Ed eccoci qua, a raccontare ancora una volta l’escursione
“multigiorno” che il Gumasio Mtb
effettua ogni anno. Come al solito la lunga preparazione inizia praticamente 364
giorni prima della partenza. Il Capitano
inizia a studiare, visionare, informarsi su dove e come realizzare l’uscita. E
non è facile riuscire a miscelare tutti gli ingredienti, non ultimo tra questi,
la sistemazione in strutture tipicamente non molto capienti, quali sono i rifugi
di montagna. La scelta per il 2009 è caduta su un ampio giro antiorario intorno
a Cortina d’Ampezzo. Il caso ha
voluto che il giorno precedente la nostra partenza, ovvero il 26 Giugno 2009,
l’ U.N.E.S.C.O. abbia accettato la
richiesta di rendere il territorio delle Dolomiti “ Patrimonio dell’Umanità” e noi del Gumasio siamo stati sicuramente uno dei primissimi gruppi di
Mountain Bikers a pedalare su questo “ Monumento Mondiale” il secondo sito
naturalistico in Italia, ma
ritorniamo alla pre-partenza: il briefing si è svolto, come al solito, presso
la sede distaccata del Gumasio presso
il Colorificio Cappelli. Pizza e
birra, ultime raccomandazioni e indicazioni ai “nuovi”, consegna sacche e
appuntamento per Sabato 27 ore 6.00.
Primo Giorno – Sabato 27 Giugno
Puntuale l’autobus della SITA con l’autista Umberto
(fratello dell’autista del 2008) e puntuali tutti i partecipanti con le loro
brave sacche, borsoni e zaini
. Si carica nei tempi previsti e l’allegra
comitiva parte, con un pizzico di tristezza per quelli che per una ragione o per
l’altra non erano dei nostri. Durante il viaggio si fa spreco di battute e
ironici commenti su tutto e su tutti. Ma il vero intrattenimento è stato il
mitico “Kriminal” che con i suoi
racconti di vita e scelte di biciclette ci ha fatto letteralmente schiantare
dalle risate, la sua napoletanità e la somiglianza fonetica a Massimo
Troisi sono “micidiali”. La sosta merenda la facciamo dopo il Po
sotto una pioggia battente, tanto che per farci risalire, l’autista ha
affiancato il bus alla pensilina dell’autogrill. La situazione “piovosa”
ci ha un po’ preoccupato, anche perché tutte le previsioni meteo davano
brutto tempo nel week end e affrontare un giro in quota con questa prospettiva,
non è il massimo. Ripartiamo destinazione Cortina
d’Ampezzo e durante il tragitto
sprazzi di cielo nuvoloso si alternano a scrosci di pioggia, ma all’arrivo nel
piazzale della ex stazione di Cortina,
non c’è traccia di pioggia. Si inizia il rimontaggio delle biciclette, la
vestizione ed il completamento degli zaini con tutto il necessario per
affrontare i prossimi due giorni di pedalate
. Nel frattempo il Cap
ha mantenuto i contatti con il Perugino
che, arrivato il giorno precedente insieme all’amico Stex,
sta facendo un giro nella Val Travenanzes
e si dovrebbe ricongiungere al nostro gruppo. Le telefonate però rivelano che
è in ritardo, il Cap va a prenotare
la salita sulla funivia che ci porterà in quota sul Faloria
.
