Le CinqueTerre

IL VIAGGIO
Finalmente
ci risiamo, lo
scorso anno una nevicata improvvisa ci aveva costretto a tornare indietro
all’altezza di LaSpezia, ma avemmo modo di effettuare una
escursione altrettanto bella sulle Apuane: Il Monte Folgorito.
Un anno dopo ci riproviamo, Mercoledì 23 Gennaio 2002 ore 6.30 si riparte
per le Cinque Terre. Il ritrovo è come sempre davanti Ius Luce,
ore 6.20, in modo da poter caricare le bici in macchina, e partire alle
6.30 come preventivato. C’è però la macchina di Uberth, con la
famiglia Pagliai a bordo, che parte alla stessa ora, ma davanti un
altro negoziante di mobili, l’Orma Casa. Siamo in nove a
partecipare a questa gita, infatti oltre ai gia citati Uberth, Dante
e Sandro, ci sono anche Mario, Renzo ed il “Bob-y”
con l’ormai mitico Ulysse bianco, gia compagno di memorabili
avventure ed una new entry: Roberto “il Giardinaio”, che
mette a disposizione il suo Ulysse per caricare con se anche Simone
e Tòmacche. Il ritrovo vero e proprio è fissato
all’autogrill di Pontedera, sulla FI-PI-LI, dove tutti gli
equipaggi si ricongiungono per fare una fumante colazione, per molti di
noi è già la seconda. Il tempo quest’anno sembra non volerci
riservare la sorpresa dello scorso anno (neve n.d.r.), anche perché
abbiamo portato con noi il parafulmine Uberth, quindi dovrebbero
essere scongiurati rovesci o precipitazioni varie. Uberth comunque
sta per giocarci un brutto scherzo, per errore imbocca con la sua auto
l’uscita per il Passo della Cisa, forse crede che in programma ci
sia una escursione appenninica! Ci raduniamo all’uscita di La
Spezia e l’ultimo è sempre “Lui”, direzione La Spezia
città e si prosegue in direzione Campiglia(mt.380 slm), si
sale al paese per una strada abbastanza stretta e appena arriviamo
nella piazzetta della chiesa ci accorgiamo che la strada finisce lì. Il Capitano
chiede all’unica persona che troviamo in strada dove si trova il campo
sportivo, da dove era prevista la partenza, ma lo stupito signore gli fa
notare che oramai da anni non esiste più, al suo posto c’è un triste
spazio spianato per parcheggiare le auto. Parcheggiamo lungo la strada
dalla quale si ha una stupenda vista sul golfo di La Spezia. Dopo i
preparativi ci raduniamo di fronte alla chiesa (384 mt.) per la foto di
rito della partenza,
anche da questa posizione si ha una notevole vista
panoramica sulla costa a nord ovest di Portovenere.
L’ESCURSIONE
Siamo
praticamente in sella alle ore 9.15, e si imbocca subito il sentiero Cai n°4/a
in salita, che troviamo abbastanza faticosa, anche perché siamo a freddo.
Dopo pochi metri la strada diventa sterrata e sale in bosco su fondo
abbastanza buono. La prima parte del tracciato si snoda in un boschetto di
pini marittimi che ci regala ogni tanto qualche scorcio panoramico sul
mare sottostante. Il tragitto si rivela ben segnalato dal road-book in
nostro possesso, il Capitano da le indicazioni sul tracciato da
percorrere e dopo alcune curve imbocchiamo un bel single track segnalato
come “Palestra nel Verde”. Infatti al culmine di un breve dislivello,
troviamo un attrezzo ginnico di legno e acciaio inox.
Questo è il primo
di una serie che troveremo lungo il saliscendi del sentiero, molto bello e
facile da pedalare, così arriviamo senza difficoltà e con molto
entusiasmo nei pressi del valico di S.Antonio (mt.510 slm), dove
c’è una cappella ed un bar estivo con area attrezzata per il picnic.
