 
Monte
Elmo e Prati di Croda Rossa
La
trasferta, Sabato 26 Giugno 2004
Si parte alle ore 14.30 più o meno in orario, a parte il
solito Ubert(h) come sempre in
ritardo di qualche minuto. Con lui sulla auto 2 ci sono : I’Pagliai, I’Ciappellone
e Donatello, che si è salvato dal ritardo e dalla “scure” della multa del
Capitano, solo perché si è fatto accompagnare al ritrovo dalla moglie.
L’auto 1, condotta da Tomacche ospita
I’Giardinaio, Duccio Dis e I’Cecco.
L’auto 3, condotta da Dottor Ekx,
ospita Banda,
Fullcontact e C’aV
. Tutte le biciclette sono stipate nella Furga guidata dallo Yeti, con a fianco Bob-Y
e il Capitano. Direzione Bressanone,
statale della Pusteria e Perca, dove abbiamo trovato alloggio presso la pensione Waldhof
e dove ci stanno aspettando Fonzino e Supergiovane
che sono partiti il sabato mattina perché loro fanno solo l’escursione
di Domenica. Dopo poco il nostro arrivo, ci raggiunge anche Dante, che insieme alla sua signora, è alloggiato a Brunico,
anche lui farà solo l’escursione domenicale. Ci sistemiamo nelle stanze
ed andiamo subito a cena, anche perché siamo fuori dagli orari SudTirolesi.
Dopo la cena decidiamo di andare a prendere un caffè in centro a Brunico
e ne approfittiamo per fare due passi in centro mentre qualcuno preferisce
vedere la partita degli Europei in tv. Comunque rientriamo presto perché
ci attende una “levataccia” alle 6,30.
1° giorno, Domenica 27
Giugno 2004
La colazione è fissata alle ore 7.00, ma già alle 6.50
qualcuno si è seduto fuori della sala in attesa dell’apertura, anche
perché molti di noi non hanno fatto un buon sonno, complici i letti non
comodi, i piumoni, ai quali non siamo abituati ed al panettone anteprima
natale 2004 che Ubert(h) aveva
generosamente offerto, anticipato anche da un pandoro mangiato nel
pomeriggio
ad un Autogrill.
Dopo
la colazione e la preparazione degli zaini, si sale sui mezzi per
raggiungere la mèta di partenza, SanCandido.
I mezzi trovano sistemazione nel parcheggio di fronte alla seggiovia
che porta al Rifugio Baranci.
Si comincia la consegna delle biciclette
e chi più chi meno ci mette le
mani, per una gonfiatura per un’ultima registrazione o per un cambio
camera d’aria dell’ultimo momento. Foto di gruppo e partenza,
non
abbiamo ancora fatto duecento metri, e il Dottor
Ekx si ferma imprecando, ha i raggi della ruota posteriore
completamente allentati, il meccanico non ha fatto un buon lavoro. Per
fortuna che c’è lo Yeti , noto
come il mago delle ruote, che con il tiraraggi di Dante,
provvede alla sistemazione della ruota. Si parte davvero, direzione Lienz
in Austria sulla pista ciclabile che
costeggia il torrente Drava,
pedaliamo ad andatura piacevole,
sfilando le numerose persone che la
stanno percorrendo sulle biciclette a noleggio. In breve tempo percorriamo
gli 8 chilometri che ci portano in territorio Austriaco,
anche se l’assenza di frontiere rende impossibile riconoscere il
confine. In corrispondenza di un ponte
che attraversa il Torrente Drava, ci addentriamo verso l’Alpen
Hotel Weitlanbrunn, da dove parte il sentiero in salita n°403
che in
circa 9 chilometri di salita
quasi sempre costante al 10 percento, ci porta alla Malga Leckfeldalm (1970
mt.). La sosta è d’obbligo
per uno spuntino a base di dolci
caratteristici. A questo punto la ri-partenza si fa più difficile in
quanto sappiamo che ci aspetta il tratto più duro e difficile
dell’intera escursione, ed infatti appena dietro la prima curva il
sentiero impenna in una breve ma impegnativa rampa
che ci porta di fronte
alla salita fatta di tornanti sassosi con pendenze eccezionali. Si prova,
chi più chi meno a pedalare con il massimo rapporto e con il sellino in
c… come si dice in
gergo. Brevi tratti di pedalata alternati a tratti con la bici a spinta.
Si incrociano numerosi escursionisti a piedi che ci guardano incuriositi,
alcuni hanno anche un accenno di sorriso, probabilmente si rendono conto
dello sforzo che stiamo facendo. Il gruppo ovviamente si sgrana, nel
secondo tratto il sentiero attraversa dei canali ancora ricchi
di neve
che al nostro passaggio si sfarina e fa sprofondare le
nostre scarpe. Il paesaggio è comunque fantastico, il cielo azzurro
solcato da bianchissime nuvole fa da sfondo ad una piccola cascata
generata da un laghetto poco sopra.
