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All’alba
all’Elba
Oramai da
tempo si progettava questa escursione di un giorno e la prima idea era
quella di partire tutti da Empoli con il treno e le bici al seguito.
Infatti il diretto “ Freccia dell’Elba” transita dalla stazione di
Empoli intorno alle sei del mattino ed arriva a Piombino alle otto e
quindici circa. Però abbiamo dovuto rinunciare a questa opportunità in
quanto dovevamo prendere il Traghetto delle 8.00 che sbarca a Porto
Azzurro e così si è deciso di usare le automobili. Ritrovo a cena venerdì
11 Maggio gruppo al gran
completo, (RACCONTO CENA)
.
Tutto
stabilito, ritrovo Martedì 15 maggio 2001 ore 5.30 presso “ Solito
Posto” alcuni avevano già caricato le bici la sera prima altri,
compreso me, lo abbiamo fatto la mattina stessa.
Formazioni ufficiali :
Vettura
“Uberth” , Simone e bici, Il Capitano e bici, Uberth e bici, O-Mar, e
io(Claudio).
Vettura Stefano (che da ora in poi chiameremo Tòmacche), Mario e bici, Tòmacche e bici, Massimo e
bici, Giancarlo e bici, bici di Claudio e bici di O-Mar. Da notare la
presenza dei due ospiti (Massimo e
Pierluigi detto "Giancarlo") del Cerreto
Mtb.
Appena comincia a sorgere il sole ci accorgiamo che la giornata non è
propriamente solatia, anzi e piuttosto nuvolosa, ma oramai si va. Si tira
a dritto fino a Piombino dove ci fermiamo a fare colazione in un bel bar
con tanto di bella barista. A pancia piena si va verso il porto e siccome
gli enormi parcheggi erano semivuoti, abbiamo fatto ben tre giri per
cercare il posto. Si scaricano le bici e vado a fare i biglietti, ma
rimango piuttosto contrariato dal fatto che per traghettare persona + bici
si spende la bellezza di 21.000 lire per l’andata ed altrettanto per il
ritorno. Credo proprio che così non si incentiva l’uso dei mezzi
ecologici (sto preparando una lettera di protesta alla compagnia dei
traghetti). Intanto sulla banchina, mentre Massimo si esibisce in
funamboliche esibizioni sui vari muretti e scale, si fa evidente il fatto che il vento di
scirocco e piuttosto forte ed il mare abbastanza mosso, tant'è che il
traghetto impiega oltre 10 minuti per attraccare, comunque saliamo e dopo aver legato tutte le bici
si va nel salone. La
traversata è stata più o meno agitata ma nel complesso passabile. Si
sbarca a Porto Azzurro e la piazzetta di fronte al porto invita il solito Massimo
ad esibirsi in curve al limite dell’aderenza,
difatti l’aderenza viene a mancare e si ritrova a terra tra le risate di
tutti noi e di un folto gruppo di turisti tedeschi. Nulla di grave,
sono le 9 e 38 e ci
avviamo in direzione Capoliveri per la strada principale, raggiungiamo la
sommità del paesino a circa 170 metri sosta presso il negozio
Calamita Bike per chiedere se ci sono percorsi consigliati ed il titolare
ci indica la via che avevamo già ipotizzato, ma la cosa bella è che il
percorso era stato appena segnato per una gara che si sarebbe svolta la
domenica successiva, non ci potevamo sbagliare. Appena usciti dal paese si
imbocca una stradina in salita, prima asfaltata e successivamente sterrata
che sale verso la cima del Monte Calamita. Seguendo i cartelli fluorescenti, riusciamo a percorrere anche piccoli tratti non segnati
sulle carte, che arricchiscono la nostra gita e permettono ad
O-Mar
di
esibirsi in una caduta da (quasi) fermo. Il sentiero è il numero 70 in
direzione Poggio del Pozzo che si aggira a Nord Est, si gira anche intorno
a Monte Rotondo e si sale decisamente in bosco verso la cima del Monte
Calamita. Più in alto si va e più si fanno fitte le nuvole, dopo aver
percorso un bellissimo e veloce single track tra altissimi pini e sottobosco
verdissimo, si apre di fronte a noi un paesaggio da girone dantesco. Resti
di alberi bruciati e spezzati dal vento sbucano contrastando con la
nebbia,
se non fosse il 15 di Maggio potremmo datare la visione intorno a
Novembre inoltrato. Questa è la parte che due anni orsono è stata
bruciata da un vastissimo incendio e lo spettacolo che si mostra dinanzi
agli occhi è veramente angosciante.
Siamo appena sotto la cima del Monte
Calamita e alcuni di noi, sfidano il fortissimo scirocco per salire fino
alla sommità a 413 metri. Con condizioni normali lo sguardo può spaziare
dal golfo di Porto Azzurro fino al golfo Stella ed oltre, ma le nubi ce lo
impediscono. Ripida discesa e ci ricongiungiamo con gli altri che si sono
riparati dietro un container della ditta che effettua il rimboschimento.
