
Colline
Livornesi
Effettuata
il 15 Maggio 2002
IL
VIAGGIO
Ritrovo alle 7.00 a
“ La Corte dei Dolci” che oramai è stata eletta Pasticceria
Gumasiana, questa escursione primaverile è la più numerosa che sia stata fatta
dal GUMASIO MTB. Infatti al ritrovo
siamo in 13 : Bob-y, Il Capitano, Tòmacche, Mario “Cross”, Ubert,
I’Giardinaio, Simone “Yeti”, I’Pagliai, Dante, Ciappa “Gensan”,
I’Banda, I’Vicious, e Simone Maestrelli da ora in poi “Magistrelli”,
e per questi ultimi tre è stata anche l’occasione per essere
“Omologati” come nuovi Gumasiani , infatti non avevano mai partecipato ad una escursione sociale
ufficiale. Addirittura I’Magistrelli si è presentato
all’appuntamento con la bicicletta completamente nuova, con tanto di
cartellino e garanzia ancora attaccati al tubo superiore, per non parlare delle
nuovissime scarpe ed attacchi a sgancio rapido. Dopo la ricca colazione si parte
direzione mar tirreno. Si arriva a Quercianella dove si cerca subito un
posto dove parcheggiare le auto, ma Taddeo non è per niente soddisfatto
della sistemazione e, giustamente, s’impunta perché si vada più vicino al
mare possibile. E così è stato, ci siamo sistemati a 8 metri dal mare e visto
che la giornata stava iniziando sotto un bellissimo cielo azzurro, non poteva
che essere la soluzione migliore.
L’ESCURSIONE
Alle
9.00 in punto ci mettiamo in moto, non prima di aver scattato l’immancabile
foto di gruppo questa volta direttamente ad altitudine "0" ovvero sul
mare. In direzione del torrente “Chioma” , appena passati
sotto il ponte della Statale Aurelia, s’imbocca una sterrata a dx in
corrispondenza del “Villaggio Azzurro” procediamo sulla larga
sterrata che costeggia il torrente e dopo averlo attraversato su di un
ponticello in cemento, la strada aumenta di pendenza, in corrispondenza di una
curva la strada sale più decisamente ed abbiamo raggiunto un casolare
abbastanza malandato, ma abitato e “protetto” da numerosi cani (casa Botrone).
A questo punto ci è venuto il dubbio dell’errore, e chiedendo ad una donna,
questa ci ha confermato che la strada non era quella. Siamo tornati indietro e
sulla curva in fondo, abbiamo preso lungo il torrente passando sotto una sbarra
e subito dopo abbiamo guadato il “Chioma”, con qualche piccola
difficoltà visto i grossi sassi che c’erano. Da qui inizia un bel single
track in bosco che ci porta, dopo un po’ ad un nuovo guado del torrente,
questo è molto più facile da passare, anche se più profondo.
Dalla parte opposta ci aspetta di nuovo una sterrata che dobbiamo
raggiungere attraversando un campo, appena giunti sulla sterrata dove inizia
l’anello che dovremo percorrere, dalla direzione di Montenero giunge un
biker che il Capitano e Tòmacche conoscevano già, è Turini
che corre nei vari campionati Uisp ed è anche uno che va forte. Dopo essersi
soffermato a salutare, ci chiede quale sia la nostra direzione e ci fa sapere
che la strada dalla quale lui proviene, e che noi dovremo fare al rientro, è
piuttosto sciupata anzi, citando le sue parole,“ E’ Tutta un " Rafanaio” , poi ci invita a seguirlo, ma il rifiuto nostro è gentile ma
deciso. Infatti Lui riparte e con tre pedalate scompare dalla nostra vista. Da
questo punto s’inizia anche la salita su strada sterrata abbastanza larga con
una pendenza del dieci percento circa, chiamata anche "La Viperaia".
Qui il gruppetto si sgrana ed il Magistrelli
paga ovviamente pegno alla sua lunga inattività, facendosi attendere molto a
metà salita, con grande gioia di Corrado GenSan, che questa volta aveva
qualcuno da attendere! Una volta ripartiti si passa da un tratto più difficile
perché il fondo è più brutto e la presenza di un tubo in plastica per
l’acqua, in alcuni tratti scoperto, non ci rende molto tranquilli, alcuni
l’hanno fatto a piedi perché è uno di quei classici pezzi dove, se perdi la
pedalata, è impossibile ripartire. Durante la piccola sosta per “raggrumarsi”
incontriamo un Biker “MarioMoto”, la famosa squadra di Livorno, che esorta il Magistrelli a rimanere in sella anziché andare a
piedi. Dopo aver trovato un paio di cani sciolti che avevano intenzione di
ruzzare, si giunge al paese di Nibbiaia. Da qui si scende su asfalto per
qualche centinaio di metri, ma subito s’imbocca una nuova sterrata che ci
porterà ad attraversare Poggio d’Arco. La strada è prevalentemente in
salita ed Uberth e Tòmacche non mancano di sfottere il capitano,
il cui road book segnava un bel tratto di discesa. Arrivata finalmente la
discesa, si raggiunge la strada asfaltata che collega Livorno a Gabbro,
scendiamo sull’asfalto e la strada bella larga ci stimola e giù in velocità,
anche perché nel breve tratto che abbiamo appena fatto in salita, due ciclisti
(probabilmente Under 23) ci hanno passato con facilità. Ed appunto qualcuno
allunga, tra i primi a buttarsi a capofitto c’è Dante a bandierina,
c’è Tòmacche (che però preferisce le discese sterrate) ed il Viciani.
