MediaValle del Serchio


 in cerca del "Capo Indiano"…che non si riesce a trovare

 

Effettuata il 24 Ottobre 2004

Le informazioni sul cambio dell’ora da legale a solare sono state inesatte e pertanto l’escursione dell’ Ora Solare si svolge con una settimana d’anticipo, il 24 anziché il 31 Ottobre. La conseguenza è “solo” quella di non aver usufruito dell’ora in più di sonno. Infatti il ritrovo è fissato per le 6.00 alla Pasticceria Oasi Dolce,  che, oltre ad avere un bell’assortimento, ci  tratta molto bene come spesa. I partecipanti sono 17, cioè i 15 gumasiani Capitano, Bob-y, Pagliai, Dante, Ciappa, Fonzino, Ubert(h), Tòmacche, Cecco, Melani RdC, Fullcontact, Giardinaio, DuccioDis, Vicius, SuperG ed i 2 nuovi adepti: il Postinaio e Giaccà“. Alle 7,40 circa siamo già nel posto indicato al Cap dove lasciamo le auto, si rimontano le bici e ci si cambia, nel frattempo arrivano il “quasi” local Bury con altri quattro amici del Giovo Bike. Dalla macchina di Tòmacche sbuca una crostata elaborata dalla Signora Cecconi, ma non tutti riescono ad assaggiarla, i famelici Gumasiani ci si avventano come se fossero digiuni da settimane.  Si parte alle ore 8,20, dopo che il Melani RdC ha espletato all’ultimo momento le sue funzioni corporee sul greto del vicino torrente e dopo aver scattato la consueta foto .

 

La salita

Poche centinaia di metri su asfalto prima di imboccare la salita verso Colognora. L’aria è ancora fresca e umida, ma il sole che ancora non si vede al di là dei monti, ci preannuncia una bella giornata, al contrario del 21 Marzo scorso (giorno stabilito per questa escursione) quando fummo costretti a tornare  a casa perché la giornata era pessima. Sulla prima rampa, i Locals allungano il passo, seguiti da alcuni nostri “inviati” ed il passo svelto ci permette di scaldarci subito. In località Villa a Roggio ci raggrumiamo per poi affrontare un sentiero ripido in salita inizialmente asfaltato, anche se stretto, e poi sterrato . La cosa che si nota subito è la presenza abbondante di ricci sulla strada , infatti questa zona è ricchissima di castagni che proprio in questa stagione lasciano cadere i loro preziosi frutti . Alcuni di noi, tra cui Dante, SuperG, Fullcontact e I’Pagliai, non perdono tempo e cominciano a riempire prima le tasche e poi gli zaini con i frutti che in alcuni casi sono molto grossi. In breve si raggiunge l’asfalto in corrispondenza del piccolo cimitero di Colognora, pochi metri sotto il paesino arroccato sul fianco del monte. Ci sono due possibilità: o proseguire su asfalto o attraversare il paese che non ha strade ma vie e viuzze in pietra alternate a scale e scalette . L’attraversamento è particolarmente suggestivo e ci permette anche di incrociare due anziane donne che ci fanno i complimenti per essere riusciti a pedalare su quei lastricati . Proseguiamo sulla strada che diventa sterrata e che sale all’ombra dei castagni, anzi a tratti i ricci formano un vero e proprio tappeto sotto le nostre ruote grasse . Saliamo fino alla Foce di Colognora a 866 metri , dove i’Pagliai conferma il suo ottimo stato di forma, mentre quelli con le bici assettate da discesa soffrono non poche pene per portare le biciclette in cima. Dalla Foce di Colognora si prosegue sul crinale e, dopo una leggera curva in corrispondenza di un diradamento del bosco, si apre di fronte a noi il maestoso panorama sul gruppo delle Panie, mentre in basso la valle del Turrite Cava si presenta come un gigantesco lago di nubi, è la nebbia che forma uno strato bianchissimo alle basse quote e che si presenta a noi con uno spettacolo unico . Durante questa sosta DuccioDis decide di sgonfiare le ruote, ma una valvola difettosa lo tradisce rompendosi. Sosta obbligata per la sostituzione che ci fa perdere contatto con il gruppetto dei Locals accompagnati da Ubert(h) e dal Vicius. Quest’ultimo lo troviamo al bivio con il sentiero che sale da Fabbriche di Vallico, ripartiamo in discesa verso Foce di Gello, dove ritroviamo l’asfalto che percorriamo fino a trovare una sterrata a destra che ci condurrà verso il Monte Botronaccio. Dopo poco ci accorgiamo che manca Ubert(h), oltre ai Locals, ma nessuno si preoccupa, visto che si dice che siano poco più avanti sul solito sentiero. Dopo poche pedalate, squilla il telefono del Cap: è Ubert(h) che chiede dove fossimo. E’ rimasto indietro, tranquillo perché aveva avvertito il Vicius, il quale però non aveva riferito con esattezza dove Ubert(h) e i Locals fossero andati. In effetti loro erano andati a prendere l’acqua ad una fonte poco lontana dal bivio per Fabbriche di Vallico. Ci fermiamo ad aspettarli, si approfitta per mangiare qualche panino e qualche barretta, per bere e per raccogliere castagne e funghi. Al ricongiungimento, si continua la salita verso il Monte Caciarli , si incrocia nuovamente l’asfalto, dove bisogna porre molta attenzione per percorrerlo in discesa, dato che è estremamente scivoloso e ci sono le auto dei cercatori di castagne e funghi che salgono in senso contrario. In fondo alla discesa il gruppo si presenta diviso in due, e per questo il secondo viene atteso abbastanza dal primo. Ne approfitta il Postinaio per sostituire una camera d’aria forata.

