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La
Foresta dell'Acquerino |
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Prologo
Quando
si programma una escursione, ovviamente non si può indovinare quale sarà
il tempo atmosferico, per questo si fa in modo che ci sia la possibilità
di un eventuale rinvio. Nel caso dell’escursione autunnale del 2007 è
andata esattamente così. Sulla data fissata incombeva il brutto tempo
e, nonostante ci fosse stata una adesione record, la decisione del
rinvio si è dimostrata azzeccata. La data definitiva è decisa quindi
per il giorno 1 Ottobre. Al solito ritrovo dell’Oasi
Dolce la pattuglia è composta da:
Aisman, Al Capozzi,
Avania, Avanoi, Bob-y,
Capitano, Ciappe, DanteDiesel,
Giardinaio, Kriminal, Mario Cross,
I’Pagliai, Ubert(h), Tòmacche,
Viciouskinghemanico, Woody, Zurg oltre a I’Perugino
che ci aspetta all’uscita Prato
Ovest. Puntuali all’appuntamento ci dirigiamo verso Montemurlo dove sarà lasciata un auto che servirà per il recupero
delle altre che andremo a lasciare al punto di partenza: all’ex vivaio
ittico dell’Acquerino.
Fino
al Rifugio Pacini
La
partenza in orario alle ore 9,15 circa, direzione Cascina
di Spedaletto. In questa escursione viene “rinnovato” il nuovo
acquisto Gumasiano, un fiammante GPS, che il Cap, dietro preziose istruzioni del Perugino e di Aisman,
inizia a far funzionare. La pedalata sul tratto asfaltato che raggiunge
il Passo degli Acquiputoli,
oltre ad un sole che finalmente fa capolino, ci permettono di
scaldarci in questa fredda mattinata. Arrivati al valico
ci infiliamo nel bosco e, dopo una prima “pettata” su prato, ci
inoltriamo subito nella stupenda faggeta su single track veloce e
divertente
. Raggrumato il gruppo ad un importante bivio, ci avviamo
ancora nel bosco che qui ci offre uno spettacolo fiabesco con il sole
che fa i giochi di luce tra le fronde e le nebbie mattutine
. Proseguiamo
di buon passo, si costeggia Poggio
Celso e poco dopo su una banale pietraia, mentre I’Pagliai
sta riprendendo con la videocam i passaggi, Bob-y pensa bene di
appoggiarsi a terra, ma il ginocchio sinistro sbatte violentemente sulla
piastra superiore della forcella
. Gran botta e dolore acuto, ginocchio
gonfio e grande paura tra il gruppo che inizialmente pensa a qualcosa di
più grave. Fortunatamente non ci sono conseguenze tali da non poter
proseguire, anche se il malcapitato “Prsdnt”
non sarà al meglio per il resto del tragitto. La traccia del percorso
caricata sui GPS ci fa risparmiare tempo per individuare la giusta
direzione ai bivi e, dopo un ulteriore raggruppamento ci buttiamo a
rottadicollo in un “antipasto” di discesa. Tutto il sentiero fin qui
percorso è bellissimo
ed il morale del gruppo è di nuovo alle stelle.
Un tratto abbastanza lungo di “bici in spalla” ci fa sudare un po’
più del dovuto, ma presto si rimonta in sella ed in breve riusciamo ad
arrivare alla nostra prima méta: il Rifugio Pacini
.
Qui la sosta è obbligatoria e in molti ne approfittiamo per
sgranare i panini che ci siamo portati da casa. Sono gia le 11,30 e da
qui riusciamo a scorgere l’enorme “birillone” del Monte
la Croce che appare ancora lontano sull’opposto versante
. Sappiamo
che l’itinerario prevede di passargli vicino e questo ci preoccupa un
po’: c’è il rischio di fare tardi!