La foga ci impedisce di valutare bene dove dobbiamo svoltare ed infatti ce ne
rendiamo conto qualche centinaio di metri più giù. Fatto il punto si risale
brevemente fino alla località Le Palazzine, dove inizia una larga
sterrata segnata con 00 che taglia il bosco completamente bruciato alcuni anni
orsono ed ora faticosamente rimboschito da bassa macchia mediterranea. Il
sentiero è ampio, il fondo molto sterrato e ben asciutto anche se in alcuni
punti il passaggio di fuoristrada ha creato profonde buche ancora piene
d’acqua, ed è per scansare una di queste che I’Viciani scivola quasi
da fermo e sì “scartavetra” gamba,
caviglia, ginocchio e avambraccio destri. Ma niente di grave, se non fosse già
scivolato poche centinaia di metri prima. Si riparte e si continua la salita sul
crinale che in breve ci porterà ai 300 metri sulle pendici di Poggio Caprone,
si prosegue in direzione del Monte Nero che aggiriamo da Nord Est, in
corrispondenza di una sbarra ci raduniamo ed il Capitano va a fare una
verifica salendo sulla ripida e diritta sterrata che porta alla sommità del
monte, lo segue un indomito Dante. Il capitano riscende e ci
annuncia che la strada finisce in corrispondenza della vetta dove c’è un
monumento ai caduti. Dante rimane ad aspettarci per scattare delle foto e
per non deluderlo decidiamo comunque di salire. Arrivati in cima, effettivamente
la vista ci ha ripagato della fatica, da lassù si vede buona parte della costa
Livornese e tutta la città portuale. Durante questa sosta, l’attimo di
brivido lo dà Bob-Y che fermatosi al bordo del monumento, una specie di
vasca in cemento profonda circa un metro e mezzo, manca l’appoggio del piede
destro e va in caduta libera trascinando dietro la bicicletta che gli è rimasta
attaccata al pedale sinistro. Grosso spavento perché la caduta è di
spalle/testa sul fondo ricoperto di sassi piuttosto grossi. Per fortuna lo
zainetto ed il casco hanno evitato il peggio, facendo risolvere il tutto con
qualche abrasione alle gambe e qualche piccolo ematoma alla spalla sinistra. Da
notare che tutto questo trambusto è stato filmato quasi completamente dal capitano
che, come novello cine operatore, stava impugnando la telecamera ed ha
potuto riprendere in diretta. Verificato il tutto, si riparte in direzione della
strada asfaltata che porta al santuario della Madonna di Montenero, si va
in direzione di Quercianella e dopo qualche centinaio di metri si imbocca
una nuova sterrata in discesa piuttosto ripida e tagliata da grosse traverse di
legno ed è su questo tratto che si trova il Rafanaio
già
citato dal Turini . In effetti alcuni tratti sono stati resi
impraticabili dal passaggio di veicoli e
su alcuni passaggi siamo anche costretti a scendere, ma c’è anche chi, come
il Viciani, che non solo lo vuol fare in sella, ma lo vuol fare anche a
tutto fòco ed inevitabilmente cade. Congratulazioni, tre cadute all’esordio ufficiale
gumasiano, sono un bel record! Il suo “compare” Bandini invece si
impegna di più sulle ardimentose salite, riuscendo ad essere sempre un po’ più
veloce. I’Magistrelli ha problemi con i freni a disco della sua nuova
bicicletta, la lunga discesa ha fatto scaldare l’olio che a sua volta ha
bloccato i pistoni dell’anteriore, s’interviene raffreddando i freni e
aumentando leggermente il “gioco” delle pasticche. Si giunge rapidamente
alla fine della discesa con un bel guado sul Botro Quarata, dove Taddeo
ci delizia con il suo propiziatorio verso dello Yeti. Da qui si prosegue a
destra costeggiando il torrente, per arrivare ad incrociare il sentiero lungo Il
Chioma che
avevamo percorso
all’andata. Si guada nuovamente il torrente e si ripercorre tutto il bel
single track lungo il corso dello stesso. Arriviamo a Quercianella intorno
alle ore 12.30 ed in men che non si dica molti infilano il costume e si
precipitano nell’acqua per un bagno rinfrescante, in realtà l’acqua non è
molto fredda e la temperatura esterna invita molto. Tra l’altro tra di noi
c’è chi, come MarioCross e I’Pagliai, che passano metà della
loro vita nell’acqua, quindi sono ben temprati.
IL PRANZO
Un
po’ di relax sulla spiaggetta sassosa. L’orario e lo stomaco reclamano,
pertanto si affrettano le operazioni di cambio vestiti, smontaggio e caricamento
bici. Il ristorante Novelli ad Antignano ha preparato un bel
tavolone
sulla terrazza a mare. Cacciucco (il tema principale
dell’escursione) e frittura di paranza per tutti, a dire il vero il
cameriere non fa in tempo a portare i vassoi pieni che deve già ritirare “i
vuoti”, comunque già rigovernati dalle “scarpette” dei presenti,
mentre il tutto viene annaffiato da un ottimo “Montescudaio” bianco fresco.
Dopo circa un ora e mezza di quasi silenzio dovuto all’impegno delle
mandibole, si riapre la giostra delle bischerate mentre il cameriere ci porta Sgroppini
e Ponce. Appesantiti ma soddisfatti concludiamo l’escursione sulla
terrazza a mare dove si fanno le ultime battute, ma dove nessuno di noi ha il
coraggio di alzarsi per ripartire. L’orologio ci riporta alla realtà e
mestamente ci avviamo alle auto guardando con invidia le poche persone che,
pochi metri più in basso, stanno godendosi gli splendidi raggi di sole di
questo mercoledì di metà Maggio.
Cliccando
su si vedono le foto
Resoconto a cura della redazione del Gumasio Mtb ed in particolare da Bob-Y
e dal Capitano
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