Monte Argentario      


Effettuata il 28 gennaio 2003

Preparativi

Alla vigilia tutti noi eravamo in apprensione per quella che sarebbe stata la situazione meteorologica,visto che questa escursione è stata spostata di una settimana a causa delle proibitive condizioni del tempo il 21 gennaio. Ma stamani, 28 gennaio alle ore 6,30, il cielo è stellato e la luna al suo quarto è ancora alta e splendente, il che ci fa ben sperare. Al ritrovo de “ La Corte dei Dolci”, gli 8 partecipanti : Corrado “GenSan”, Roberto “Il Giardinaio”, Gabriele “Giuntadepilato”, Claudio “Bob-Y”, Simone “Yeti”, Mauro “O-Mar”, Renzo “ Il Capitano” e  Marco “Banda” confermato all’ultimo momento. Abbondante colazione (per GenSan ed il Capitano è già la seconda), si fanno gli equipaggi e si parte.  

 Il viaggio

 Ci sono da percorrere circa 190 chilometri, ma il tragitto è quasi tutto superstrada ed Autostrada, con una buona andatura ci dirigiamo a sud mentre il sole albeggia e O-Mar si diletta in riprese più o meno artistiche con la nuova telecamera digitale, e visto che le immagini questa volta non le fa Ubert(h), è probabile che riusciremo a vederle presto. Con il sole già luminoso, si attraversa la striscia di terra (tombolo) che unisce la terra al promontorio del Monte Argentario, ci dirigiamo verso Porto Ercole, nostro punto di partenza. Entriamo in paese, ma visto che non ci sono molti parcheggi, decidiamo di tornare poco più indietro verso Cala Galera, ma non prima di essersi fermati (su richiesta di GenSan) a mettere un “fermino” sullo stomaco. Nell’ampio parcheggio del Club Nautico, si comincia la s-vestizione e il riassemblaggio delle mtb.

