Casentino, Eremo di Camaldoli


Effettuata il 19 Maggio 2004

A questo appuntamento primaverile siamo solo in cinque : Renzo “il Cap.”, Claudio “Bob-y”, Riccardo “Duccio-Dis”, Roberto “ il Giardinaio”  e Corrado “Ciappa”. La partenza, dopo abbondante colazione, alle 7,15 dall’Oasi Dolce. Da qualche giorno la stagione volge al meglio con giornate piene di sole e temperatura tardo-primaverile, caldo ma non troppo. Direzione Firenze Sud, Pontassieve, Passo della Consuma, Stia da dove imbocchiamo la statale che conduce al  Passo della Calla, dopo circa 8 km fermiamo le auto nello spazio antistante la sterrata che conduce all’agriturismo Montemezzano. Dopo il “riassemblaggio” delle bikes, che per Corrado “Ciappa” è più lungo degli altri, si fa la foto di rito e si parte, dopo la prima breve rampa in corrispondenza di un bivio, la sbarra ci indica l’inizio del nostro sentiero. Si sale senza troppa fatica, come sempre tra battute e ritornelli di canzoni. In breve tempo si raggiunge la quota di 1303 metri in corrispondenza di un fitto bosco di abeti che, nonostante la giornata di sole pieno, richiederebbe l’illuminazione per il suo attraversamento, ma la vallata che si apre subito dopo ci rasserena ulteriormente la mente. DuccioDis intanto chiede informazioni sulla segnaletica e viene prontamente rassicurato dal Capitano. Cominciamo la discesa, sempre su carrabile sterrata ma ben tenuta e dove incontriamo un mezzo autorizzato: meno male non dietro una curva! Si continua fino al Capanno Maremmana, da qui è di nuovo salita e piuttosto ripida, tanto che Ciappa decide di fare qualche tratto a piedi, sbeffeggiato prontamente dal Capitano. Il tratto irto dura poco ed al bivio successivo  non possiamo fare a meno di fermarci per poterci sdraiare nel bel mezzo di un prato completamente illuminato dal sole e che ai margini presenta moltissime piante di giunchiglia pronte a sbocciare , una vera visione paradisiaca, facciamo una breve merenda per la gioia del Ciappa che da tempo la chiedeva insistentemente e cogliamo l’occasione per inviare una foto a Paolo “Vicious” che ci odierà per questo. Dal  pratone imbocchiamo il sentiero che attraversando un bosco di abeti e faggi  porta al Giogo di Seccheta. Nel primo tratto la pendenza è decisa ma non impegnativa , mentre nel secondo tratto siamo costretti a fare anche dei brevissimi tratti a spinta causati dalla presenza di uno strato abbastanza alto di foglie secche. In breve siamo sul sentiero di crinale 00 al Giogo di Seccheta (1383 mt.) Il giro prevedeva che prendessimo la direzione di Poggio Scali / Passo della Calla, ma visto che abbiamo fatto presto decidiamo una deviazione verso l’Eremo di Camaldoli. Ed  infatti imbocchiamo a destra il sentiero 00 che attraversa un bellissimo prato nel quale una coppia di escursionisti (molto probabilmente stranieri) stanno seminudi a prendere il sole. Leggero saliscendi fino a quando non incontriamo un sentiero a destra segnalato come 68, ma che sulla carta topografica Multigraphic è erroneamente indicato come 70, ma il Cap. con sicurezza dice che è quello giusto. Si scende decisamente nel bosco con grande gioia dei quattro Full Suspended presenti , poco dopo il sentiero costeggia un recinto ed il fondo con sassi smossi, tradisce Roberto “Giardinaio” che dopo un’intraversata decisa, sbatte violentemente con il fianco sinistro per terra. Per fortuna si tratta solo di una forte contusione. Si riparte e la discesa sempre a pendenza decisa e costante si inoltra con splendidi toboga tra gli alberi della foresta casentinese: uno sballo ! Si sbocca dal bosco proprio di fronte al  muro di cinta nel retro dell’Eremo di Camaldoli, luogo di pace e di preghiera, dispiaciuti perché il sentiero è già finito. Sosta obbligata per rifornire le borracce con la freschissima acqua che sgorga dalle 2 fonti sul muro anteriore dell’Eremo. Una visita al negozio che al momento è invaso da una rumorosa scolaresca in gita e la commessa sta “impazzendo” tra scontrini, sacchetti, souvenir e ragazzini vocianti. Si riparte in salita direzione … proviamo ad imboccare il sentiero segnato … ma dopo pochi metri ci rendiamo conto che non è affatto pedalabile, ma si può supporre che sia ottimo per una bella discesa con Full Suspended, un sentiero quasi gemello al n° 68 che avevamo percorso poco prima. Torniamo sui nostri “passi” e ritorniamo a pedalare sulla provinciale immersa nel verde che in 3 km ci porta ai 1248 mt.   di Prato alla Penna. Da qui imbocchiamo il sentiero di crinale 00 attraversando una sbarra ed inoltrandoci nuovamente nel bel mezzo del Parco delle foreste casentinesi . Su un saliscendi veloce accade il fattaccio, Roberto “Giardinaio” sente inchiodarsi la ruota posteriore della sua fiammante Kona Coiler, cos’è successo ?  Un raggio ha agganciato la gabbia del suo XTR trascinandola e facendogli fare un giro quasi completo della ruota, con tanto di avvolgimento della catena tra il pacco pignoni ed il mozzo con conseguente spostamento di quest’ultimo dalla ruota libera, insomma come si suole dire “ Un bel casino”. In un primo momento il danno sembrava meno grave e si ipotizzava la possibilità di bypassare il cambio accorciando la catena su un rapporto medio che permettesse di pedalare. Ma ad un analisi più approfondita l’unica cosa che rimaneva da fare era quella di smontare tutto: catena, cambio, pacco pignoni. Fatto questo allo sfortunato “Giardinaio” non rimaneva altro che tornare verso l’Eremo di Camaldoli in discesa libera. Con  grande dispiacere i quattro rimanenti siamo ripartiti sullo 00 in direzione del Giogo di Seccheta e poi verso Passo Porcareccio, qui abbiamo a sinistra il già citato Parco delle Foreste Casentinesi e alla nostra destra l’Area protetta di Sasso Fratino, praticamente stiamo pedalando sugli unici 150 cm di sentiero disponibili in quanto le aree sono a protezione totale. Tra saliscendi più o meno ripidi, attraverso spiazzi verdi e faggete ombrose arriviamo in prossimità di  “Poggio Scali” (1520 mt.) Il punto più alto dell’itinerario. Qui si lascia le bici (anche perché non sono ammesse) e con una brevissima salita a piedi si arriva in cima al “Poggio” dal quale si apre una vista mozzafiato che và dalla valle dell’Arno al mare Adriatico una leggera brezza ci accarezza e nostro malgrado dobbiamo continuare. Sempre sul sentiero di crinale, si attraversa uno stretto passaggio su un dirupo dal quale si vede a destra l’azzurro bacino idrico di Ridracoli . Dopo aver oltrepassato il poggio Pian Tombesi (1465 mt.) e il Poggione (1425 mt.)  appena inizia la discesa ci appaiono alcuni giganteschi blocchi di pietra che sembrano essere stati portati li chissà da quale gigante, una cosa veramente singolare. Anche qui la discesa è molto divertente, sufficientemente tecnica, ma non troppo, e tutti ci lanciamo a tutta birra verso il Passo della Calla alternando anche brevissimi tratti di ripresa in salita dove dobbiamo pedalare. Arriviamo in breve al Passo (1296 mt.) , qui imbocchiamo una forestale in discesa che ci evita un bel po’ di asfalto. Arriviamo alle auto e ci rivestiamo di abiti “civili” apprestandoci ad andare a recuperare Roberto “il Giardinaio” che nel frattempo è sceso dall’Eremo fino a Pratovecchio e poi a piedi fino a Stia, evitandoci così di fare 18 km di asfalto per ritornare all’Eremo. Dopo il recupero si risale verso La Consuma, dove ci attende la famosa schiacciata accompagnata da abbondanti affettati misti e formaggi, con vino birra ed una buonissima torta di ricotta. Appagati nel corpo e nella mente risaliamo in macchina per l’ultima difficoltà della giornata: il ritorno a casa dall’autostrada del sole prima e dalla superstrada dopo, una  abbondante scorpacciata di gas di scarico tra le file di auto e camion…purtroppo.

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Resoconto: Bob-Y e Capitano

Foto scattate da Bob-y e Giardinaio

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