La cabina non è in grado di portare tutti noi e le rispettive biciclette e
pertanto ci dobbiamo dividere in due gruppi. Dopo la salita, pranziamo al Rifugio
Faloria e subito dopo arrivano il Perugino
e Stex: inizia ufficialmente l’escursione. Discesa a picco su Rio
Gere
. Pensavamo ad una discesa più divertente, purtroppo non è così, ma
facciamo alla svelta ad arrivare al ristorante Rio
Gere. Da qui parte la seggiovia che porta in direzione Gruppo
del Cristallo al rifugio Son
Forca ed il Frabibbo e Bandog salgono
con quella. Con il resto del gruppo invece, imbocchiamo un breve tratto di
statale dalla quale una deviazione ci porta al Passo Tre Croci. Qui inizia la prima vera salita verso la prima mèta
del giorno, il rifugio Son Forca
. La
salita è abbastanza ripida ed in alcuni tratti tecnica
, per finire con un
tratto molto ripido che deve essere fatto a spinta
. Ad aspettarci ci sono Frabibbo
e Bandog che ha problemi al rampichino della sua bicicletta, avendo
sostituito catena e pignoni, la moltiplica più piccola si risucchia la catena e
gli impedisce di pedalare, fa appena in tempo a scendere con l’ultima corsa
della seggiovia per ritornare a Cortina
a riparare la bici. Intanto il gruppo prende possesso delle camere, per lo più
a letti multipli, si fanno le docce e ci si prepara per la cena. Fino ad ora
abbiamo fatto
8 km
circa e mangiato tre volte
(?). Alla fine della cena, la titolare del rifugio Son Forca, scende con il fuoristrada a cercare Bandog che sta risalendo, infatti poco dopo lo vediamo arrivare a
bordo del 4x4. Nel dopo cena, come sempre, si chiacchiera si guarda il tragitto
che ci aspetta l’indomani e tra barzellette più o meno esilaranti, con la
cameriera Brasiliana Annie, si fa
l’ora di andare a letto, ma anche in camera si continua a “bischereggiare”.
Secondo Giorno – Domenica 28 Giugno
Sveglia alle ore 7.00, la prima preoccupazione è quella di
guardare il cielo…grosse nubi bianche per niente minacciose, punteggiano
l’azzurro cielo di alta montagna, i colori sono magnifici: è una bella
giornata
. Ricca colazione e si riprendono le biciclette che avevamo lasciato
sotto una tenda, al riparo della pioggia che nella notte è caduta. Subito in
discesa,
direzione Val Padeon,
fino a Ospitale da qui imbocchiamo il tracciato della Vecchia
Ferrovia Cortina Dobbiaco che percorriamo per un breve tratto
fino quasi al Passo Cime Banche. Una
nuova salita fino alla Forcella Lerosa
da prima forestale abbastanza ripida con il fondo rifatto da poco, ma nella
seconda parte meno ripida e con il fondo assai più bello. Nei pressi del valico
ci concediamo una meritata sosta,
il posto è magnifico e
la Croda
Rossa
domina il paesaggio
.
Ripartiamo di mala voglia e dopo aver imboccato la discesa si effettua una
deviazione su di un bellissimo sentiero che ci condurrà nei presi del rifugio Ra
Stua. A poche decine di metri dalla fine del sentiero, in corrispondenza di
un piccolo ponte in legno, la ruota posteriore di Ubert
cede all’improvviso, piegandosi a 90 gradi. Il povero Ubert si ritrova con la schiena a terra, per fortuna l’abbondante
zaino gli fa da protezione e le conseguenze non sono gravi. Purtroppo però la
bici è inutilizzabile
: ruota spezzata, cambio piegato e sella rotta! Si cerca
di contattare l’autista del bus che, nel primo pomeriggio ci dovrebbe
attendere a Pederù, alla fine della
discesa che dobbiamo fare. I telefonini non hanno campo, ma il rifugio Ra
Stua è molto vicino e un telefono fisso ci aiuta a parlare con Umberto,
che era già in viaggio da Cortina a Pederù.
Abbiamo anche la fortuna di trovare un taxi fuoristrada che aveva portato dei
turisti fino al rifugio, dove finisce la strada carrabile. La bici viene
caricata sul Land Rover insieme a Ubert
e andranno a Pederù
dove sull’autobus ci sono un paio di ruote complete che,
preventivamente, Ciano aveva portato
come ricambio. Il gruppo riparte, direzione rifugio Sennes. La salita (che il Cap e Bob-y
avevano già fatto nel 2000 nella prima escursione Gumasiana) è piuttosto dura,
anche per il fondo sassoso ed alcuni tratti devono essere fatti a spinta
. Prima
del rifugio Sennes è prevista una
deviazione verso il Rifugio Biella,
alcune centinaia di metri più in alto, tale rifugio è situato in un ambiente
molto particolare e merita sicuramente la visita
. Il gruppetto che non ha fatto
la deviazione
si avvia al Sennes dove
li aspetta un bel piatto caldo, consumato al tavolo insieme ad un biker
solitario del Santa Fiora Bike sul Monte
Amiata, un certo “Cecca”.
