Monte Coronato

 

 


 

Come oramai è consuetudine in questo 2006, al mattino fa freddo, decisamente freddo, tanto che difficilmente si riesce a credere che siamo alla partenza della gita primaverile: mercoledì 31 maggio. In questo clima “gelato”, al solito ritrovo della Pasticceria Oasi Dolce alle ore 6,30, ci ritroviamo in sette intrepidi bikers: @leador, Bob-y, Capitano, Cappellone, MarioCross, Postinaio e la new entry, Chigus Catoblepa.

In sella

 Dopo il trasferimento, saliamo in bici alle ore 8,45 circa, dal parcheggio di Bagni di Lucca , attraversiamo il fiume Lima e imbocchiamo la salita su asfalto, il morale è come sempre alto ed il tempo si mostra clemente, nonostante le non brillanti previsioni meteo. Arrivati a Granaiola seguiamo le indicazioni che Renzo il Cap. ha ricevuto dal Tiziano Davini, il famosissimo Pazzo di Lucca, infatti imbocchiamo una sterrata che ci permetterà di salire fino a Pieve di Monti di Villa ignorando l’asfalto. La sterrata è bella e passa tra caratteristici casali in pietra, permettendoci anche di ammirare le vallate sottostanti. Arrivati a Pieve di Monti di Villa, c’è una breve sosta per permettere al Postinaio di farsi fare un panino presso l’unica bottega del paese, nonostante i rimbrotti da parte del Capitano, perché ci sta facendo perdere tempo prezioso, ed al pomeriggio è preannunciata pioggia. Al momento di ripartire il Ciappe si accorge che la catena viene regolarmente risucchiata e pensare che l’ha appena sostituita insieme al movimento centrale…. Chi avrà fatto il lavoro? Forse molti di voi sanno gia la risposta. Dopo una breve consultazione, i primi ripartono in direzione Monti di Villa imboccando la sterrata che si trova subito di fianco alla bottega, ma il Ciappe, impegnato a risolvere il problema della catena, non vede i compagni e si tuffa in discesa su asfalto. Infatti, dopo poche decine di metri di sterrata Bob-y si accorge che il Ciappe non lo sta seguendo e tramite la radio si scopre il perché. Il Cap torna indietro anche lui ad aspettare il rientro del Ciappe per proseguire poi nuovamente sulla sterrata. Raggiungiamo gli altri e proseguiamo passando su un vero e proprio tappeto di fiori che le acacie hanno steso sul terreno, ma di lì a breve ci assale il dubbio: sarà la strada giusta? Il Cap telefona al PdL che ci conferma l’errore, torniamo indietro per alcune centinaia di metri e imbocchiamo la strada giusta per Monti di Villa . Questa strada si rivela essere un bel single track dal quale appaiono sullo sfondo le cime gemelle del Pratofiorito e del Coronato: la nostra meta, ma ancora piuttosto lontani. Raggiunto il borgo, molto caratteristico ed immerso nella tranquillità di questi luoghi, il nostro percorso continua su asfalto fino al bivio per il Montefagatesi, ancora in salita fino alla località il Cassaro, dove il Catoblepa si esibisce in un’innocua caduta dovuta al non ancora perfetto adattamento ai pedali spd. Da qui parte la strada per il Monte Pratofiorito che imbocchiamo, inizialmente su asfalto, ma subito dopo diventa sterrata, immersa nei castagni dei quali se ne intravede qualcuno anche molto vecchio di dimensioni notevoli. Un punto panoramico sulle prospicienti Alpi Apuane ci obbliga ad una sosta. Come al solito il Capitano spiega tutti i nomi delle vette, mentre davanti a noi un rapace volteggia nel cielo. Saliamo ancora fino alla Foce al Lago dove un crocifisso fa da punto di convergenza delle strade e dei sentieri , noi imbocchiamo il numero 12 , un largo single track a mezza costa che permette di pedalare facendo scorrere lo sguardo da nord ad est sulle catene montuose che in questa giornata, ancora di sole, mostrano tutta la loro bellezza e maestosità. Qui l’ambiente sa di alta montagna a dispetto degli appena 1000 metri sul livello del mare . In breve si raggiunge la sella che collega le due cime gemelle del Monte Pratofiorito, che in questa stagione si mostra completamente coperto di erba verdissima punteggiata dai fiori gialli e del Monte Coronato, anche questo è completamente coperto di un manto erboso, ma nei pressi della vetta, una massiccia corona di pietra fa sì che questa cima abbia questo nome . Dopo la foto di rito si cerca la traccia che ci porterà attraverso un bellissimo crinale fino alla vetta del Coronato , da qui la vista può spaziare a 360 gradi e spingersi fino a vedere alcune isole del Mar Tirreno, la Gorgona e la Capraia.

