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Dolomiti
2003
(...e
allora fruustamiii !!! )
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LA
PARTENZA (Sabato 28 Giugno)
Anche
per quest’anno la tanto attesa partenza per le Dolomiti è arrivata . Il
ritrovo in Piazza della Vittoria, vede un inatteso ospite,
Gabriele “Giunta Dep.” aggregato all’ultimissimo
minuto, ma ovviamente ben accetto. Spettatore alla partenza, suo malgrado,
Simone “Yeti” che per la prima volta non sarà della partita.
Le quattro vetture GUMASIANE sono pronte,
così come tutti noi che vestiamo per l’occasione le fiammanti
polo rosse con scritta Gumasio Mtb, facciamo un figurone! Gli equipaggi:
Auto 1 ( Ubert(h), Capitano, Bob-y); Auto 2
( Giardinaio, DuccioSax), Auto 3 Bis (GiuntaDep, O-Mar).
L’auto 3 (Gigi Dottor Jekill, CaV, Banda) la
raccogliamo sull’autostrada
e più precisamente all’area di servizio Aglio Est, nome
significativo per i Gumasiani, essendo così stata ribattezzata una
piazzola di sosta sul Montalbano. Finalmente si parte, il viaggio
è tranquillo, si fà la sosta caffè all’area di servizio Po e
si continua. Nei pressi di Ala Avio si scatena il finimondo, un
temporalone estivo ci travolge ma, secondo il capitano, è di buon
presagio per il giorno dopo.
Usciamo dall’autobrennero ad Egna-Ora (Neumarkt-Auer)
il tempo è già cambiato al meglio, l’arrivo a Predazzo è
rapido. L’Hotel Ancora ci accoglie al meglio, il deposito per le
Bike è già occupato da decine di specialissime messe lì da un folto
gruppo di Americani (Oklahoma) che si stanno cimentando sulle varie
cime dolomitiche, accompagnati da una coppia che fà queste gite per
lavoro. Le camere vengono assegnate secondo gli equipaggi
delle auto e dopo essersi rinfrescati, ci prepariamo per la cena
che consumiamo nel ristorante dell’albergo. Il ricco menù ci vede molto
indecisi sui piatti, ma anche sui vini che i “noti intenditori” fanno
finta di conoscere a menadito ma che “basta sia alcolico, và bene
tutto”. A parte gli scherzi si beve bene un buon Teroldengo che
annaffia i saporiti piatti Trentini. Alla fine la qualità ed il prezzo ci
lasciano soddisfatti. Usciamo per una breve passeggiata in cerca di un bar
, ma Predazzo non è ancora invasa dai turisti ed i locali sono
tutti chiusi, ad esclusione del bar attiguo all’ Hotel Ancora
dove una bella barista ci serve caffè e liquori vari. Quasi subito si
sale nelle rispettive camere per il sonno che precede la partenza. In
effetti per qualcuno il sonno non è stato “continuo”,
interrotto o dalle campane che da queste parti suonano ogni quarto
d’ora, o dalle “russe”, che non sono avvenenti bionde di due metri,
ma dal vero e proprio russamento ronfante.
I°
GIORNO (Domenica
29 Giugno)
Sveglia
alle 7.00 e ritrovo in sala alle ore 7.30. Il ricco buffet accoglie il
nostro gruppo di affamati bikers che debbono nutrirsi in maniera adeguata
allo sforzo che andranno a fare di lì a poco.
Dopo la ricca mangiata, si preparano gli zaini con tutto quello che
potrà servire
nelle prossime 48 ore: barrette, bustine, fialette, merendine,
maglie, pantaloncini di ricambio, ecc. ecc.
