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Le
cascate dell'Acqua Cheta |
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Il
viaggio
Ogni
qualvolta si avvicina la data di una escursione ufficiale, le previsioni
del tempo assumono la priorità assoluta ed anche per questa escursione
è stato tale e, vista l’incertezza del meteo fino al Venerdì
antecedente l’uscita, siamo stati sul “chi vive”, ma alla fine la
data del 7 Maggio è stata
rispettata. Alle 6.00 siamo già in fase di carico delle auto ed alle
6.30 siamo pronti per la partenza al solito ritrovo…a parte il Postinaio
che non si è svegliato, ma dopo la telefonata di Duccio Dis ci raggiunge al ritrovo-bis del Bar Bianconi sul filo di lana. Finalmente il gruppo delle auto parte
immerso nella nebbia: direzione San
Godenzo sull’Appennino Tosco
Emiliano. L’Ulysse del President Bob-y,
affiancato da Kriminal è
stato stipato di biciclette, segue l’auto del Capitano
che rinnova le barre portabici e trasporta uno dei fratelli Cross: Mario,
nonché @leador ed il “ritardatario
Postinaio”. L’auto del Billo
invece, trasporta Bruce Tenga
e Duccio Dis con relative bici. Infine la vettura del Ciappellone,
inconfondibile per lo sporgente carico posteriore di biciclette,
trasporta all’interno Al Pacini,
il Giardinaio e l’altro fratello
Cross: Ugo. Abbiamo
passato da poco Pontassieve
e, nonostante le ottime previsioni meteo, ci ritroviamo ad accendere i
tergicristalli perché uno scroscio di pioggia ci avvolge, ma non siamo
affatto preoccupati. Arrivati a San
Godenzo,
il sole comincia a fare capolino, così parcheggiamo le auto nel
parcheggio poco dopo la piazzetta del paese, dove ci sta aspettando
l’amico Stefano “Il
Perugino” proveniente dal Lago
Trasimeno. Ci siamo conosciuti sul web, ma è la prima volta che ci
incontriamo di persona e l’impatto è subito positivo. Dopo la
vestizione, la foto di rito la scattiamo nella piazzetta del paese
dove
c’è anche una fonte di acqua freschissima che ci permette di
rifornire sacche e borracce.
L’escursione
Alle
8,40 circa si parte: imbocchiamo la Strada
Statale 67 direzione Passo
del Muraglione - Forli.
Dopo poche centinaia di metri imbocchiamo a sinistra in salita la strada
che conduce alla frazione di Castagneto,
oramai il sole ha preso il sopravvento e dai primi tornanti si vedono già
a sud i profili familiari del Monte
Falterona e del Monte Falco. La strada sale decisamente su asfalto e con tranquillità pedaliamo
mentre si fa conoscenza con l’amico Stefano
che si mostra subito un buon pedalatore. Dal piccolo gruppo di case di Castagneto,
la strada continua verso la località Moia, la raggiungiamo poco dopo. Qui la strada diviene sterrata e sale in
maniera decisa, attraversando poco
dopo dei bellissimi spazi prativi
che a molti ricordano le salite
dolomitiche,
ma la presenza di castagni
secolari ci ricorda che siamo appena a 700 metri e sull’Appennino
. Dopo alcune curve la nostra attenzione è attratta da un
movimento su di un prato sottostante la strada, si tratta di un
bellissimo capriolo che, forse spaventato dalle nostre voci che stanno
rompendo il silenzio dei luoghi, con pochi salti si inoltra in un
boschetto vicino. Il Ciappe
si è presentato a questo appuntamento con una forka doppia piastra
ed
oggi, complici anche le telefonate che gli arrivano dall’ufficio,
pedala più piano del solito. @leador
sfrutta i momenti di attesa per scattare innumerevoli foto, mentre il Postinaio
non smette mai di chiacchierare. In breve siamo ad incrociare la
carrabile che proviene dalla SS
67, siamo a circa 1000 metri in località Colla
della Maestà. Si controlla la carta e si riparte in leggera discesa
direzione il Crocione,
oltrepassiamo il bivio che proviene dall’Eremo
e che sarà la nostra via di ritorno. Pochi metri dopo la strada
carrabile si interrompe in corrispondenza di un cancello,
una strettoia
consente il passaggio a piedi, inizia un nuovo tratto molto fangoso, ma
abbastanza pedalabile
. Scendiamo in maniera decisa fino al Torrente
Acqua Cheta e qui ci sono due possibilità: il sentiero
“asciutto” oppure quello “bagnato”
la decisione è ovvia, si fa quello bagnato. In realtà si segue
la traccia che attraversa più volte il torrente con una serie di guadi
più o meno profondi,
ma che ci divertono moltissimo e caricano il
gruppo
. Alla fine di questa serie di attraversamenti, uno splendido
prato ci attende, siamo in località i Romiti, pochi metri sopra l’inizio del salto della cascata. Uno
spuntone di roccia fa da balcone naturale e ci apre la vista su di un
panorama mozzafiato
. La sosta è obbligatoria, qualcuno ne approfitta
per lo spuntino, altri scendono a visitare la cascata dal lato più alto
e si capisce anche perchè il grande poeta Dante
sia stato ispirato da questo splendore. E giù foto a non finire. Una
vociante scolaresca di Forlì
sta facendo una gita in questi luoghi e alcuni ragazzi stanno cercando
il Prof. che si è perso. Si ritorna ai Romiti
e si imbocca il sentiero in discesa, non prima di aver salutato un
simpatico asinello che se ne sta tranquillo a rotolarsi nel prato . La
discesa è tecnica e viscida, ma in breve si giunge ad una cascata
laterale al salto principale,
comunque molto suggestiva anche questa.