Il resto del gruppo intanto, sta proseguendo verso il Rifugio Biella, ma solo Pantalung
e i’Nero lo raggiungono. Il resto
del gruppo si ferma poche centinaia di metri prima in corrispondenza di un bivio
con un sentiero che riporta direttamente al Sennes
. Non abbiamo notizie sulla ciclabilità di questo tratto ed i
primi 50 mt sono visibilmente da fare ‘bici in spalla’ oltre che in salita.
Senza perderci d’animo scegliamo di proseguire per questo sentiero anziché
tornare sui nostri passi e la nostra caparbietà viene premiata da un esilarante
single track divertentissimo ed in ambiente stupendo. Ultima picchiata sul Rifugio
Sennes e tutto il gruppo si ricompatta per un meritato pranzo. Non possiamo
però permetterci di rimanere a lungo, ci aspetta ancora una salita abbastanza
lunga e dura, non prima di avere “raccolto” Ubert
a Pederù.
La discesa sulla forestale
è veloce e piacevole. Il Perugino ed
il Cap hanno preventivamente
concordato di provare ancora delle varianti al percorso e da ora in poi queste
saranno chiamate ‘Varianti Perugino’
seguite da una numerazione progressiva. Arriviamo quindi alla ‘Variante
Perugino n°1’
che ci fa evitare un tratto di risalita ed è oltre modo
gradita perché più tecnica e
divertente rispetto alla forestale. L’ultimo tratto molto ripido fino ai
famosi tornanti in pietra cementata
richiede un buon impiego di freni, visto
anche la presenza di numerosi turisti per la giornata festiva
. Eccoci nel
piazzale del rifugio, dove il nostro bianco bus ci aspetta. Ubert
sta finendo di rimontare la bicicletta, alcuni di noi ne approfittano per
cambiare gli indumenti nello zaino, chi mangia un gelato e chi riposa le braccia
affaticate dalla discesa. Di fronte a noi si para la lunga sterrata che ci
condurrà all’ Alpe di Fanes Piccola,
al rifugio Lavarella
dove
pernotteremo. La lunga serie di tornanti segmenta il gruppo e gli arrivi sono
piuttosto sgranati, ma alla fine tutti riusciamo a raggiungere quel pezzetto di
paradiso che è la piccola valle. Un insieme di cascatelle, laghetti e prati che
ci lascia affascinati e senza parole, specialmente quando a sera tarda gli
ultimi raggi di sole accendono di rosa le cime più alte
, un quadro mozzafiato
che ripaga senza dubbio dalle fatiche della giornata. La cena è abbondantemente
annaffiata da birre, radler e vino e il dopo cena da grappe varie. Un gruppetto
va a “digerire” con una passeggiata al Rifugio
Fanes a poche centinaia di metri.
Solita chiacchierata e via a letto ci attende l’ultimo giorno di escursione.
