di me. Ogni tanto mi fermo a riprender fiato, il caldo è per me insopportabile, ma il peggio arriva ad una rampa ripidissima. Normalmente queste sono “pane per i miei denti”, ma giunto a metà, sono assalito dai crampi e devo desistere e proseguire bici a spinta . Gli altri sono fermi più in alto a godersi la scena, al sole, quando 10 metri prima potevano starsene all’ombra di un gigantesco albero! Sicuramente loro non sono così stanchi! Arrivo da loro, ripartiamo immediatamente, quando mi viene in mente che dovrei aver con me la “bomba”, un CarboGel della GenSan che potrebbe alleviare le mie pene. Mi fermo a cercarlo, svuoto lo zaino, ma non lo trovo, non è possibile, sono sicuro di avercelo messo! Ancora più frustrato riparto, ma il peggio deve ancora arrivare, infatti Tomacche e Donatello decidono di ritirarsi lasciandomi solo con i miei turbamenti. Continuo la salita, solo, sperando di trovare ancora i miei compagni, farci due parole, ricevere qualche incitamento. Niente, sono tutti spariti! Credo di sentirmi male, il cuore batte forte ed ho paura di avere un mancamento. Mi fermo all’ombra di un albero a riprendere fiato. Ma dove sono gli altri?  Riparto, mi sembra di essere il Ciappellone che è sempre in affanno, il ritardo deve essere immenso, comunque devo farcela, forza, non deve mancare molto! Mi sembra di star vivendo un impresa, devo essere più forte della stanchezza, del caldo, del freno che sfrega. Mi viene in mente l’Eiger con la sua parete nord, solo chi ha forza di volontà sovraumana, in condizioni difficili, riesce a scalarla. Non è la stessa cosa, ma in questo momento mi sento come uno che sta scalando quella temibile montagna. Ma dove sono gli altri? Certo sanno che io sono il Capitano, il Capitano conosce il percorso, il Capitano è sempre in testa al gruppo, ecco perché non si fermano, sanno che io sono in “buone mani”! Ad un certo punto vedo in cima qualcosa di rosso e beige, finalmente eccoli, mi hanno aspettato! Rialzo lo sguardo ed invece vedo che il bianco e beige altri non è che un segnale del CAI dipinto su un tronco! Riabbasso il capo e riconosco di essere proprio in trance, come posso sbagliare una divisa gumasiana con un segnale del CAI? Rialzo nuovamente lo sguardo e questa volta vedo che il rosso e beige è proprio I’Pagliai che mi sta aspettando per scattarmi una foto . Allora sono proprio visionario! Gli passo davanti, sento la sua voce, è proprio lui! Mi accorgo anche che la salita è finita e gli altri sono all’area picnic a papparsi i loro viveri. Mi guardano come fossi un extraterrestre, sono proprio così stralunato? Mi accascio sull’erba, mi vesto di abiti asciutti e mi godo quel quarto d’ora al fresco di alti pini! Sono tutti allegri, un po’ stanchi, ma allegri. La discesa ci riserva la sorpresa del sentiero 7a che non era preventivato, ma sbagliando strada abbiamo dovuto imboccarlo ed è una bella discesa tutta in single-track, all’inizio nel bosco, poi all’aperto tra grossi pietroni. Pianosa e Montecristo chiudono il panorama a sud, ma nessuno degli altri se ne accorge, sono troppo inebriati  dalla discesa. Solo il Giuntadep non gradisce e a S.Piero in Campo preferisce scendere per l’asfalto. Ammonito! Ci ritroviamo nuovamente al Bar La Pineta a Marina di Campo e qui viene presa la decisione di non fare il tratto sterrato di Monte S.Martino, ma proseguire per asfalto fino a Portoferraio. Io storco il naso, ma non ho la forza per replicare, sono il più stanco !  Intanto Tomacche e Donatello, i ritirati, se ne stanno spaparazzati sulla spiaggia delle Ghiaie. Non li invidio, c’è tutta l’estate davanti per stare in spiaggia! Noi mangiamo qualcosa e ripartiamo

 

……..gli Avanesi…….

 

Ci dirigiamo verso Procchio e come da copione odierno, appena inizia la salita vengo staccato! L’ascesa è per me lunga ed interminabile e mi aspetto sempre di vedere i miei compagni dietro una curva che mi aspettano, oppure che si sono fermati per tirare il fiato. Niente, non ci sono! Forse mi aspetteranno in cima alla salita. Dopo un po’ vedo che C’aV ed il Giardinaio sono fermi a scattarmi una foto, mi raggiungono e mi scortano. Ma gli altri? Arriviamo dopo 4 interminabili km alla fine della salita, ma non c’è nessuno ad aspettarci! Mi vengono a mente quelli che vanno in bici da corsa ad Avane, partono tutti insieme e poi arrivano alla spicciolata, chi va più forte arriva prima, se c’è uno in crisi, cavoli suoi! Infatti, arrivo a Portoferraio e sono tutti stravaccati al bar del porto a mangiarsi un gelato. “Siete degli avanesi!” li apostrofo io.  Cerco di organizzarli per ricaricare il furgoncino, per fare i biglietti del traghetto, insomma per organizzarci per il ritorno, ma ognuno fa i fatti suoi, sono tutti inebriati dalla competizione! Solo l’intervento risolutivo del MelaniVdC mi aiuta a sbrogliare una situazione delicata, c’è il rischio di dover partire con il traghetto delle 19,30, anziché un’ora prima come preventivato !  Riusciamo a prendere quello giusto e ci godiamo il sole del pomeriggio sul ponte della nave , ripercorrendo sulla cartina l’itinerario fatto . L’ultimo sussulto ce lo da il Vicius che pensava di aver perso il portafoglio, ma quando lo ritrova, lo apostrofiamo con bel “scemo, scemo” e torniamo soddisfatti verso le nostre case.

 ………..conclusioni

 

Il fatto di essere stato in crisi sempre più crescente, mi ha forse fatto vedere con “occhio malevolo” le gesta dei miei compagni, ma ho voluto raccontare quelle che sono state le mie impressioni in quei precisi momenti della gita, che comunque è stata per me stupenda ed appagante. L’Isola d’Elba merita sempre una visita, specialmente se effettuata con una mountain bike che ci permette di conoscere angoli  e panorami altrimenti sconosciuti ai normali visitatori. Il dispiacere è stato che non ho potuto dividere questa indimenticabile esperienza con i quattro compagni di “Dolomiti 2001” cioè Bob-y, O-mar, Ubert e Yeti, gumasiani storici,  che per vari motivi non hanno potuto essere dei nostri.

Resoconto di Renzo Busoni

Foto di: Roberto Fabiani, Sandro Prosperi e Marco Bandini 

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