Alle 8.40, dopo la foto di rito , il gruppo è in movimento
sull’asfalto in direzione del Passo Rolle, si
fiancheggia il Torrente Travignolo
prima in una spettacolare
gola naturale
e dopo di che si và in direzione del Ponte della Scofa,
su un sentiero seminascosto e che DuccioSax, pur non avendo la
cartina in mano e non sapendo di preciso l’itinerario da percorrere,
dice di non voler fare, dicendo che sarebbe più opportuno proseguire per
la forestale. Da qui gli è stato affibbiato il nomignolo di “disubbidiente”,
perché non è stato questo il solo episodio di “insubordinazione “ al
gruppo durante la gita. Seguendo il sentiero ci imbattiamo in un breve
tratto di single track in discesa molto tecnico con massi lisci e radici
di albero, il tutto reso ancora più difficoltoso dall’umidità della
pioggia abbondante caduta nella notte. E qui la prima vittima è
Paolo C’aV che scivola a terra sbattendo il deragliatore (tramutacatena),
l’urto sposta la parte meccanica che rende difficile la cambiata, si
procede ad una prima messa a punto mediante raddrizzamento manuale. Ci
troviamo a pochi metri dal Ponte della Scofa,
un vecchio ponte in
cemento integrato da una parte costruita a passerella in legno, anche
questa molto scivolosa . Si sale decisamente su un single track con la bici
a spinta anche se qualche ‘Omo Cignale ci prova a farla sui
pedali. In un tratto successivo siamo costretti ancora a spingere le bike
a causa di una frana che ha cancellato il tracciato
e
raggiungiamo faticosamente la forestale
che conduce verso il Lago di Paneveggio . L’andatura è
volutamente blanda, il percorso da fare nei prossimi due giorni è
fortemente impegnativo e si cerca di risparmiare le forze almeno nelle
prime asperità. Il morale è alto e si canticchia qualche canzone per non
pensare alle fatiche che ci aspettano. Il motivo più gettonato è: “..e
allora frustami!…”, cavallo di battaglia del Giuntadep.
O-mar ha intanto iniziato il suo su e giù per fare le riprese
con la videocamera, Ubert ha già, come al solito, sfilato il casco
ed ha messo una margherita nella fascia antisudore, mentre il Giuntadep
continua a scappare in salita per poi riscendere ad incontrarci. In
località Pian dei Casoni si imbocca la strada bianca che porta alla Val
Venegia. La strada è ben pedalabile con solo qualche strappetto .
Prima di arrivare ai 1830 metri di Malga Venegiota , la vista
si apre sullo stupendo scenario delle Pale di SanMartino, la Cima
Vezzana ed il Cimon della Pala, che sullo sfondo incutono allo
stesso tempo timore e stupenda ammirazione . Facciamo una sosta caffè
e crostata alla malga, si riempiono le borracce di acqua freschissima e si
assiste alla produzione di una polenta che, riversata sul piano, misurerà
più o meno un metro di diametro! Rinfrancati, si riparte sempre in salita
in direzione del Passo Costazza. La strada è inizialmente
pianeggiante e scorre attraverso verdi prati punteggiati da numerose
mucche al pascolo , legittime padrone del luogo e come tali, non si
preoccupano di attraversare il sentiero
quando e come gli pare . La
bellezza del luogo indurrebbe ad ogni tornante a fermarsi per vedere il
panorama , ma la strada è lunga e non possiamo permetterci di fare questo.
La nostra “pubblica quiete” viene disturbata da due supergiovani
che salgono per la nostra via con una “moto a scurreggetta”, ma presto
se ne vanno e non disturbano più. Ci raggrumiamo di nuovo
e via verso la
testata della valle dove la sterrata comincia a salire decisamente,
arrampicandosi sui tornanti fino ai 2200 metri di Baita Segantini . Il
rifugio sorge proprio sotto le cime delle Pale di San Martino
e qui facciamo la sosta più lunga che dedichiamo ad addentare un
panino allo Speck ed a fare conoscenza con dei bikers viareggini,
uno dei quali ha una telecamera montata sul casco. O-mar
chiaramente chiede subito delucidazioni e non è da escludere che prima o
poi vedremo anche lui con un “arnese” del genere. Cominciamo così la
discesa sulla sterrata che purtroppo è aperta al transito ed essendo
domenica, molti turisti non disdegnano di salire in altitudine con le loro
“macchinette” più o meno fuoristrada. Questo è uno degli aspetti più
brutti di questa zona, il transito veicolare fino a queste quote. A metà
discesa cerchiamo la deviazione verso Malga Juribello, imbocchiamo
una sterrata ben marcata, ma poco prima della partenza di una seggiovia,
il Giardinaio che apriva il gruppo, non si è avvisto di un cavo
antimucche (quelli in corda con la corrente all’interno) e ci è rimasto
impigliato. Comunque la sterrata finisce poco più in là e così torniamo
indietro per imboccare la direzione giusta su un sentiero appena tracciato
nell’erba , ma che poco dopo si immette in una sterrata in decisa discesa
fino alla Malga Juribello. Foratura, o per meglio dire pizzicotto,
di Roberto “Il Giardinaio”. Si sostituisce la camera
d’aria e si prosegue sempre in discesa nel bosco. Poco dopo il gruppo
dei Freeriders
si
“butta” in una variante piuttosto tecnica , mentre Bob-y, GiuntaDep
e Dr.Jekill, preferiscono proseguire sulla “Normale” fino
all’asfalto della statale per il Passo Rolle. Il sentiero è
stupendo, ma purtroppo è reso molto scivoloso dalle recenti piogge ed Ubert
ne fa le spese cadendo malamente a terra. L’appuntamento è alla
confluenza del sentiero Freeride con la Statale, i collegamenti sono
garantiti dalle radio “Walkie Talkie” che Riccardo “DuccioSax”
ha portato e che si sono mostrate molto utili nei contatti tra la testa e
la coda del gruppo.
