
Il Crinale del
Pratomagno
Effettuata il 28 Settembre 2005
Ritrovo rituale all'Oasi
Dolce per questa escursione autunnale, siamo in dieci: Claudio "Bob-y",
Renzo "Il Cap", Stefano "Tomacche", Paolo
"I'
Vicius", Mario "Cross", Sandro " I'Pagliai",
Dante "Diesel", Leonardo "Spiaccica", Antonio
"Coppola" e la new entry Alessandro "Il
Fotografo" (in realtà già uscito con i nostri durante
l'estate, ma oggi alla prima "ufficiale". Dopo la colazione di
gruppo, partenza alle 7.00 precise direzione Vallombrosa. Il
viaggio è relativamente breve e la mancanza di particolari intoppi, ci
permette di salire in bici con qualche minuto di anticipo rispetto alla
tabella prevista dal "Cap", ma non prima di essersi
fatti la foto di gruppo. La scattiamo direttamente all'interno del
giardino prospiciente la bellissima Abbazia di Vallombrosa
, luogo
intriso di spiritualità immerso nella meravigliosa foresta del Pratomagno,
altitudine 958 mt. Si parte appunto su asfalto in direzione Saltino/Reggello, dopo poco imbocchiamo una forestale segnata con il n°
12 e
cominciamo la salita non impegnativa tra abeti altissimi e faggi
imponenti . Si nota da subito un forte odore di terra bagnata ed è
evidente la presenza massiccia di funghi che spuntano in maniera
abbondante dal sottobosco circostante . La presenza di numerosi cercatori
indica con certezza che in questo periodo la raccolta risulterà
abbondante, ma il nostro pensiero è rivolto al giro che si preannuncia
impegnativo. Alla partenza il cielo si è mostrato abbastanza grigio e
coperto di nubi che non lasciano filtrane molta luce tra i fitti rami
della foresta che stiamo attraversando, tanto che in alcuni punti
occorre il flash per scattare le foto . In breve arriviamo al bivacco in
località Macinaia (1314 mt.) c'è da dire che questo primo
tratto alcuni di noi lo avevano già percorso in occasione di un'altra
escursione sulle pendici del Pratomagno ( vedi Vallombrosa - Secchieta) ma da questo
punto continueremo su di un sentiero sconosciuto, infatti la forestale
proseguirebbe in direzione del Monte Secchieta, mentre noi imbocchiamo il
sentiero segnato 14. Scendiamo qualche centinaio di metri su di
una sterrata
e poi proseguiamo su uno stupendo single
track in bosco. Dopo un breve tratto a spinta, si apre di fronte a
noi uno stupendo paesaggio di monti e boschi dai colori intensi
del primo autunno,
un bellissimo passaggio su un costone di roccia ci re
immette ancora tra i faggi fino a quando raggiungiamo un punto
panoramico mozzafiato in corrispondenza di una vecchia costruzione (oggi
ristrutturata) che in tempi passati ha offerto rifugio ai numerosi
partigiani che operavano tra questi monti durante la seconda guerra
mondiale . Da qui inizia una ampia forestale che in breve ci conduce alla
Croce al Cardeto , dove incrociamo sia il sentiero di crinale 00,
che una ampia carrabile parallela a quest'ultimo. Il sole ha fatto
breccia tra le nuvole e adesso ci scalda e ci accompagna sulla sterrata
che abbiamo imboccato a destra in direzione del Varco di Reggello, saliamo
leggermente e dopo aver raggiunto questo punto, la strada continua in
discesa fino al bivio per la località Bagni di Cetica,
l'andatura è tranquilla e si ricorda con episodi e battute,
l'escursione che facemmo nel 2003, quando la strada che stiamo percorrendo
adesso, era completamente innevata e la temperatura era molto vicina
allo Zero. Oggi invece la temperatura è ideale e mentre si pedala ci
rendiamo conto di quante auto siano presenti ai lati della strada,
probabilmente sono tutti in cerca di funghi . Prima di raggiungere il Varco
di Castefranco, il Coppola pizzica una ruota e ci fermiamo
per la riparazione. Mentre si sta riparando, il Cap capovolge la
sua RockyMountain per recuperare alcuni metri sul
contachilometri che si era fermato, mediante rotazione a mano della
ruota anteriore, ma la cosa strana non è certo questa, ma in un momento
in cui la sua bici è da sola capovolta, praticamente nel mezzo di
strada, si sente un intenso ma breve " pffffffff ",
caratteristico suono da foratura improvvisa. Ma chi gli ha dato noia ???
Nessuno di noi era vicino alla bicicletta, quindi nessun sospetto. Una
pizzicatura, o meglio una abrasione alla camera d'aria è stata per
così dire " stimolata " dall'aumento di
pressione dovuto al calore del sole . A questo punto Il Vicius,
che negli ultimi tempi è bersaglio del Cap per le continue
forature che subisce, si sfoga con battute più o meno sagaci sulle
strisce antiforatura e sulle camera d'aria nuove. E così dopo la veloce
riparazione del Cap si riparte in salita
fino alla Galleria in
corrispondenza del Varco di Castelfranco, noi proseguiamo dal
lato Casentino fino al bivio della strada che proviene da Poppi.
