Alta Via Delle Cinque Terre


Sul Sentiero n°1 da Levanto a La Spezia  

 

26 gennaio 2005

Ritrovo a Empoli: Pasticceria Oasi del Dolce dalle ore cinque e trenta; ricca colazione e verso le sei partenza con tre macchine per numero otto partecipanti: il Capitano ( Renzo Busoni), il Giardinaio (Roberto Fabiani), Spiaccicaragnoli (Leonardo Palazzo), Ciappe (Corrado Ciappelli), Ubert (Roberto Marzi), i’Pagliai (Sandro Prosperi), Dante Diesel (Dante Prosperi), DuccioDis (Riccardo Castellacci).

Viaggio in auto: la strada scorre veloce e con circa un’ora di anticipo sull’orario di partenza del treno siamo già al parcheggio a La Spezia nei pressi dello stadio. Questo vantaggio ci ha permesso di fare le cose con calma, anche se siamo già vestiti da escursione.

Partenza da La Spezia: in bici fino alla Stazione. Il Capitano fa i biglietti per le persone e le bici, poi al binario n.4 (a qualcuno verrebbe voglia di scendere in bici le scalette del sottopassaggio, tanto per entrare subito nel clima dell’escursione). Il costo delle bici è più del doppio delle persone, euro 3,5 contro euro 1,50. Alle 8,10 siamo nel vagone di testa tutto per noi, il Capitano offre a tutti una fetta di panettone, avanzo della “panettonata pre-natalizia”. Il tempo è buono, non c’è assolutamente minaccia di pioggia, e sembra che non tiri vento, ma è una pia illusione perché sul crinale sta tirando veramente forte. Alle 8,15 puntuale il treno parte per fermare a Riomaggiore (8,24) il mare è calmo, Manarola (8,26), Corniglia (8,30), Vernazza (8,33) che bel paesino su un minuscolo golfo!), Monterosso (8,38) ultima delle Cinque Terre, ci si prepara per scendere, Levanto (8,45), luogo di partenza per la variegata escursione. Qui il vento tira forte tanto che fa volare la merce dai banchi del mercato. Qualcuno si cimenta già sulla scalinata in vista di quella lunghissima da Campiglia a La Spezia.