 

Lo cerchiamo il Capo Indiano?

Nel frattempo Tòmacche, vista la stanchezza ed il ritardo sulla tabella di marcia, consiglia il Cap di lasciar perdere la salita alla ricerca del Capo Indiano, cioè la strada per Groppa e per le pendici del  Monte Piglione, nostra Cima Coppi, dove inizia il sentiero del Capo Indiano. In conseguenza di questo e fidandosi di segnalazioni avute via web, oltre ad un’evidente traccia su di una cartina, si imbocca un sentiero ripidissimo cementato qualche metro dopo la Foce . Si sale con la sella in c..oper alcune decine di metri fino ad una casa, dove diviene sterrata, ma sempre comunque molto ripida, consumando abbondantemente le nostre poche forze rimasteci. Arriviamo faticosamente in corrispondenza di una stalla dove alcune mucche ci guardano da vicino e dove il sentiero diventa pianeggiante . Ultimo strappetto ed arriviamo al raggrumamento in corrispondenza di uno spiazzo dove un solerte cacciatore nascosto nel capanno ci redarguisce per aver calpestato il prato con le nostre ruote, incurante del fatto che lui è arrivato lì con la sua Panda 4x4! Tralasciamo altri commenti. Poco sotto comincia la vestizione dei Freeriders, protezioni da discesa e quant’altro serve, ma come sempre il meno veloce è Ciappa che per mettersi le protezioni si spoglia quasi completamente. Felici e contenti si imbocca il singletrack in discesa, ma dopo due curve siamo tutti fermi, il sentiero non sfonda. Siamo costretti a risalire allo spiazzo per imboccare l’altra discesa che vi si affacciava. Percorriamo poche centinaia di metri e ci accorgiamo di essere ritornati a metà circa della salita che avevamo fatto pochi minuti prima . Qualcuno sostiene che non ci siamo accorti di un sentiero che scendeva e che era prima dello spiazzo della nostra sosta, così con rassegnazione risaliamo fino alla stalla. Sembra che le mucche ci guardino con maggiore curiosità, in particolare quella con il cartellino sull’orecchio numero 229. Intanto gli amici del Giovo Bike ci lasciano, abbiamo gia fatto abbastanza tardi. Ritorniamo al punto incriminato, ma il sentiero in discesa si presenta impraticabile e sembra anche che non sfondi. Siamo scoraggiati, oltre a non aver trovato il Capo Indiano, siamo respinti anche dal suo “vice”! Speriamo che almeno l’Indiano non ci faccia scherzi! Decidiamo di ridiscendere la sterrata che abbiamo già fatto due volte in salita passando una terza volta di fronte alle mucche (che staranno ancora ridendo). Arriviamo sull’asfalto e ci dirigiamo verso il bivio con la strada che sale da Pescaglia, da qui a destra prima tutti tranquilli perché la strada sale lievemente in falsopiano, ma quando dopo una curva si vede la salita più ripida…cominciano le preoccupazioni, ed infatti la salita si presenta ancora lunga, ad aumentare la cosa negativa concorre l’asfalto che notoriamente ci è indigesto, oltre alla consapevolezza che siamo in forte ritardo sulla tabella di marcia, con gli inevitabili rimbrotti che ci beccheremo una volta tornati a casa .  Tòmacche è ritenuto il vero colpevole del mancato incontro con il Capo Indiano, e la variante non ci ha comunque evitato di percorrere salite toste e faticose, si becca quindi i suoi rimbrotti da parte del gruppo.