La fame si fa sentire ed anche se siamo in assenza del Ciappe,
decidiamo di fare una breve sosta al ristorante, prendiamo un caffè, un dolce e riforniamo
le borracce e le sacche . Saliamo ancora verso la croce del Pratomagno
(1591 mt), nostra "Boa", la raggiungiamo dopo una faticosa
salita su prato che sembra trattenere le nostre ruote grasse . La lieve
traccia sul crinale taglia la sommità del Pratomagno ,
questo massiccio che "obbliga" il Fiume Arno ad un
ampio giro attraverso il Casentino prima ed il Valdarno
dopo prima di immettersi nel tratto fiorentino ed è questa la vista che
si ha da questo punto di osservazione. La grande croce metallica domina
il paesaggio , un gruppo di bianche mucche di razza chianina (quella
delle vere bistecche alla Fiorentina ) bivacca poco sotto e qui la
sosta viene prolungata, non se ne può fare a meno . Abbiamo detto che
questo punto è la nostra boa, infatti è così, il tragitto a questo
punto continua sulla via del ritorno, ma proseguirà rigorosamente sul
sentiero di crinale 00. Dopo un piccolo " mangi'ebevi"
fino al Monte Pianellaccio, da qui una breve ma ripida discesa
ci
porta sopra la galleria sul Varco di Castelfranco, qui si
continua in saliscendi fino al Varco alla Vetrice , ancora sul
crinale incontriamo i caratteristici pali a fungo gialli ed
arancio che segnalano la presenza del metanodotto . Praticamente stiamo
pedalando su questo, raggiungiamo con estrema fatica il Poggio Uomo di Sasso (chiamato
così per il grosso ammasso di pietre che o sovrasta ), breve
pausa e poi a "rotta di collo" fino ad una
stazione di spinta del metanodotto, dove arriva dal basso una strada
cementata, noi comunque proseguiamo imperterriti sul faticoso sentiero
di crinale che in questo tratto presenta alcuni brevi tratti in mezzo a
bassi cespugli di ginestra . Durante tutto il tragitto è sempre costante
la presenza di bovini, che lasciano innumerevoli "ricordi"
che
talvolta non sono evitati dalle nostre gomme con conseguente "imbrattamento"
di ruote e telai . C'è anche chi rimane un po' impaurito da questi
grossi ed innocui animali. Il Vicius terrorizzato esclama: "mi
sta guardando dritto negli occhi!"
(brrr!!), mentre il Coppola,
spaventato da un loro movimento, si esibisce in uno spettacolare "capoculo".
Per sua fortuna non cade sui loro "ricordi"! Continuiamo sempre sul sentiero di crinale
fino a quando
raggiungiamo nuovamente la Croce al Cardeto , qui imbocchiamo la
sterrata che in leggera ascesa ci conduce fino alla sommità del Monte
Secchieta, più precisamente fino al Bar Giuntini dove, dopo
aver a lungo pregato la cuoca di farci da mangiare (sono le 15,00), ci
rifocilliamo con tagliatelle ai funghi, affettati e formaggi del
Pratomagno . Rimane da fare solo l'ultimo tratto in discesa, con la
pancia piena e la vista offuscata dal vino e da innumerevoli birre . Dante
e Coppola decidono allora di scendere dalla forestale meno
impegnativa e più scorrevole(segnato 12), mentre i restanti
impavidi imboccano il sentiero 9
direttamente di fronte al bar. Un single track in bosco molto bello, da
primo in leggera discesa e poi...in leggera salita. Dopo poche centinaia
di metri troviamo la strada asfaltata che congiunge Vallombrosa a
Secchieta.... c'è qualcosa che non ci convince e dopo l'analisi
della carta ci accorgiamo che abbiamo commesso un piccolo errore,
torniamo sui nostri passi ed in breve troviamo la deviazione che avevamo
" bucato". Qui il sentiero 9 scende decisamente su
single track molto tecnico, Bob-y è subito vittima di una caduta
leggera, altri passaggi devono essere fatti a piedi dai più a causa delle
numerose pietre smosse presenti sul terreno . Il percorso comunque è
molto bello e dopo essersi immessi in una più ampia sterrata
raggiungiamo nuovamente (questa volta nel punto giusto) la strada
asfaltata, la attraversiamo, siamo in località Paradisino, dove
una costruzione domina dall'alto l'Abbazia di Vallombrosa . Dalla
destra della costruzione, parte un sentiero in discesa lastricato e
subito dopo con ampi gradoni, qui i freeriders del gruppo ricevono la
cosiddetta Ciliegina , in breve raggiungiamo il retro dell'Abbazia e con
poche pedalate siamo alle nostre auto, dove Dante e Coppola ci stanno
aspettando gia da tempo. Un gruppo di turisti ci osserva incuriositi, come alcuni
monaci dell'abbazia, forse non è così usuale vedere di Mercoledì
pomeriggio un "branco di pedalatori vestiti di Rosso".
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