Tòmacche
si accorge di avere una puntina da disegno (come avrà fatto)
conficcata nel copertone anteriore e decide la riparazione. Si riparte
seguendo sempre le indicazioni della gara dopo poco abbandoniamo il 70 e
imbocchiamo una discesa tecnica ed impegnativa che ci immette sulla
sterrata che costeggia il mare. Ci dirigiamo verso
Straccoligno
riparati
dal vento, la temperatura aumentata e la visione delle spiaggette deserte,
ci stimolerebbe ad un tuffo, molti di noi avevano anche il costume nello
zaino, si scende al mare e sostiamo qualche minuto anche per fare delle
foto. Si riparte nuovamente a ritroso
per risalire la sterrata che dal
livello del mare ci porterà alla fattoria delle Ripalte dove si trova
anche il residence “Baia dei Gabbiani” a 221 metri sulla punta Sud
dell’isola. La salita e continua e non difficile, da queste parti si è
svolta una prova di coppa del mondo di Mtb vinta da
Ned
Overend, lo spettacolo delle
mille insenature è bellissimo e ci accompagna fino alla sbarra della
fattoria che impedisce il transito veicolare in questo angolo dell'isola. Dalla
fattoria, si inizia una nuova sterrata che gira intorno al Monte Calamita
passando anche attraverso le famose miniere dell’Elba,
oramai chiuse.
Spunta un timido sole che arricchisce la bellezza dei panorami, la
sterrata ci riporta a Capoliveri in tempo per trovare un ristorante,
impresa non facilissima perché la maggior parte sono ancora chiusi,
comunque il ristorante
Summertime
ci accoglie con piatti di fumanti
Linguine ai frutti di mare e vari assaggi di antipasti . Comunque ci
manteniamo leggeri e dopo un buon caffè si decide di ripartire, ma
O-Mar
sente dei rumori strani che provengono dalla ruota libera, decide di fare
nuovamente visita a
Calamita Bike
che diagnostica la rottura di un sfera.
Per non rischiare
O-Mar
decide di raggiungere
Portoferraio via asfalto, anche se poi si è scoperto che ha
chiesto un passaggio ad un furgone. Noi invece scendiamo fino alla strada
principale e dopo il bivio che conduce a Lacona, si imbocca il sentiero
64….. sarebbe meglio dire si pensa di avere imboccato il 64, ma poiché
le carte non sono molto chiare ( questa è una pecca che rileviamo)
ed i sentieri non sono segnati molto bene, da prima si sale per una
sterrata che arriva ad una casa in ristrutturazione, dove un ragazzo
somigliante a
Jovanotti
ci dice che da lì non si va da nessuna parte,
si torna indietro e si imbocca uno strettissimo e sassoso single track che fiancheggia un
torrente. In qualche tratto siamo costretti a scendere a causa dei grossi
sassi che rotolano sotto le nostre ruote. Ma il bello deve ancora arrivare
e si presenta dopo poco sotto forma di sentiero tagliafuoco in ripidissima
salita (22%)
ovviamente a spinta fino alla sommità dove ancora una volta
la mancanza di segnali ci vede costretti a decidere secondo intuito. Si
imbocca un single track in leggera salita dentro un bosco,
Mario
è in
testa ed io lo sto seguendo quando, all’improvviso un rumore da destra mi fa
alzare la testa appena in tempo per vedere un branchetto di cinghiali che
ci attraversa la strada a pochissimi metri. Subito dopo l’incontro
incrociamo una sterrata larga e ben tenuta, è il tanto ricercato sentiero
64 con tanto di indicazioni scolpite su frecce di legno proviene dal Monte
Orello (mt. 377) e va in direzione Monte Orzo che è anche la nostra, però
noi deviamo quasi subito verso il Colle Reciso e da qui sulla strada
principale
verso Portoferraio. Tiratina finale in pianura per giungere al
porto dove
O-Mar
ci sta aspettando si fanno nuovamente i biglietti e ci imbarchiamo sul traghetto delle
17.00. Nel salone poltrone si comincia con il resoconto della gita tra
battute e sfottò di vario genere.
Giunti a Piombino si rimontano le bici sulle vetture e si torna a casa,
come sempre in queste occasioni stanchi ma soddisfatti.
Km percorsi 54,8 – Tempo in
sella 3h45m – Media km/h 13.7 - Dislivello mt. 1114 – Altezza massima
mt. 415 – Pendenza massima salita 22% , discesa 23% , media 9%. Dati
forniti gentilmente dal computerino di Tòmacche (419 funzioni
compreso il ricamo).
Partecipanti all’escursione
del GUMASIO MTB : Renzo “il Capitano”, Claudio, Mario, Mauro “O-Mar”,
Roberto “Uberth”, Simone, Stefano “Tòmacche”; CERRETO MTB ,"Giancarlo
" e Massimo.
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Resoconto a cura Bob-Y e Capitano
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