 

L’Indiano

 Comunque riusciamo ad arrivare all’imbocco del tanto agognato single track dell’Indiano, in corrispondenza di una cappellina . Chi non lo aveva ancora fatto, si riveste di protezioni, si abbassano le selle e via giù in discesa, visto che anche la tabella di marcia si è allungata abbastanza. Il gruppo si divide subito in tre reparti, i “Freeraiders”, i “discesisti normali” e “quelli che temono la discesa”. All’imbocco si riesce a scorgere in lontananza uno specchio d’acqua, il Cap dice subito che si tratta del Lago di Massaciuccoli , mentre DuccioDis sostiene che si tratta del golfo di La Spezia, ovviamente ha ragione il Cap. Il sentiero è comunque molto bello, la prima parte è caratterizzata da alcuni saliscendi  e dalla esposizione a valle che non rende molto tranquilla la discesa, subito dopo però, il single track si insinua in un foltissimo bosco di castagni, che hanno già scaricato i loro ricci e pertanto si viaggia su un vero e proprio tappeto anche abbastanza folto. Alcuni tratti presentano massi e pietre, ma che i free più incalliti superano con sicurezza , finalmente inebriati dalla discesa . Ci sono anche alcuni sbandamenti e cadute, per fortuna non gravi . L’ultima parte della discesa è più tranquilla  e, una volta usciti dal bosco, ci dirigiamo verso il paesino di  Convalle su una larga trattorabile, pensando che il divertimento sia giunto al termine. Poi ci accorgiamo che, accanto al cimitero, un bel sentiero con l’erba appena tagliata ci porta direttamente alle spalle della chiesa, ancora inconsapevoli che il divertimento non è ancora finito. Dopo aver sceso alcuni scalini sotto il loggiato,  ci ritroviamo di fronte ad una bella scalinata formata da gradoni di terra con tenute in pietra, e questa è la ciliegina sulla torta , infatti scendiamo tutti tra gli incitamenti degli altri, proprio una bella esperienza! Il sentiero continua ancora fino al paese, tra scale e gradoni in pietra si attraversa l’abitato e, dopo una breve discesa sull’asfalto, ci ritroviamo sulla strada principale in località Trebbio a qualche chilometro dalle nostre auto. Alla ripartenza scatta la bagarre…si formano due gruppi che a oltre 40 kmh “volano” verso le auto, Bob-y vince la volata e stanchissimi ci apprestiamo a risalire sulle auto per il ritorno alle nostre case, con netto ritardo rispetto al previsto, ma non prima di aver divorato la seconda torta (questa ai pinoli) che la Signora Cecconi aveva gentilmente preparato.

Racconto di : Claudio "Bob-Y" e Renzo "Il Capitano"

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