Dopo il ricongiungimento si imbocca il
sentiero che avevamo percorso qualche ora prima e che ci conduce al
Centro Visitatori del Parco di Paneveggio dal quale
raggiungiamo la baita La Bicocca a 1525 metri dopo circa 35
chilometri dalla partenza. A questo punto salutiamo il Giuntadep
che se ne torna in albergo e poi a casa, infatti il giorno dopo deve suo
malgrado tornare al lavoro. Peccato, la sua è una piacevole compagnia!
Dopo poco imbocchiamo l’ultima salita della giornata: il sentiero che
conduce in ripida e lunga salita , intervallata da alcuni tornanti, alla Malga
Canvere
e poi al Passo Lusia. Qui il ritmo non è più blando
come stamattina, sia perché c’è voglia di arrivare in fretta, sia
perché ognuno vuole “provare la gamba”. O-mar
non sa bene se seguire uno stupefacente C’aV, oppure se stare al
passo del Capitano, che però rimane leggermente staccato, seguito
da vicino dal Banda. Ci raggrumiamo, siamo a 1990 metri e siamo
quasi arrivati al tanto sospirato Passo Lusia . Dopo poche curve il
Rifugio Lusia
(metri 2050) si mostra davanti a noi ed è quasi un
miraggio nel caldo sole del pomeriggio. Arriviamo a fine tappa con le
gambe indolenzite da questa ultima lunga salita, ma la soddisfazione è
enorme per tutti noi, per quelli che hanno già fatto esperienze simili ed
in particolare per quelli che non ne avevano mai fatte. Le ultime,
tranquille pedalate ci fanno gustare il panorama mozzafiato che ci avvolge
a 360 gradi, il rifugio è ancora popolato da numerosi escursionisti, sia
a piedi che in mountain bike , ma molti di questi si preparano alla
discesa verso Moena. I gestori del rifugio ci accolgono
calorosamente e ci assegnano le camere che il Capitano aveva
prenotato alcuni giorni prima. Sono spartane, ma accoglienti, con i bagni
appena rinnovati. Ci togliamo la stanchezza con una bella doccia
calda, anche se qualcuno di noi se la toglie con un sonnellino istantaneo (Ubert)
sotto gli occhi attoniti di Gigi, il Dr.Jekill che per
l’occasione è stato rinominato Nurejev a causa della salopette
intera che lo fascia come un ballerino di danza classica.
Dopo il “rimessaggio”
scendiamo a gustarci i raggi del caldo sole pomeridiano , una vera
bellezza, tra scherzi battute e foto si aspetta impazienti l’arrivo
delle ore 19.00 quando la signora Vilma ci potrà servire la
agognatissima cena. Allo scoccare dell’ora fatidica, quattro biker
tedeschi ci bruciano sul filo di lana della stube del rifugio. Sono gli
altri soli ospiti del rifugio. La ricca cena ci soddisfa per sazietà e
per qualità, ed il dopocena si fà ancora più brillante grazie ai vari
distillati che il gestore ci mette nei bicchieri, comunque alle 10.00
circa siamo tutti nelle nostre camere per il meritato riposo.
2°
GIORNO (Lunedi
30 Giugno)
La
sveglia è alle 7.00, ma la luce del sole inonda le camere già dalle
prime ore del mattino. La giornata è splendida, il cielo è di un azzurro
intenso, qualche nuvoletta lo punteggia qua e là, il gruppo del Catinaccio
risplende nei colori tipici delle Dolomiti. Facciamo una abbondante
colazione e ci prepariamo alla partenza, si tolgono le bikes dalla legnaia
che le ha ospitate durante la notte. Il Giardinaio deve sostituire
la camera d’aria posteriore, vittima di un pizzicotto. Anche i quattro
tedeschi stanno per partire, stanno facendo un giro di quattro giorni.