Qui arriva la prima foratura, anzi uno strappo di valvola. E’ Simone,
che sostituisce la camera d’aria. L’occasione è ghiotta per
sperimentare la nuova pompa, di O-mar direte voi!, no: di Mario!
(quella di O-mar è ancora nel garage di Uberth, e poi O-mar era
l’unico assente ingiustificato) Mario
vorrebbe usare per la prima volta la nuovissima pompa, ma al momento non
riesce ad “innescarla”. Si riparte verso il Colle del Telegrafo
(516 mt.), ancora un tratto di crinale e poi cominciamo a tuffarci giù
per una stradina asfaltata
con traverse micidiali ed invisibili che mettono a dura prova il nostro
“soprasella”. La stradina ci fa venire il magone, perché sappiamo che
più tardi dovremo farla in salita al ritorno. A metà imbocchiamo un bel
single track in discesa che ci conduce al Santuario della Madonna di
Montenegro (mt.341 slm),
da qui la vista spazia da Portovenere
a Sud Est fino a Riomaggiore
a Nord Ovest. Il cielo è nuvoloso con qualche squarcio che lascia
filtrare i raggi del sole che illuminano a tratti il mare abbastanza
calmo.
Giriamo intorno alla chiesa e proseguiamo sul sentiero che scende in maniera decisa, dopo
aver percorso alcune scalinate.
Una curiosa macchina staziona a fianco del
sentiero, altro non è che un motore con cremagliera che traina due
piccolissimo vagoncini che servono a trasportare le persone al Santuario
su una monorotaia che si inerpica tra i ripidi campi e vigneti, infatti
questo tipo di mezzo di trasporto è impiegato principalmente per
facilitare il lavoro agricolo. La discesa che affrontiamo adesso è
piuttosto tecnica, con molti sassi e lastroni abbastanza viscidi, ma quel
che è peggio, c’è un grosso tubo nero per l’acqua che ogni tanto
emerge dalla terra, attraversa il sentiero e che ci costringe a scendere
per scavalcarlo, non provate mai a saltare questo tipo di tubi, sono
estremamente scivolosi. Poco prima di incrociare la strada asfaltata, ci
sono delle traverse in cemento che mettono a dura prova le nostre ruote,
infatti su una di queste, Roberto “il Giardinaio” spacca una
camera d’aria della sua “Jeckill”. Ancora una scalinata,
questa da percorrere a piedi, ed entriamo in Riomaggiore, primo
paese delle cosiddette “Cinque Terre”. Abbiamo fatto 500
metri di dislivello in discesa e siamo tutti soddisfatti. Si scende fino
alla Stazione ferroviaria e da qui si salgono i pochi gradini che sono
anche quelli che danno inizio alla famosa “Via dell’Amore” .
Si
sconsiglia di farla nei giorni di affollamento, anche perché è vietata
alle biciclette ed è anche a pagamento. Comunque nei giorni feriali
d’inverno non ci sono problemi, l’affluenza è minima se non
inesistente. Comunque l’esperienza è bellissima, si pedala in sicurezza
sul selciato a strapiombo sul mare, per un breve tratto la “Via” è
coperta da un tunnel con ampie aperture laterali . Con poche pedalate si
giunge a Manarola altro incantevole paesino delle CinqueTerre.
Raggiungiamo la piazzetta sul lungomare, attraversando la
strada principale che vede parcheggiate sui lati le barche dei pescatori.