L'escursione

Foto di rito alla partenza e via in sella alle 9,45. Direzione nord, verso il piccolo cimitero, che dalla strada principale non si vede, ma se ne deduce la presenza appena si incontrano alcune donne vestite di nero. Si sale subito abbastanza decisamente su asfalto e subito si verifica la prima foratura. il capitano non ha ben “pulito” l’interno della copertura posteriore dopo le forature del Sabato precedente, e una subdola spina era rimasta in attesa di oltrepassare l’ignara camera d’aria. Sullo scollinamento si cambia la camera d’aria tra le battute che già si sprecano, ispirate anche dallo splendido sole che già riscalda l’aria, GenSan è tutto felice per la sosta improvvisata, nonostante non sembri particolarmente in “crisi pedalatoria”. Da qui si fa subito una breve discesa su sterrato per inoltrarci in un fitto bosco con abbondante presenza di querce da sughero, molto suggestive. In un saliscendi pedalabile, ma non molto scorrevole, attraversando anche dei piccoli guadi, si arriva in prossimità del Convento dei Passionisti che ci appare dall’alto dal sentiero. Prima dello strappo finale, il capitano si accorge di essere di nuovo “a terra” e tra gli abbaioni e gli sfottò decide di gonfiare per raggiungere la strada asfaltata. L’ultimo tratto del sentiero è una ripida salita con pezzo finale in cemento, dal quale ci si immette sulla strada provinciale, a poche decine di metri l’imponente Convento in fase di restauro. Andiamo in direzione “Il telegrafo”, ma dopo poche pedalate “Il Capitano” decide una nuova sostituzione di camera d’aria. Questa volta non c’è foratura, ma bensì una toppa che era stata messa male e che perdeva abbondantemente. Qualcuno si avvia, il Giuntadepilato si esibisce in varie “ripetute”, mentre il Banda non sembra accusare il lungo periodo di inattività. Si sale verso i 635 metri della cima del “Telegrafo”, da qui si comincia ad intravedere il mare verso ovest in direzione dell’Isola del Giglio e la giornata chiara ci permette di vedere addirittura le cime innevate della Corsica. Più che si sale e più che il panorama si allarga, permettendo allo sguardo di spaziare tra una pedalata e l’altra. Arrivati al bivio per la discesa, decidiamo di proseguire ancora in salita in direzione del Belvedere, non prima di aver permesso a Roberto “Il Giardinaio” di esibirsi in una downhill da un ripido sentiero su di una collinetta laterale alla strada principale, ma per la precisione prima si è esibito in una caduta quasi da fermo in salita. Si raggiunge “Il Belvedere” a 580 metri, sovrastato da immense antenne della TV in prossimità della cima detta del Telegrafo, che non può essere raggiunta perché zona militare. Comunque la deviazione vale molto in quanto da quel punto si spazia a oltre 180 gradi sul Mar Tirreno da l’isola di Giannutri fino a Nord dopo aver “quasi toccato” l’Isola del Giglio . Si torna indietro e si riprende il tracciato, nei pressi di un invaso per l’acqua imbocchiamo una sterrata in discesa, scorrevole ma resa tecnica dai sassi di taglia abbastanza ampia. O-mar scende per primo per piazzarsi su di un tornante a fare le riprese con la videocamera, con la quale riesce anche ad immortalare il Giardinaio che si “sdraia” proprio di fronte a lui senza gravi conseguenze, con una sbucciatura al ginocchio ed un ampio strappo ai pantaloni. La bella discesa prosegue tra bassa vegetazione nella parte più selvaggia dell’isola, come sfondo sempre il mare e le isole del Giglio e di Giannutri. La sterrata termina a Case dell’Olmo, dove ritroviamo un breve tratto di asfalto. Seguiamo le indicazioni per “Bruna” probabilmente un ristorante o un agriturismo, quasi subito la strada ritorna sterrata. Qui le indicazioni che abbiamo sono molto vaghe ed infatti inforchiamo una ripida sterrata in salita, molto sassosa. Questo sentiero è segnato in bianco/rosso, ma non è presente sulle carte che abbiamo in mano. Comunque si scollina a circa 350 metri . scendiamo nuovamente  fino a ritrovare la provinciale asfaltata, dove ci siamo accorti dell’errore, comunque niente di male, abbiamo solo allungato il giro con un pezzo più tecnico. La discesa su asfalto ci conduce ad un tornante che guarda a sud verso l’isola di Giannutri, sono circa le 13.00, la temperatura è primaverile, il muretto ci invita ad una sosta prolungata, ci alleggeriamo anche degli indumenti, si sta veramente “ come ragni nel buco” . Chi telefona alla moglie, chi al figlio e c’è chi telefona all’amico rimasto a casa a lavorare per fargli invidia, molta invidia. Qualcuno, pochi per la verità, è preoccupato perché la lunga sosta significa non andare al ristorante e per il momento deve accontentarsi delle merendine!  Non vorremmo più ripartire, ma non possiamo fare altrimenti. Ancora un po’ di discesa sulle ripide scogliere tra le numerose ville e villette in fase di rimessaggio in attesa della stagione estiva. La strada giunge ad un ponte e ricomincia una lunga salita, dove Gensan accusa il suo scarso allenamento e deve venir scortato ora da O-mar, ora dallo Yeti. La salita si snoda prima su asfalto e poi su sterrato fino a “Casa La Ciana”, da dove si scende a capofitto sempre su sterrato reso brutto dal passaggio delle auto e dalla pioggia, ci sovrastano alcune vecchie costruzioni militari. Ritroviamo l’asfalto ed una sbarra aperta  sulla destra ci induce ad imboccare la ripida discesa, visto anche le indicazioni che avevamo. In fondo alla discesa però la strada termina in un bel complesso turistico–sportivo ed alcuni tecnici dell’Enel ci dicono che la nostra strada era quella che avevamo lasciato sopra. E così ci rifacciamo la ripida (questa volta) salita fino al Fortino Stella e da qui in direzione di Porto Ercole. Prima di inoltrarci in paese, facciamo una puntatina alla Fortezza Spagnola  che con la sua mole sovrasta il golfo di Porto Ercole. Anche da qui la vista è splendida, a quest’ora molte persone si sono spinte fino quassù a prendere un raggio di sole, anche una simpatica coppia di pensionati Piacentini che “attaccano bottone” e ci vorrebbero far stare lì tutta la sera. Risaliamo in sella ed in discesa raggiungiamo la parte alta di Porto Ercole  Da una ripida scala scendiamo fino al lungomare, lo seguiamo in direzione di Cala Galera dove ritroviamo le nostre auto, sono circa le 15.30.

Conclusione

Oramai l’ora di pranzo è passata e decidiamo di mangiare qualcosa al volo nella vicina Orbetello. Nel centro città le persone sono poche e non si riesce ad individuare un luogo dove poter mangiare qualcosa. Tranquilli, c’è con noi Corrado GenSan che in pochi secondi “scova” una pizzeria/rosticceria , ed a colpi di pizza e varie “amenità” culinarie, ci rifocilliamo abbondantemente. Si conclude con un caffè nella piazza centrale e via tutti a casa, senz’altro una delle escursioni più belle, a la prossima.  

 Resoconto di Bob-Y e Il Capitano

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