A questo appuntamento
primaverile siamo solo in
cinque : Renzo “il Cap.”, Claudio
“Bob-y”, Riccardo “Duccio-Dis”, Roberto “ il Giardinaio” e Corrado “Ciappa”. La partenza,
dopo abbondante colazione, alle 7,15 dall’Oasi Dolce. Da qualche giorno la
stagione volge al meglio con giornate piene di sole e temperatura
tardo-primaverile, caldo ma non troppo. Direzione Firenze Sud, Pontassieve, Passo della Consuma, Stia da dove imbocchiamo la
statale che conduce al Passo della Calla, dopo circa 8
km fermiamo le auto nello spazio antistante la sterrata che conduce
all’agriturismo Montemezzano.
Dopo il “riassemblaggio” delle
bikes, che per Corrado “Ciappa”
è più lungo degli altri, si fa la foto di rito
e si parte, dopo la
prima breve rampa in corrispondenza di un bivio, la sbarra ci indica
l’inizio del nostro sentiero. Si sale senza troppa fatica
, come sempre tra
battute e ritornelli di canzoni. In breve tempo si raggiunge la quota di
1303 metri
in corrispondenza di un fitto bosco di abeti che, nonostante la
giornata di sole pieno, richiederebbe l’illuminazione per il suo
attraversamento
, ma la vallata che si apre subito dopo ci rasserena
ulteriormente la mente. DuccioDis intanto chiede informazioni sulla
segnaletica e viene prontamente rassicurato dal Capitano.
Cominciamo la discesa, sempre su carrabile sterrata ma ben tenuta e
dove incontriamo un mezzo autorizzato: meno male non dietro una curva! Si
continua
fino al Capanno
Maremmana,
da qui è di nuovo salita e piuttosto ripida, tanto che Ciappa
decide di fare qualche tratto a piedi, sbeffeggiato prontamente
dal Capitano. Il tratto irto dura poco ed al bivio successivo
non possiamo fare a meno di fermarci per poterci sdraiare nel bel mezzo di
un prato completamente illuminato dal sole e che ai margini presenta
moltissime piante di giunchiglia pronte a sbocciare
, una vera visione
paradisiaca, facciamo una breve merenda per la gioia del Ciappa che
da tempo la chiedeva insistentemente e cogliamo l’occasione per inviare
una foto a Paolo “Vicious” che
ci odierà per questo. Dal
pratone imbocchiamo il sentiero che attraversando un bosco di abeti
e faggi porta al Giogo di Seccheta. Nel primo
tratto la pendenza è decisa ma non impegnativa
, mentre nel secondo tratto
siamo costretti a fare anche dei brevissimi tratti a spinta causati dalla
presenza di uno strato abbastanza alto di foglie secche. In breve siamo
sul sentiero di crinale 00 al Giogo di Seccheta (1383 mt.) Il
giro prevedeva che prendessimo la direzione di Poggio Scali / Passo
della Calla, ma visto che abbiamo fatto presto decidiamo una
deviazione verso l’Eremo di
Camaldoli. Ed infatti
imbocchiamo a destra il sentiero 00 che attraversa un bellissimo prato nel
quale una coppia di escursionisti (molto probabilmente stranieri) stanno
seminudi a prendere il sole. Leggero saliscendi fino a quando non
incontriamo un sentiero a destra segnalato come 68, ma che sulla carta
topografica Multigraphic è erroneamente indicato come 70, ma il
Cap. con sicurezza dice che è quello giusto. Si scende decisamente
nel bosco con grande gioia dei quattro Full Suspended presenti
, poco dopo
il sentiero costeggia un recinto ed il fondo con sassi smossi, tradisce Roberto “Giardinaio” che dopo
un’intraversata decisa, sbatte violentemente con il fianco sinistro per
terra. Per fortuna si tratta solo di una forte contusione. Si riparte e la
discesa sempre a pendenza decisa e costante si inoltra con splendidi
toboga
tra gli alberi della foresta casentinese: uno sballo ! Si sbocca
dal bosco proprio di fronte al muro di cinta nel retro dell’Eremo di
Camaldoli, luogo di pace e di
preghiera, dispiaciuti perché il sentiero è già finito
. Sosta obbligata
per rifornire le borracce con la freschissima acqua che sgorga dalle 2
fonti sul muro anteriore dell’Eremo
. Una visita al negozio che al momento
è invaso da una rumorosa scolaresca in gita e la commessa sta “impazzendo” tra scontrini,
sacchetti, souvenir e ragazzini vocianti. Si riparte in salita direzione …
proviamo ad imboccare il sentiero segnato … ma dopo pochi metri ci
rendiamo conto che non è affatto pedalabile, ma si può supporre che sia
ottimo per una bella discesa con Full Suspended, un sentiero quasi gemello
al n° 68 che avevamo percorso poco prima. Torniamo sui nostri “passi” e
ritorniamo a pedalare sulla provinciale immersa nel verde che in 3 km ci
porta ai 1248 mt. di Prato alla Penna
. Da qui
imbocchiamo il sentiero di crinale 00 attraversando una sbarra ed
inoltrandoci nuovamente nel bel mezzo del Parco delle foreste casentinesi
.