Si và a fare le foto e da quella prospettiva si nota tutta la bellezza
del posto. E’ ora di ripartire, non prima di aver mandato una cartolina
a “O-Mar” che non
ha voluto essere dei nostri. A questo punto dell’ escursione, si
comincia a risalire per arrivare al paese di Volastra (340 mt. slm). Ci aspetta una salita lunga, faticosa e
purtroppo tutta asfaltata, infatti i sentieri per raggiungere Volastra
non sono praticabili per le Mtb. Nella salita si accende una bagarre con
la prima vittima: Tòmacche, che nell’intenzione di riprendere i
fuggitivi, scoppia al momento in cui li aveva quasi raggiunti. Ci
ricompattiamo nei pressi della chiesa di Volastra e da qui iniziamo
una stradina in falsopiano che ci permette di pedalare in gruppo
chiacchierando per circa 6 kilometri. Al cimitero (380 mt. slm) finisce
l’asfalto, é la suddetta sterrata detta “dei Santuari” che
taglia in quota la “Costa di Campione” . Abbiamo notato che
recentemente è stata spianata e che ci sono segnali inequivocabili di una
prossima se non imminente asfaltatura, un vero peccato. A metà di questa
stradina facciamo una sosta
ristoratrice, Tomacche ha un’infinità di barrette, mentre Roberto
tira fuori dallo zaino addirittura un panino vero! Rifocillati
a dovere ripartiamo continuando a ridere e scherzare, infatti molti di noi
non sono ancora consci che dovremo affrontare ancora la salita asfaltata
piena di traverse, che ci aveva fatto venire il magone quando la
percorrevamo in discesa, addirittura Tòmacche chiede se per caso
le salite siano finite. Ma La risposta non si fa attendere, infatti alla
fine dello sterrato comincia la famosa stradina che, con una pendenza
atroce (22%), ci riporta a riconquistare il crinale. Dopo aver ripreso
fiato e dopo che Bob-y ripara un piccolo inconveniente ad un pedale
della sua bici, ripartiamo di nuovo allegri, consapevoli che le vere
fatiche sono ormai concluse. Ripassiamo di nuovo dal valico di S.Antonio
e dopo un ultimo strappo, arriva la sospirata discesa nel tratto
denominato “palestra nel verde”, dove Bob-y sbaglia
momentaneamente strada, seguito da Simone e Roberto. Uberth
ne approfitta per fare un pò di streching alla schiena. Con un ultimo
tratto in discesa a velocità sostenuta, riconquistiamo la chiesa di S.Caterina
di Campiglia, nelle cui vicinanze avevamo lasciato le auto.
IL PRANZO
Ci
rivestiamo in abiti civili, e qui Roberto ci mostra tutto il suo
armamentario per il lavarsi dopo le escursioni, mentre Bob-y è
alle prese con l’allarme della sua auto che non vuol smettere di
suonare. Nel frattempo Simone ci delizia con il suo canto
propiziatorio di fine escursione: il verso del montone. Uberth lo
riprende con la videocamera nella speranza che il filmato non faccia la
fine di quello del SassoPiatto! A questo punto
la mèta diventa Portovenere, per trovare un buon ristorante
che chiuda la gita in maniera egregia. “Uberth”, vecchio lupo
di mare, ci porta alla “Osteria del Caruggio”. Buon
pranzo a base di “Mes-Ciua” tipica
zuppa di ceci, fagioli e farro; “Polpo, Acciughe e Cozze Ripene”
in doppia razione e Torta Genovese ( praticamente un panettone
schiacciato). Vino Bianco, e Vinsanto.Dopo, non contenti
delle fatiche sostenute fin qui, seguiamo tutti Uberth
fin quasi
sulla sommità del Castello di Portovenere, da dove si può
ammirare l’isola Palmaria e tutto il promontorio. In effetti il
panorama è stupendo, ma il fiatone non accenna a placarsi. Prendiamo un
caffè nell’unico bar aperto e ripartiamo alla volta di casa. Ci
ritroviamo ancora da Ius Luce, ma non ci sono Dante, Sandro
ed Uberth. Si sono fermati al Centro Commerciale Dei Borghi!
Uberth non può proprio stare senza spiare la concorrenza!
Alla prossima!
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Dati dell’escursione:
Km
Totali - 30
In
sella - 2 ore 42 minuti
Dislivello
totale in salita - 840 mt.
Pendenza
massima in salita - 22 %
Pendenza
massima in discesa - 29 %
Altezza
massima (slm) raggiunta - 561 mt.
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Resoconto:
Claudio “Bob-Y”, Renzo “il Capitano”
Dati
: Stefano “Tòmacche”
Foto:
Dante, "i'Giardinaio", "il Capitano", Sandro e Bob-Y
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