 In Vetta, si scende……….

 Ci rifocilliamo a dovere e quando ci accorgiamo che da nord sta sopraggiungendo la pioggia, ci decidiamo a scendere , anche qui seguiamo la debole traccia che dalla cima segue per poche decine di metri il crinale verso sud/ovest e poi si tuffa a mezza costa nell’erba, in fila indiana scendiamo con prudenza ma anche con la voglia di sfidare la gravità in un pendio a tratti molto ripido . Dopo questa inebriante discesa, entriamo nel bosco in una labilissima traccia che ci fa spesso dubitare di esser sulla strada giusta, ma in breve scendiamo fino ad incrociare la sterrata che proviene da il Cassaro, che avevamo fatto poco prima in salita. Qui sosta tecnica per la foratura di @leador, anche lui redarguito perché non munito di strisce antiforatura, breve riparazione e via in discesa fino a località il Cassaro, da qui ancora in discesa fino al Colle a Serra, dove non ci è ben chiaro l’imbocco della sterrata, altra telefonata al PdL che ci chiarisce tutto, ma dopo poche centinaia di metri, le numerose sterrate che ci troviamo di fronte, ci confondono le idee facendoci fare per due volte percorsi sbagliati. Quando ogni speranza sembra perduta, riusciamo ad imboccare la discesa giusta. Questa è senz’altro la discesa più bella dell’escursione, peccato solo che essendo poco transitata è quasi del tutto invasa da rovi, ginestre e altri tipi di piante, ne sanno qualcosa le nostre gambe scoperte . Il Ciappe scende veloce con la sua Gemini e MarioCross, nel tentativo di stargli dietro si esibisce in uno spettacolare capitombolo. Due risate e giù di nuovo. Fatta questa discesa molto tecnica, arriviamo ad un piccolo borgo in pietra: San Gemignano , alcuni abitanti del luogo ci accolgono amichevolmente indicandoci con esattezza la strada della quale abbiamo chiesto informazioni, trasferimento a Longoio su sterrata e attraversando gli stretti vicoli del paesino, imbocchiamo la strada che conduce alla chiesetta della Madonna della Serra, da prima asfaltata e poi sterrata. Di fronte alla chiesetta, inizia l’ultima discesa, consapevoli che oramai il meteo ci ha graziato . Presto diventa più stretta e ripida, e su continui saliscendi caliamo fino ad un agriturismo, proseguiamo su sterrata più ampia fino ad incrociare l’asfalto, da qui intravediamo un sentiero con ampi gradoni in pietra, non ce lo facciamo scappare e giù di nuovo sempre a palla . Uno di questi gradoni tradisce @leador, la sua posteriore viene pizzicottata ed è costretto alla sostituzione nonostante si sia a poche centinaia di metri dall’arrivo.

 A Tavola!

Nel frattempo, il Ciappe si dà da fare e va in cerca di un posto sicuro dove poterci rifocillare e, nonostante sia già tardi per il pranzo, un bar ristorante ci accoglie con quello che è rimasto e noi tutti d’accordo, siamo ben lieti di sederci al vecchio tavolo per ripulire ogni vassoio che ci viene portato di fronte. Per farvi venire l’acquolina in bocca stiamo ingurgitando lasagne, peperonata, salumi, formaggi, frittata di zucchine e nientepopòdimeno che fegato alla veneta! Qualche litro di birra scorre nelle nostre gole per reintegrarci di tutti i liquidi persi nella lunga giornata. Caffè, in qualche caso corretto, ed a malincuore rimontiamo sulle nostre auto.  Sulla strada del rientro qualcuno crolla e si addormenta, gli altri parlano della bella escursione, andata a buon fine in barba alle previsione meteorologiche.

Resoconto  : Bob-y + Capitano

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