Partenza: immediata, si attraversa il paese, la zona del mercato e subito imbocchiamo la salita per giungere a Legnaro (a circa 6 km). Non c’è anima viva, nemmeno un gatto, fa un po’ freddo soprattutto per il vento; qui il Capitano (proprio a lui?) rompe un raggio il danno viene ridotto, avvolgendo il rotto a quello buono. Alle 10,07, dopo circa 11 km, arriviamo al Santuario di Soviore 470 mt slm. Visita dell’antica chiesa e sosta ristoro alla foresteria per riscaldarsi lo stomaco con pònce e caffè. Si riparte per un cortissimo sentiero per rientrare sulla strada asfaltata delle Cinque Terre fino ad incrociare l’inizio del sentiero n° 1 , dopo circa 13 km alle ore 10,37. Il vento freddo si fa sentire in tutta la sua violenza e ci accompagnerà per molto tempo lungo il crinale, facendoci temere addirittura la caduta di qualche pino stenterello . Alle ore 11,25 siamo alla prima piazzola del Parco delle Cinque Terre dopo circa 18 km. Dopo una attenta lettura delle indicazioni del percorso, quando sembrava di aver capito tutto, si imbocca una forestale colma di foglie di castagno e legnottoli dove le bici affondano fino al mozzo, ci accorgiamo di aver sbagliato sentiero; si ritorna al punto di prima e si imbocca il sentiero in salita anche questo ricolmo di foglie tanto che Ubert e i’Pagliai se ne vanno a letto . Alle ore 12,00 siamo finalmente alla vera piazzola con panchine indicata nell’itinerario , ora fa freddo e qualcuno si copre ancora, le dita delle mani sono gelate, quasi insensibili. I km fin qui percorsi sono circa 19. Sosta bivacco. Qui inizia un lunghissimo single track di crinale . Siamo estasiati, è tutto un susseguirsi di saliscendi con il mare che ci guarda da la sotto, circa 700 metri più in basso, attraverso gli alberi spogli che hanno lasciato cadere tutte le loro foglie sul terreno . I freeriders si esaltano nei brevi tratti di discesa , in particolar modo quando appare qualche pietra un po’ più grossa che spunta dal terreno. Agli incroci ci raggrumiamo e poi via di nuovo. Una foratura di Dante ed un tratto da percorrere bici in spalla, ci fanno perdere un po’ il ritmo, ma una volta scollinato di nuovo, ci ributtiamo giù ancora , fino ad arrivare ad un punto panoramico , dove riusciamo a scorgere tratti del percorso effettuato tre anni fa, come il Santuario Di Montenero e la Strada dei Santuari . L’affiancarsi del tracciato asfaltato ci fa presumere che siamo ormai giunti al termine del divertimento, ma il tracciato si restringe di nuovo e si fa di nuovo tecnico . Il Giardinaio ne fa le spese con una spettacolare caduta . Ancora un tratto panoramico ci permette di scorgere le isole Gorgona e Capraia e, con un occhio molto attento, la punta della Corsica. Ore 14,15 si ritorna alla civiltà al Bar Colle del Telegrafo, dove finalmente ci si può riscaldare anche con bevande calde e grappini. Il gestore ci da indicazioni su come scendere giù da Campiglia. Le alternative sono due, ma quella che ci intriga di più è una vecchia scalinata che collegava anticamente il fondovalle con il paese, prima che fosse costruita la strada carrozzabile. La ripartenza è triste perché si sente di più il freddo e il dolore alle gambe. C’è subito una prima caduta del Ciappe, senza conseguenze. Si ritrova in parte il sentiero fatto la volta precedente (Vedi: Cinque Terre 2002). Dopo l’attrezzo svedese per fare ginnastica (palestra nel verde) si segue integralmente il percorso n°1 che si presenta qui piuttosto tecnico e, dopo che fiancheggia una casa, scende con uno stretto percorso a scalini  e pietre dove c’è una bella caduta del Ciappe con (si è scoperto dopo) lieve frattura del polso. (auguri Ciappe). Arriviamo a Campiglia dove troviamo subito la mulattiera gradinata, che con ripidi tornanti a 90° scende per un dislivello di circa 300 mt per sbucare sull’asfalto verso La Spezia . Non ci facciamo pregare e ci buttiamo a capofitto in questa. Prima si passa tra gli stretti vicoli e poi giù in picchiata per la scalinata . Per alcuni di noi è un estasi, per altri un calvario, tanto che se la fanno quasi tutta a piedi. Un ultima ripida rampa ci porta sull’asfalto. Qui c’è chi si massaggia le braccia per lo sforzo delle frenate oltre alle vibrazioni date dalle scale, chi invece si massaggia le gambe per la fatica della camminata, dopo esser stati una giornata intera in sella.

Arrivo alle macchine: alle 15,50 arriviamo alle macchine (ritrovate intatte), abbiamo un po’ di freddo addosso.

Spuntino: ricco spuntino a Viareggio a base di cecìna, pizza, focaccia e baccalà annaffiate da birra. Il tutto dopo che DuccioDis ci aveva condotti in una pizzeria con i tavolini all’aperto! Brrr!

Cadute: bilancio negativo, spettacolari cadute del Giardinaio, senza conseguenze e soprattutto del Ciappe con (purtroppo) frattura del polso

Guai tecnici: Capitano raggio ruota e scarpa rotte, Dante foratura e poi allentamento del telaio riparato con le brugole e fuoriuscita per due volte della catena incastratasi oltre il rampichino e che non voleva uscire.

Km percorsi: circa 38 km, escluso i tratti a piedi

Da ricordare: giornata di sole un po’ velato, ma fredda e con forte vento, grosse pozzanghere ghiacciate, single-traks impegnativi, caratteristica e bellissima scalinata per circa 300 mt di dislivello da Campiglia, ottimo spuntino rifocillatore a Viareggio.

Resoconto : Dante Diesel e Capitano

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