Dopo le foto ed i saluti ai gentilissimi e simpatici gestori del rifugio,
iniziamo la discesa verso il Rifugio Rezila (1761 metri) e
constatiamo che non fa per niente freddo, nonostante l’ora e la quota.
Poco prima del rifugio imbocchiamo il sentiero 625 in
salita fino alla Malga Colvere
e ci riscaldiamo
definitivamente. Da
qui inizia la lunga discesa
che fà parte anche del tracciato della Rampilonga,
che percorriamo a velocità sostenuta, ma senza esagerare. Qualche sosta
per permettere ad O-mar di filmarci e via fino a raggiungere
una deviazione a 1597 metri che costeggia il Rio San Pellegrino.
Si raggiunge la statale , la attraversiamo e imbocchiamo una ciclabile
che ci conduce a Moena. Qui fa gia caldo! Breve sosta in
Piazza
e ripartiamo in ripida
salita verso Malga Roncac, da qui ancora il salita fino al Passo
di Costalunga . La salita è lunga, per fortuna è spesso nel bosco e
quando la vegetazione si apre, si mostra davanti a noi imponente il gruppo
del Catinaccio , con la Torre Finestra che da qui offre uno
slanciato profilo. Durante il tragitto incontriamo gruppi di bikers
che fanno il nostro giro al contrario. Furbi loro, la salita al Passo
Feudo la faranno con gli impianti di risalita! A circa metà salita il
tracciato si restringe,
passa per un ponticello
e si inerpica duro e
tecnico per un breve tratto. Ubert si dimostra ancora una volta ‘omo
cignale percorrendolo integralmente in sella, emulato solamente dal Capitano.
Continuiamo ancora con tratti abbastanza ripidi, speranzosi che le fatiche
stanno per terminare.
Arrivati al passo , la fame si
fa sentire e decidiamo una sosta
ristoratrice presso il Bar Antermont a base di strudel, crostata di
frutta, caffè e acqua minerale (il “cassiere” Bob-y ci informa
che costava più del vino!!). Si riprende
in direzione del Lago
Di Carezza
(1519 metri) qui si fanno un bel po' di foto, visto la
bellezza del luogo, il colore dell’acqua dato dalla incredibile
trasparenza e dal fondo sul quale si specchiano la Roda de Vael ed
il Masarè. C’è anche il tempo per sostituire la camera d’aria
a Dr. Jekill, ed il tempo per fare conoscenza con due giovani
bikers Svizzeri che pedalavano due biciclette stracariche di borse e
bagagli, ma la cosa che ci ha lasciato perplessi è stata la destinazione
dei due : Katmandu in Nepal !! ... Con questo interrogativo
in mente si riprende la discesa su di un bellissimo sentiero tra
dolcissimi saliscendi
in bosco, alternati ad ampi spazi immersi nei prati. Ed in uno di
questi prati
accade l’incidente meccanico che rischia di diventare un
calvario. Il primo gruppetto è fermo all’ingresso di un bosco, il
sopraggiungente Ubert ci comunica che Marco I’Banda ha
rotto il telaio (! ?) Sulle prime, conoscendo la vena burlona di Ubert,
nessuno ci crede, ma la radio comunica qualcosa di simile. Torniamo
indietro e la rottura si dimostra abbastanza grave: Il perno inferiore
dell’ammortizzatore posteriore si è tranciato di netto. Il Capitano rimugina
subito su quale può essere la via più breve per far rientrare I’Banda
a Predazzo mentre il resto del gruppo si prodiga a trovare un
sistema per riparare il danno. In mancanza dei due “Meccanici”
del Gruppo (Cecco e Yeti), Bob-Y ha un idea geniale, tolto
il bullone rotto si verifica lo stato della sede e si inserisce una chiave
a brugola nei fori e verificato che non ci sia gioco, si blocca con
elastici ricavati da una delle camere d’aria rotte il giorno precedente
e con una fascetta che DuccioSax aveva portato con se. Con
l’ammortizzatore sulla posizione bloccata I’Banda può così
ripartire
con noi senza essere costretto ad abbandonare.
Si giunge ad Obereggen (1500 metri) con un tratto su
asfalto, da qui parte la strada (sempre asfaltata) che giunge a Passo
Pampeago (2050 metri). E’ l’ultima salita della gita, per chi ha
ancora birra in corpo è una formalità, ma per altri è un mezzo
calvario! Infatti il grido “…e allora frustami!…”,
canticchiato allegramente il giorno precedente, non si fa quasi più
sentire, se non con un filo di voce!