Su un saliscendi veloce accade il fattaccio, Roberto “Giardinaio” sente
inchiodarsi la ruota posteriore della sua fiammante Kona Coiler, cos’è successo ? Un raggio ha agganciato la gabbia
del suo XTR trascinandola e facendogli fare un giro quasi completo della
ruota, con tanto di avvolgimento della catena tra il pacco pignoni ed il
mozzo con conseguente spostamento di quest’ultimo dalla ruota libera,
insomma come si suole dire “ Un bel
casino”. In un primo momento il danno sembrava meno grave e si
ipotizzava la possibilità di bypassare il cambio accorciando la catena su
un rapporto medio che permettesse di pedalare. Ma ad un analisi più
approfondita l’unica cosa che rimaneva da fare era quella di smontare
tutto: catena, cambio, pacco pignoni. Fatto questo allo sfortunato “Giardinaio” non rimaneva altro
che tornare verso l’Eremo di
Camaldoli in discesa libera. Con
grande dispiacere i quattro rimanenti siamo ripartiti sullo 00 in
direzione del Giogo di Seccheta e poi verso Passo
Porcareccio
, qui abbiamo a sinistra il già citato Parco delle Foreste Casentinesi e
alla nostra destra l’Area protetta
di Sasso Fratino, praticamente stiamo pedalando sugli unici 150 cm di
sentiero disponibili in quanto le aree sono a protezione totale. Tra
saliscendi più o meno ripidi, attraverso spiazzi verdi e faggete ombrose
arriviamo in prossimità di “Poggio Scali” (1520 mt.) Il
punto più alto dell’itinerario. Qui si lascia le bici (anche perché non
sono ammesse) e con una brevissima salita a piedi si arriva in cima al
“Poggio”
dal quale si apre una vista mozzafiato che và dalla valle
dell’Arno al mare Adriatico una leggera brezza ci accarezza
e nostro malgrado dobbiamo continuare. Sempre sul sentiero di crinale, si
attraversa uno stretto passaggio su un dirupo dal quale si vede a destra
l’azzurro bacino idrico di Ridracoli .
Dopo aver oltrepassato il poggio Pian Tombesi (1465 mt.) e il
Poggione (1425 mt.)
appena inizia la discesa ci appaiono alcuni giganteschi blocchi di
pietra che sembrano essere stati portati li chissà da quale gigante, una
cosa veramente singolare. Anche qui la discesa è molto divertente,
sufficientemente tecnica, ma non troppo, e tutti ci lanciamo a tutta birra
verso il Passo della Calla alternando anche brevissimi tratti di
ripresa in salita dove dobbiamo pedalare. Arriviamo in breve al
Passo (1296 mt.) , qui imbocchiamo una forestale in discesa che ci
evita un bel po’ di asfalto. Arriviamo alle auto e ci rivestiamo di abiti
“civili” apprestandoci ad andare a recuperare Roberto “il Giardinaio” che nel
frattempo è sceso dall’Eremo fino a Pratovecchio e poi a piedi fino a
Stia, evitandoci così di fare 18 km di asfalto per ritornare all’Eremo.
Dopo il recupero si risale
verso La Consuma, dove ci
attende la famosa schiacciata accompagnata da abbondanti affettati misti e
formaggi, con vino birra ed una buonissima torta di ricotta. Appagati nel
corpo e nella mente risaliamo in macchina per l’ultima difficoltà della
giornata: il ritorno a casa dall’autostrada del sole prima e dalla
superstrada dopo, una
abbondante scorpacciata di gas di scarico tra le file di auto e
camion…purtroppo.
Cliccando su
si vedono le foto
Resoconto: Bob-Y e Capitano
Foto scattate da Bob-y e
Giardinaio
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VarianteEremo ----- Album fotografico
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