Terzo Giorno – Lunedì 29 Giugno
Nella notte abbondanti scrosci di pioggia ci fanno ben
sperare per una schiarita alla mattina ed infatti il cielo è quasi del tutto
sgombro di nubi ed il sole ad oltre
2000 metri
fa sentire tutto il suo calore. Dopo l’usuale abbondante colazione,
si riparte verso il Rifugio Fanes
da dove la strada sale decisamente verso il Passo
di Limo con l’omonimo lago che si para di fronte a noi con i suoi colori
intensi
. Appena imboccata la discesa verso l’Alpe
di Fanes Grande, arriviamo alla ‘Variante
Perugino n°2’ con un'altra deviazione su un single track tecnico, ma non
difficile e in ambiente bellissimo. A meta di questo sentiero ci sono ancora
abbondanti lingue di neve che attraversiamo senza problemi
. Ancora in discesa
sull’ampia forestale
verso le Cascate
del Fanes, ed anche qui un ulteriore “variante” del Perugino,
la n°3
. Quest’ultima però è molto più tecnica e lenta delle precedenti e
permette di esprimere le abilità dei discesisti come Tomacche, Vicius, Woody
e Supergiovane, mentre Melòcche,
che ha imperversato in tutte le salite, si trova un pochino in difficoltà con
la sua leggerissima Scott Scale. Il
sentiero finisce proprio nello spiazzo che conduce alla cascata. Un salto
d’acqua che, per la conformazione, può essere attraversato dal sotto e noi
non ci facciamo sfuggire l’occasione
. Scendiamo al Ponte Outo e dopo poco attraversiamo il torrente Boite
,
ci manteniamo sul lato destro fino a raggiungere il Camping dal quale
imbocchiamo la salita asfaltata fino al Lago
Ghedina, uno splendido specchio d’acqua dai colori indescrivibili,
qui
facciamo una sosta caffè, prima di imboccare la sterrata che ci condurrà al
passo Posporcora. Prima del passo il
sentiero percorre un mezza costa che si apre sulla valle sottostante dalla quale
lo sguardo può spaziare per un lungo tratto fino a Cortina
e grazie al sole lo spettacolo è assicurato. Sul questo
breve tratto abbiamo anche l’occasione per vedere le conseguenze che una
valanga ha provocato, una lunga striscia di alberi piegati e spezzati dalla
forza della massa nevosa. Dopo il tratto di saliscendi, la discesa si fa decisa
per arrivare nuovamente a Ponte Outo,
ci accorgiamo che siamo in forte ritardo sulla tabella di marcia e la prevista
ascesa a Mietres dove avremmo dovuto
concludere con il meritato OPS (Ova
Patate e SpecK) dovrà essere annullata. Si scende a Fiames dove ci facciamo fare dei primi piatti presso un ristorante
sulla strada. Alla ripartenza si cerca l’imbocco della Vecchia Ferrovia che ci
porterà direttamente a Cortina
d’Ampezzo e qui il Perugino
sfodera un'altra delle sue deviazioni, ma al contrario delle altre, questa si
rivela pessima, visto che dobbiamo fare gli ultimi metri con la bici
praticamente sulla testa
. Eccoci sul tracciato della vecchia ferrovia, una vera
e propria pista ciclabile
immersa nella fitta vegetazione, percorsa da decine di
persone in bicicletta e a piedi. L’ultimo tratto è asfaltato
e taglia la
parte alta del paese per finire proprio dove c’è il parcheggio e dove il
nostro bus ci sta aspettando per riportarci nuovamente a casa.
Purtroppo non potremo fermarci a cena dove lo scorso anno, in quanto la strada
di rietro non è la stessa, l'autista ci porta nei pressi della città di Occhiobello
dove ceniamo con antipasti e pizza. Finisce così ufficialmente anche questa
Gita Estiva 2009.
Marco Bandini (Banda),
Massimo Bellosi (Sbracino), Simone
Bellucci (Woody), Riccardo Bitossi (Muschiato),
Claudio Bonistalli (Prsdnt), Hassan
Boustani (BanDog), Renzo Busoni (Capitano),
Stefano Cappelli (Tòmacche), Paolo
Ciani (CianoDis), Corrado Ciappelli (Ciappe),
Massimiliano Ciardi (Ginèlio),
Alessandro Cocchetti (Avanìa),
Roberto Fabiani (Giardinaio), Antonio
Franceschini (Frabibbo), Francesco
Francioni (Catoblepa), Pierluigi
Giffoni (Giancarlo), Roberto Marzi (Ubert[h]), Luigi Mennella (Kriminal),
Alessio Migliori (Aisman), Franco
Morelli (Melòcche), Paolo Paciscopi
(C’aV), Nicola Rugliati (i’Nero),
Stefano Sdei (Stex), Guido Serafini (Pantalung),
Stefano Taini (Perugino), Paolo
Viciani (Vicius) e Roberto Viciani (Supergiovane).
Resoconto by Bob-y e Cap.
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