Una coppia di turisti Russi ci chiede se abbiamo la carta della zona, ovviamente ce
l’abbiamo e, approfittandone, se la fotografano nei minimi
particolari. Il President
riprende possesso della preziosa mappa e si riparte in direzione del
salto principale, in breve raggiungiamo la terrazza che ci permette la
visione d’insieme di questa bellezza della natura, anche qui foto
obbligatoria e via per una sosta nel sottostante prato accanto ad un
mulino
ristrutturato. E’ il momento della merenda per quelli che non
l’avevano fatto ed è anche il momento per il cambio calzini bagnati
dai numerosi guadi fatti in precedenza. Anche la lubrificazione delle
catene, in alcuni casi, è d’obbligo. Da qui si riparte sul sentiero
in saliscendi continuo che costeggia il torrente, con dei tratti in
discesa piuttosto divertenti
, dove il Giardinaio
“mena la danza“, fino a giungere a San
Benedetto in Alpe. Da qui si imbocca l’asfalto della SS 67 ritornando verso il Passo
del Muraglione e verso la Toscana,
infatti poco prima della Cascata siamo sconfinati in Emilia Romagna. Dopo circa tre chilometri di asfalto, in località Osteria
Nuova si imbocca il sentiero a destra che si mostra subito molto
tosto. Dopo poche centinaia di metri una frana interrompe il tracciato e
siamo costretti alla bici in spalla, da qui in poi il sentiero alterna
tratti pedalati a tratti a spinta, dopodiché troviamo anche la sorpresa
di un gruppetto di mucche con tanto di vitellini che occupano il
sentiero e ci impediscono il passaggio
. Dopo un primo momento di indugio
e ricerca di passaggi alternativi, il “pastore” Ciappe prende in mano la situazione e con degli improbabili “aoh!, eiah!” e tutto un repertorio
di vocali e consonanti, fa si che gli animali si spostino leggermente.
La conseguente decisione del gruppo di continuare la salita ignorando
gli animali, da gli ovvi risultati positivi. La salita prosegue molto
ripida e la fatica comincia a farsi sentire. Il Capitano, seguito da @leador,
riesce a farla quasi tutta in sella, mentre il Postinaio non si sente più parlare, sarà forse un po’ stanco?
Arrivati all’ Eremo , un
cane pastore maremmano ci aspetta al varco, ma la graziosa padrona ci
dice che non dobbiamo temere e che possiamo passare tranquillamente.
Dopodiché ci mette in allerta rispetto a due neri puledri che occupano
la strada poco sopra e che essendo non domati, è consigliato di non
disturbarli. Passiamo comunque illesi, osservati anche da un gruppo di
capre. In breve siamo di nuovo sulla carrabile e ritorniamo alla Colla
della Maestà , la oltrepassiamo fino alla Colla
dei Lastri. Qui dobbiamo decidere se scendere dal sentiero 2 oppure continuare verso il Passo
del Muraglione ed oltre per allungare il giro, ma visto l’ora ed
un inizio di discesa piuttosto invitante, si decide per la prima
opzione. La discesa tecnica esalta le doti dei discesisti, anche se la
scarsa vegetazione crea qualche problema di orientamento, infatti in
diversi ci alterniamo alla testa del gruppo in quanto chi sta in testa
non riesce spesso a cogliere al volo la giusta traccia
. I segni
bianco/rossi del CAI ci
aiutano in questo ed infine sbuchiamo su una sterrata che ci riporta in
breve fino alla SS 67 in
località Ponti di Perticaia.
Nell’ultimo tratto di single track siamo costretti ad attraversare un
innumerevole serie di cancelli che regolarmente Kriminal
si incarica di chiudere. Poche centinaia di metri di asfalto e siamo di
nuovo alle macchine, la giornata volge al termine, ma la cosa importante
deve ancora arrivare: la sosta merenda.
….e
ora si mangia!
Come al solito Il Ciappellone
si incarica di trovare il giusto luogo e non si smentisce trovando un
Bar che ci mette a tavola ben oltre le 17,00. Siamo riusciti anche ad
interrompere un ramino di quattro pensionati che invece di essere fuori
a godere della splendida giornata se ne stanno li rinchiusi….mah !!!
Alla fine si ritorna alle macchine, salutiamo Stefano
che ci ha fatto una piacevole compagnia, forse ci sarà la possibilità
di incontrarlo ancora tra poco più di un mese quando andremo sulle Dolomiti. Siamo sulla strada del rientro ed il pensiero và
inevitabilmente all’appuntamento estivo , il conto alla rovescia è
iniziato !!!
Racconto a cura di Claudio "President"
Bob-Y" e Renzo "Il Cap."
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