La prima foratura di O-mar ci consiglia la sosta presso il
ristorante Zischgalm dove ci concediamo un po' di riposo e di
rifocillamento a base di U.P.S., cioè Uova Patate e Speck ,
il buonissimo piatto tipico che non può mancare durante una gita
dolomitica. Gigi ed il C’aV non si fidano e si concedono
un normalissimo piatto di pasta al pomodoro, ma alla vista
dell’abbondate pietanza che deborda dai piatti , l’invidia
è forte!
Anche il “disubbidiente” DuccoSax, che non l’ha mai
mangiate, si fida dei consigli del gruppo e non se ne pente, rientrando
così nei ranghi! Ma dopo la ricca mangiata, annaffiata da fresco Radler,
la preoccupazione è per il tratto di sentiero che dal rifugio sale in
ripida ascesa verso il Passo Feudo a 2121 metri. Per la precisione
il sentiero arriva ancora più in su, cioè ai 2200 metri del terminale
degli impianti di risalita. Il Capitano sostiene che è fattibile
in sella, mentre il Giardinaio è gia pronto per farsela tutta a
piedi! Per essere preparati al meglio per affrontarla, I’Banda fa
fare stretching
a tutti. La salita risulta il pezzo forse più impegnativo , visto anche quello che abbiamo mangiato, ma a parte un breve
tratto troppo accidentato, è fattibile da tutti, sia pure sudando le
proverbiali sette camicie . Una breve sosta per indossare i gilet in
windtex per la discesa e via a capofitto, il primo brevissimo tratto di
sentiero non ha niente di particolarmente difficile, ma quello che inizia
proprio in corrispondenza del Passo Feudo, ci
lascia da prima perplessi e con lo scendere ci lascia di sasso . Siamo su
di una pista da sci e i freni non riescono a bloccare le nostre ruote,
nell’aria si libera un odore strano misto di olio e pastiglie di freno
bruciato. Alla prima leggera spianata il gruppo si ferma per far
raffreddare i dischi, anche Bob-y
e O-Mar, che non hanno i freni a disco, trovano difficoltà
a scendere. O-Mar strappa una valvola della ruota anteriore, la
gomma frenata che probabilmente scivolava sul cerchio che a sua volta si
è surriscaldato ha fatto il danno. Sostituzione e via per un altro muro
in discesa. C’è anche una particolarità, alcuni operai stanno
stendendo della paglia sulla pista e la stanno annaffiando con un composto
catramoso
che sembra debba servire a mantenere l’umidità della paglia,
questo ci obbliga a mantenere la traiettoria nei 25 centimetri di cemento
che formano una delle due “corsie” fatte per far aderire le gomme ai
mezzi in salita.
Subito dopo aver sorpassato Malga Gardonè a 1637 metri, O-Mar
strappa un’altra camera d’aria.
Queste ultime vicissitudini ci fanno ritardare sulla tabella di
marcia ed è così che decidiamo di annullare il massaggio che avevamo
prenotato al nostro rientro in albergo presso l’attiguo Centro Fitness.
La discesa finisce su asfalto alla periferia di Predazzo, il
giro è così concluso. Si fa rientro all’ Hotel Ancora dove il
proprietario ci ha gentilmente lasciato a disposizione le nostre camere
per poterci lasciare le borse e così possiamo anche fare una doccia
ristoratrice.
Si ricarica le nostre cose sulle auto e si riparte verso casa.
L’idea è per sostare per la cena a Cantagallo, ma un imprevisto
incidente nei pressi di Affi ci blocca sull’autostrada per oltre
un ora, cosicchè mangiamo qualcosa all’autogrill più vicino. A questo
punto si può dire conclusa la due giorni estiva del 2003, una due giorni
difficile da dimenticare e difficile da poter migliorare. Ognuno di noi ha
dato il meglio di se stesso contribuendo alla riuscita dell’escursione.
Ringraziamenti particolari a : L’Hotel Ancora di Predazzo ,
Il Rifugio Lusia, e O-Mar che per fare 3 ore di riprese con
la telecamera non si è risparmiato nulla.
P.s.
Vorremmo poter conoscere i pensieri di tutti quelli che abbiamo incontrato
sui sentieri, in particolare i bikers, quando hanno visto quei bellissimi
bikers, tutti (o quasi) vestiti di rosso con la scritta GUMASIO MTB...
un po' di boria non guasta.
Album
Fotografico
Dettagli Itinerario
Resoconto
di Bob-y e Capitano
Foto
di : Bob-Y, I’Banda, O-Mar, Giardinaio
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