Gita dell’ora
solare su “La Calvana”
Effettuata
il 27 Ottobre 2002
I
Preparativi
Il ritrovo è il solito,
l’ora le 6.30. Alla spicciolata arriviamo tutti, ma quando squilla il
telefonino di Bob-y tutti s’interrogano: chi sarà, cosa succede? E’ Simone
“Lo Yeti” che ci avvisa del fatto che a casa del Capitano è
tutto spento e ci sono forti dubbi che si sia svegliato, si decide di chiamarlo
al telefono fisso, visto che anche i telefonini sono spenti. Dopo circa
quindici/venti minuti arrivano al ritrovo anche loro, ma cos’era successo al
sempre puntuale Capitano? Aveva semplicemente rimesso due sveglie con
orari sbagliati, infatti, va ricordato che nella notte tra sabato e domenica
c’era il ritorno all’ora solare, da questo evento prende anche il nome della
gita, detta appunto “Dell’ora Solare”. In ogni modo il
ritardo non è eccessivo e si parte praticamente in orario. Tòmacche e Bob-Y
sono con il furgone e molte biciclette dentro, Vicius con la sua monovolume ed a bordo il Capitano, Lo Yeti, la new entry Duccio-Sax
Sr. ed O-mar (sì proprio O-mar, incredibile ma vero!), la
vettura di Ubert(h), con Dante, I’Pagliai, e i’Ciappa. A
Montelupo Fiorentino ci aspettava Andreino mentre
a Prato ci aspettava Antonio, biker di Scandicci, che ogni
tanto si aggrega ai gumasiani sulle piste del Montalbano. Si parcheggia
in periferia in un ampio piazzale tra la linea ferroviaria Firenze-Bologna
e la casa della cugina(???) di Ubert(h).
La
salita
Dopo il rito della foto di
gruppo , si parte costeggiando “La Calvana” lungo la valle del fiume Bisenzio,
in direzione di Faltugnano, da qui si prosegue per amene stradine , ora
sterrate, ora su asfalto, verso il borgo di Sofignano, da dove inizia il
sentiero 46. Il gruppo in questo tratto procede compatto, anche perché le
deviazioni da prendere sono molte e nessuno di noi è mai stato qui prima di
oggi. Solo Ciappa GenSan è un po’ in difficoltà, nonostante la sera
precedente abbia invitato a cena uno che di “pozioni magiche” se ne intende!
Avrà forse mangiato troppo? Giungiamo così al sentiero che attinge il crinale,
ma dalla parte sbagliata, in altre parole siamo costretti a fare un breve tratto
a piedi a causa del fondo molto smosso e reso fangoso dalle piogge dei giorni
precedenti . Comunque il segnato lo incrociamo proprio dove finisce l’asfalto
ed inizia la ripida sterrata, che affrontiamo subito
, nonostante il notevole
traffico di auto e fuoristrada che non ci danno tregua. E pensare che c’è
tanto di cartello con il divieto! La salita si mostra subito impegnativa, anche
per il fondo molto sassoso, inizialmente abbastanza asciutto, ma nella seconda
parte molto più umido ed al limite dell’aderenza, difatti alcuni di noi sono
costretti a fare alcuni tratti a piedi. La rottura della catena di O-mar
permette a tutti di tirare un po’ il fiato. Durante la salita incontriamo
alcuni bikers che stanno salendo con altrettanti podisti, si tratta di coppie
che si allenano per la “ScarpiRampi”, una corsa che si svolge da
queste parti e che vede impegnate atleti a coppia: uno in mtb e l’altro a
piedi. Al Passo della Croce ci “raggrumiamo”, tra
le basse nubi trascinate da un vento abbastanza gelido, ci dirigiamo sul crinale
in direzione del Monte Maggiore, è qui che arriva il primo
momento di difficoltà. Il sentiero si inoltra in un fitto bosco esposto a nord,
le piogge dei giorni precedenti , la
notevole quantità di foglie cadute, sommate al fondo cosparso di grosse pietre
rese viscide dal muschio, hanno di fatto reso problematica, se non impossibile
la pedalata, rendendo difficile poter stare in sella. Con grande sforzo
riusciamo a raggiungere la parte di crinale fuori dalla vegetazione e qui la
strada risulta un po’ più pedalabile. Abbiamo incontrato un escursionista a
piedi che ci ha consigliato di oltrepassare la recinzione per poter raggiungere
la sommità del Monte , almeno pedalando. Cosa che abbiamo fatto e forse questa
è stata la parte più bella di questa escursione, la salita alla croce del Monte
Maggiore sulla verde e nuda prateria che lo circonda , un vento gelido ci ha
accompagnato nel nostro “ scomposto” zigzagare tra rovi e “ricordini” di
vacca in direzione della cima a 916 metri .