Alla
ricerca della traccia
Al
rifugio è terminata anche la traccia che avevamo caricato sui GPS,
quindi adesso dobbiamo proseguire a “naso” e, dopo un breve
consulto, decidiamo su quale strada riteniamo la migliore
per scendere a valle. Si riparte sul pratone adiacente il rifugio
che inviterebbe ancora ad un ulteriore sosta. Passiamo per la
caratteristica Fonte di Pluto
e proseguiamo sulla traccia di crinale, dove si alternano tratti in
sella a tratti impedalabili. Una strada più larga ci fa sbagliare la
giusta direzione, ma l’errore è subito rimediato. Arrivati ad un
grosso traliccio dell’Enel,
il panorama si apre e riusciamo a scorgere in lontananza le alte vette
appenniniche con le creste appena imbiancate da recenti nevicate. La
discesa verso Casalino è una manna per i Freeriders
e un supplizio per Bob-y
con il ginocchio sempre più gonfio e dolorante. Su di un tratto
piuttosto tecnico, coperto da fogliame umido Ubert, nel tentativo
di seguire Tomacche, Vicius, e Zurg,
si esibisce in un carpiato con avvitamento in aria e bici
incastrata in un faggio
. Il volo si conclude, fortunatamente, senza
nessuna conseguenza, nemmeno per i ‘Giardinaio che appena un
attimo prima si era “appoggiato”
a terra per far passare lo scalmanato Ubert.
Questa discesa alterna tratti semplici a tratti smossi e ripidi, in
particolare dietro una curva appare tutto d’un tratto il “ripidone”:
un tratto di un centinaio di metri o poco più che ha una
pendenza incredibile. Il fondo dissestato, i canali di scolo e la forte
pendenza rendono difficili la percorrenza, ma quasi tutti ci abbiamo
provato, chi con miglior successo chi con meno, ma soprattutto con tante
piccole innocue cadute. Il Vicius invece ha forato. Dopo
il tratto tecnico, verso la conclusione della discesa, Mario Cross raccoglie un bel ramo che s’incastra nel cambio e il
blocco della bici lo sbilancia a tal punto che un provvidenziale albero
impedisce la caduta nel vuoto. I sentiero si conclude sul lato sinistro
del torrente Limentra a fianco della strada provinciale, non
essendoci ponti, si deve guadare e l’occasione si fa ghiotta per i
buontemponi che lanciando sassi schizzano a più non posso quelli che si
trovano a mollo nel passaggio del torrente e la temperatura non proprio
autunnale facilita questi scherzi
. Dopo la “traversata” si fa una
breve sosta sull’asfalto della provinciale, Mario Cross tenta
una riparazione al cambio piegato dal ramo, Bob-Y
decide l’abbandono e rientra via asfalto, accompagnato da Dante
che si sacrifica per non lasciarlo solo con il ginocchio dolorante.
Questa sosta prolungata ci fa ritrovare le forze per affrontare la più
lunga salita della giornata. Purtroppo Mario
Cross è costretto al “ritiro” e così raggiunge via asfalto i
gia ritirati Bob-y e Dante. Il Ciappe
oggi è stranamente in forma e, nonostante si sia avvantaggiato alla
ripartenze, non riusciamo a raggiungerlo. La strada è ripida ma
pedalabile e saliamo un po’ alla spicciolata. Zurg,
Tomacche e i’Perugino
salgono di gran carriera, I’Pagliai
e Al Capozzi invece si
fermano a fare riprese con la videocamera ed a far castagne, mentre Kriminal e Woody con la Stinky
annaspano un po’ nelle retrovie. Vicius
invece fora di nuovo. Arrivati al gruppo di case chiamato la Ciliegia,
riempiamo le nostre sacche idriche, mentre un anziana signora ci fa i
complimenti per il lungo tragitto che abbiamo affrontato e che dobbiamo
ancora affrontare. La signora pensa anche che tra noi ci sia una
signorina, ma non si è accorta che la folta capigliatura che spuntava
fuori dal casco non è altro che quella del Vicius!