Le ultime piante ci segnalano che
stiamo superando la quota di 2000 metri. Tornanti ripidi ci conducono ad
un piccolo pianoro dove i primi che sono giunti si sono sistemati su un
balcone naturale ad osservare “quelli sotto” che ancora arrancano,
proprio un bello spettacolo, come al cinema o meglio come al circo. In
questo punto, poco sotto la Sella Leckfeld (2321 mt.),
riprendiamo fiato per qualche minuto, Dante freme
e chiede al Cap.
da dove potrebbe scendere. L’itinerario
prevedrebbe la deviazione sul crinale verso la Cima del Monte
Elmo, ma vista l’ora si
decide di tagliare questa variante. E così, dopo la ri-partenza
si giunge alla Sella,
qui
si riesce a convincere Dante a proseguire il nostro
giro. Con un ultimo sforzo si superano (a piedi, escluso il
Cap. che li fa in sella
) gli
ultimi 2 tornanti, ci troviamo così di
fronte al rifugio Sillaner Hutte (2447 mt.) . esattamente sul
confine Italo Austriaco, che ancora oggi è segnalato da bianchi
capitelli in pietra con una linea sul lato superiore e con una lettera “
O ” sul lato Austriaco e una “ I ” su quello Italiano
ed in basso una data : 1920 che ci fa capire ulteriormente, quanto siano
stupide le guerre. Un leggero vento ci rinfresca, mentre si osserva il
panorama mozzafiato delle Dolomiti di Sesto (
panoramica), si
scattano le foto e si riparte seguendo il sentiero di crinale, si
aggira la cima Arnese e
dopo la consultazione delle carte da parte del Cap. e del Giardinaio,
si imbocca il sentiero 133 decisamente in discesa.
Nel primo tratto siamo costretti a
scendere in corrispondenza dei nevai
che si stanno abbondantemente
sciogliendo, ma dopo poche centinaia di metri il sentiero si allarga a
diventare quasi una carrabile, insidiosa per la presenza di molti sassi e
ne sa qualcosa Ubert(h) che “pizzica” per ben due volte le sue
gomme “Kenda”
. Altra vittima, ma con danno più grave, è Tomacche
al quale si rompe un bullone di fermo del perno passante della sua
forcella, un vero problema. Ma la prevenzione e lungimiranza di Cecco,
risolvono il brutto momento. Infatti Cecco
ha una bustina con alcuni bulloncini di varie misure ed uno di questi
risolve in maniera egregia l’emergenza. La discesa prosegue veloce e
divertente fino alla Malga Klambach
(1944 mt.). La sosta e d’obbligo, per uno spuntino, appena arriviamo,
un loquace signore veneto si fa avanti con battute ed esclamazioni più o
meno simpatiche, ma cortesemente invita i suoi
compagni a spostarsi di tavolo permettendo a noi di sederci tutti
insieme. A questo punto ci appare una bella bionda (Giuditta) che si sporge
abbondantemente per prendere le ordinazioni tanto che il suo “decolté”
non passa inosservato,
come i suoi indumenti intimi….ma diciamo che la
fame di companatico ha il sopravvento,
abbondanti taglieri di speck e formaggi con l’immancabile
cetriolo sottaceto ed il rafano, vengono letteralmente “fumati”.
Solo il Ciappa si distingue
ordinando OPS
(
Ova (uova) Patate e Speck)
che è tradizionalmente il piatto di chiusura delle gite Dolomitiche. A
questo punto ci separiamo dai Domenicali, Dante, Fonzino e Supergiovane
che scendono direttamente a Sesto per poi andare a San Candido
e fare ritorno a casa. Ci dispiace un po’, separare la compagnia, ma
ognuno ha le proprie esigenze di lavoro. Il gruppo dei quindici prosegue
sul sentiero di mezza costa 13
in direzione Malga Nemes , da prima su single track in bosco e dopo su strada
sterrata e anche qui Ubert(h)
pizzica, per la terza volta. Dalla malga si imbocca la strada forestale
per Sesto, che abbandoniamo poco dopo in corrispondenza di un
sentiero tecnico che all’inizio è sovrastato da un gigantesco bunker,
residuato di guerra abbondantemente mimetizzato ed ancor oggi
difficilmente individuabile. Il sentiero, all’inizio molto tecnico, si
snoda nel bosco ed è molto divertente, incrociamo nuovamente la forestale
e la abbandoniamo nuovamente in corrispondenza di un bel passaggio in
legno, su un terreno umido, il Giardinaio
ci dice che si tratta del “ biotopo Monte Covolo - Alpe di Nemes….”
, un area protetta. Ancora un
po’ di sentiero e di fronte a noi si presenta l’Hotel
Kreutzbergpass
(passo di Monte Croce di Comelico), siamo sul
confine Veneto / Alto Adige. Un
addetto dell’ Hotel si fa avanti e ci guida verso il garage dove
passeranno la notte le nostre beneamate bikes. Ci assegnano un dependance,
proprio dove c’è il centro benessere e del quale
approfittiamo facendoci un bel bagno in piscina, un idromassaggio e per
tre di noi anche un massaggio tonificante vero e proprio. Purtroppo visto
l’ora non ce la facciamo a farlo tutti. Alle 19.00 in punto siamo tutti
invitati al cocktail di benvenuto. Molto gradito, sia
l’analcolico che l’alcolico. Alle 19.30 tutti a cena. La sala
accogliente e raffinata, ospita numerosi clienti e la presenza del nostro
gruppo dona colore all’ambiente. Dopo la cena ci ritroviamo per un caffè,
ma alcuni vanno subito a letto, seguiti a breve da tutti gli altri, ci
aspetta il secondo giorno di escursione.