La
Discesa
Dopo essersi coperti con
abbigliamento adeguato, si inizia la discesa che da subito si presenta molto
tecnica, visto la pendenza ed il fondo assai sassoso, tutto questo non fa altro
che rendere assai felici quelli di noi che sono muniti di biammortizzate, i
cosiddetti freeriders, mentre
fa capolino anche un timido sole che ci riscalda un po’. La discesa prosegue
in direzione del Crocicchio, siamo costretti a chiedere la giusta strada
ad un cacciatore, visto che il sentiero non è ben segnato. Questo primo tratto
di discesa si rivela letale per le nostre camere d’aria, infatti ci sono
numerose forature, dovute ai pizzicotti ed alle grosse spine dei rovi
presenti sul sentiero, questi ultimi sono anche molto dolorosi per le
nostre gambe e braccia. Le varie forature, qualcuno che si fa aspettare un po’
troppo e la “mòta” presente sul tracciato, ci hanno fatto fare tardi e
quindi al bivio decidiamo di prendere la strada che ci porta direttamente al
fondovalle, tralasciando di percorrere l’ultimo tratto della dorsale della Calvana,
come da programma.Seguendo le indicazioni in
nostro possesso, scendiamo per un sentieretto “reso tecnico dalla
selciatura”, così era scritto sul manuale, ma all’atto pratico si è
rivelato un autentico downhill, costellato di massi sporgenti, che qualche volta
hanno fatto scendere di bici anche i temerari Tòmacche e Vicius.
A dire il vero, Vicius “scende” di bici più spesso, perché la sua
bici lo disarciona per ben cinque volte, ma ha la pelle dura e riparte sempre
come se niente fosse. In compagnia dei due “downhillers” , stanno anche Andreino,
con la sua nuova “full”, ed Ubert(h), che oggi riesce a legittimare
il titolo di “Omo Cignale 2001” con una prestazione maiuscola sia
nella mòta in salita, che in discesa tra i massi, nonostante cavalchi una front
estremamente rigida e con poca escursione, riproponendosi a gran voce come il
principale candidato come “Omo cignale” per il 2002! Il resto del gruppo procede
a piedi più o meno lentamente, salendo qualche volta in bici, ma così facendo
si presta a cadute più o meno spettacolari. Ne fanno le spese, tra gli altri, Antonio
e lo Yeti, mentre Ciappa GenSan riesce a farsi aspettare anche in
discesa! Dante ed I’Pagliai
sono preoccupati: il forte ritardo sulla tabella di marcia potrebbe far sì che
il fagiano in umido che li aspetta
per pranzo, sì volatizzi prima che loro giungano a destinazione, per non
parlare delle ingiurie che si beccheranno dalle loro signore! Bob-y intona
canzonette contro la Calvana e così, tra un moccolo ed una pisciata, una
foratura ed una bestemmia, nel frattempo che si aspetta il Ciappe e Tòmacche
che ripara la sua Tubeless, arriviamo all’ultimo tratto di discesa, dove
possiamo rimettere tutti il sedere in sella ed arrivare alle auto un po’ più
allegri di come lo eravamo qualche minuto fa. La Calvana non ci è
piaciuta troppo, forse avevamo un road-book sbagliato, forse abbiamo scelto male
l’itinerario, ma comunque siamo arrivati in fondo con un po’ di
delusione………………. Inutile dire che, mentre in
tutta Italia splendeva un sole cocente, noi ci siamo beccati l’umida e
triste nuvoletta di Fantozzi che ci
ha accompagnato per quasi tutto il tragitto. Il prossimo giro che faremo
avrà un itinerario fatto di strade bianche e pedalabili, questo è certo!
Cliccando
su si vede la foto relativa !!!!
Resoconto
a cura di Bob-y e Renzo “Il Capitano”
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