Ripartiamo e finalmente arriviamo a Torri
dove troviamo il Ciappe ad
attenderci. Dopo che Avanìa
ci ha condotti lungo i caratteristici vicoli del paese, continuiamo la
salita in direzione del rifugio La
Cà, dove ci concediamo una meritata sosta. Sotto il sole
pomeridiano consumiamo le ultime provviste che ci sono rimaste negli
zaini dopo che i nostri stomaci stavano cominciando un po’ a
brontolare. Zurg offre ciò
che gli è rimasto a destra ed a manca e così con le pance piene ci
incamminiamo di nuovo per continuare l’ultima parte della salita
.
Attingiamo il crinale su larga strada dove ci fermiamo di nuovo, questa
volta è per sentire i cinghiali che rumoreggiano nei boschi vicini,
oltre che per ammirare il panorama sulla vallata sottostante e sulle
montagne che abbiamo percorso in mattinata con il Rifugio
Pacini al centro. Prima del termine della salita ci accorgiamo che Kriminal
è in crisi: alla sosta non ha mangiato e si è peritato a chiedere
qualcosa agli altri. Dopo essere stato rimbrottato dal Capitano,
soprattutto perché avrebbe potuto benissimo approfittare di Zurg
a cui avanzava un sacco di roba. Comunque viene preso in custodia dai
fratelli “Ava” e gli viene somministrato tutto ciò che abbiamo potuto
ricavare dalle nostre ormai vuote “cambuse”. Così un po’ alla
meglio il malcapitato riesce a pedalare e per fortuna poco dopo arriva
la meritata discesa.
Mamma
mia quant’è lontano!
Ma
appena iniziata la discesa il panorama si apre sull’altra vallata e
soprattutto sul “birillone”
di Monte La Croce, la nostra
boa, dopodiché dovremmo cominciare a scendere verso le nostre auto e
finire il giro. Il gruppo si ferma ad ammirare tale visione, ma più che
per ammirare dovremmo dire ad osservare preoccupato la lontananza
. Aisman ha gia la cartina in mano ed insieme al Vicius ed al Giardinaio
indicano al Cap, che nel
frattempo era rimasto attardato, che ci potrebbero essere altre
alternative per tornare più in fretta alla macchina. A questo punto il Capitano spiega a tutti che il nostro percorso prevede una strada
che aggira il Monte La Croce
e che, essendo larga e ben pedalabile, sarà molto più semplice da
percorrere rispetto agli ignoti sentieri che conducono più direttamente
al punto di partenza di Ponte a
Rigoli. Rincuorati ripartiamo in discesa per affrontare poco dopo
l’ultima lieve asperità. Il gruppo procede lentamente e compatto,
tanto che il Ciappe abbozza
un tentativo di fuga, nonostante ciò Kriminal non riesce ugualmente a reggere il passo, ma comunque il
suo ritardo resta pur sempre limitato. Aggirato il “birillone”, la strada ricomincia a scendere e brevemente arriviamo
ad imboccare la vecchia via che collegava l’Acquerino con Badia a Taona.
Divertente discesa con sorpresa. Infatti mentre siamo fermi all’ultimo
bivio per capire qual è la giusta direzione da prendere, vediamo
spuntare Dante in salita
proprio dal punto che abbiamo appena indicato come la giusta via. E’
venuto a riscontrarci preoccupato del nostro ritardo ed in quanto i
telefonini non riescono a captare il segnale in questa zona sperduta
dell’Appennino. Con
un’altra breve discesa siamo finalmente alle macchine dove ritroviamo
anche Bob-y e MarioCross sani (si fa per dire ndr) e salvi.
Epilogo
Il
programma a questo punto avrebbe previsto di tornare a valle in bici per
un nuovo sentiero scoperto recentemente dal Cap
e Aisman, ma vista l’ora ormai tarda decidiamo di caricare le bici
in macchina ed andare a cercare un posto dove poter fare una
merenda-cena. Anche questa volta il fiuto del Ciappe
non si smentisce e riesce a trovare un bar/ristorante al quale riusciamo
a terminare tutte le scorte di antipasti, quelle di tortelli, ma
soprattutto quelle di birra
! E’ stata anche questa una piacevole
escursione, in luoghi molto belli ed in ottima compagnia. La prossima,
come al solito, sarà ancora quella più bella.
resoconto
by Bob-y e Cap
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