2° Giorno, Lunedì 28
Giugno 2004
Stamani il raduno per la colazione è fissato
alle 8.00, ma alle 7.30 siamo quasi tutti attorno ai tavoli del buffet a
riempire i piatti di tutto quanto è commestibile. Dopo la ricca colazione
la foto con lo sfondo della Croda
Rossa
e via di nuovo in
sella, pochi metri di asfalto ed imbocchiamo il sentiero 18, un bel mezza
costa con alcuni saliscendi
che ci conducono ai Prati di Croda Rossa
sotto gli impianti di risalita, sosta in mezzo al prato ad ammirare di
fronte a noi il percorso che avevamo fatto il giorno prima, possiamo
maggiormente apprezzare il bel percorso. Attraversiamo il prato e dopo
aver oltrepassato uno steccato, dopo una brevissima discesa, si para di
fronte a noi un sentiero che porta da una parte al Rifugio
Prati di Croda
Rossa e
dall’altra al Ristorante Rudi. La
presenza di numerosi escursionisti e la bellezza del pratone, ci
convincono ad attraversare quest’ultimo in discesa,
in breve siamo a
sedere ai tavoli del Ristorante Rudi a gustarci un caffè e qualche Strudel,
qualcuno pensa bene di “farsi” un’enorme coppa di gelato. Si riparte
salendo verso il terminale della funivia ed imbocchiamo il sentiero in
discesa direzione Moso da prima sulla sterrata principale, imboccando poco dopo il sentiero 153, ripido con tratti tecnici
e molto bello che ci porta fino ad un
parcheggio. Da qui abbiamo imboccato un bellissimo single track tra gli
alberi
che in breve ci ha portato a Sesto.
Dopo aver attraversato un brevissimo tratto di strada asfaltata,
imbocchiamo una ciclabile che costeggia il Rio
di Sesto
e la strada statale fino ad incrociare la sterrata che sale
ai “Bagni di San Candido”
un enorme rudere, un tempo località termale, una grossa fonte sovrastata
da un cartello che indica le caratteristiche dell’acqua, fiancheggia la
sterrata che sale fino al Rifugio
Baranci ( 1499 mt.).
E’ l’ultima fatica, un bel piatto di OPS
ci attende ai tavoli e nessuno si sottrae al rito, il tutto annaffiato da
un freschissimo Radler. La
presenza di un bob su rotaia, aveva già attirato l’attenzione del
gruppo il giorno precedente, ed molti si lanciano in una discesa
mozzafiato su questo curioso mezzo
, risalendo poi con la seggiovia.
L’ultima vestizione e si riparte o meglio si prova a ripartire, C’aV
ha una ruota a terra, si provvede alla sostituzione e ci si getta in
discesa fino a San Candido, non
prima di aver aspettato Ubert(h)
che ha pizzicato per la quarta volta (un record) la ruota posteriore. In
breve siamo agli automezzi, dopo aver caricato le biciclette sulla furga,
il 97% dei Gumasiani va all’Acquafun di SanCandido,
il restante 3% ( Bob-Y e Duccio)
vanno a fare shopping in centro, a pochi passi. Riusciamo ad immaginare la
curiosità dei frequentatori dell’impianto quando hanno visto apparire
personaggi come Cecco e lo Yeti
che sfoggiavano una “abbronzatura” molto particolare. Alle 17.45 siamo
di nuovo in moto verso casa. Le radio WalkieTalkie tengono in contatto gli
automezzi che fanno la sosta cena all’area di servizio Adige
Ovest. Il rientro alle ore 24.00 circa con scarico biciclette e
scioglimento del gruppo.
Conclusione
E’ stata senza dubbio una bellissima gita,
difficilmente migliorabile, ma anche lo scorso anno avevamo detto la
solita cosa, quindi non possiamo sapere come sarà il prossimo anno, il Cap.
sta già studiando, anzi crediamo che sia già ad un buon punto…ma non
si lasci trapelare niente. Alcuni di noi erano alla prima escursione
Dolomitica: Fullcontact(che non
si è espresso), Donatello (entusiasta al cubo), Cecco (come sopra), Ciappa (nonostante
l’enorme zaino ce l’ha fatta),
Tomacche (un avanese in gita),
I’Pagliai (operatore
ufficiale, ha anche sfoggiato il suo caratteristico costume con i teschi),
Fonzino e SuperG (i fumatori) e il grande Dante
(Ce l’abbiamo fatta a portarlo sulle Dolomiti).
Resoconto
di : Claudio "Bob-Y" e Renzo "il Capitano"
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si vedono le foto
Le Impressioni del
Capitano Itinerario Monte Elmo e Prati di Croda Rossa
Album Foto
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