Le tre cime di Lavaredo

by I'P  by FLASH


       

Prologo

L'escursione estiva è da sempre l'appuntamento clou della stagione ed anche per il 2011 l'attesa è trepidante. Il giro progettato dal Capitano, si preannuncia piuttosto impegnativo e quindi tutti o quasi i partecipanti si stanno allenando con cura. Al briefing/pizzata del 20 giugno sono presenti quasi tutti e nell’occasione si fa il punto della situazione, si spiega il percorso, si danno tutte le informazioni necessarie, in particolare ai "novizi", coloro che per la prima volta fanno un escursione di più giorni e quindi non sono preparati. Oltre a distribuire le sacche portabici, quest'anno ci sono anche le nuove maglie fresche fresche di fabbrica (il Cap le ha ritirate mezz'ora prima del briefing). Come detto, si mangia la pizza e si danno tutte le notizie che servono, sempre nei locali messi a disposizione dal Colorificio Cappelli, anche se il nostro Tomacche quest'anno non sarà con noi alla gita.

 

Primo giorno Sabato 25 giugno

Il ritrovo è fissato alle 5,30. Il primo ad arrivare è il pullman con il giovane autista Carlo. Subito dopo il Prsdnt che indica all'autista dove sostare, mente alla spicciolata, ma in perfetto orario, arrivano tutti gli altri. L'operazione carico bici si svolge abbastanza tranquillamente, le 28 sacche oltre alle ruote vengono caricate nella pancia del bus e qualcosa anche nei posti posteriori all'interno. Si parte in perfetto orario, direzione Val Pusteria. Solita sosta colazione e pausa per l'autista presso l'area di servizio Po Est, dove Ciano ci allietati con la bella sorpresa di farci gustare due ‘famosi plum cakes ‘Ramazzotti’. Un altra breve sosta autista un po più avanti ci permette di acquistare i panini per il pranzo a sacco, in quanto la tappa è prevista abbastanza lunga e non possiamo permetterci di sostare a lungo per mangiare. Giungiamo a San Vigilio di Marebbe e, dopo aver individuato il punto di partenza, si sosta il bus, si inzia lo scarico ed il rimontaggio delle bici, nonchè la nostra vestizione, preparazione zaini e di conseguenza la partenza in bici, vera e propria. Foto di gruppo e via subito in salita in direzione del Passo Croce attraverso la Val Fojedora. La mancanza di acclimatamento rende difficoltosa la respirazione e la salita diventa davvero dura, anche per la pendenza ed il fondo sassoso molto smosso dai fuoristrada che percorrono la carrareccia. Infatti uno di questi lo troviamo al passo parcheggiato proprio nel bel mezzo dell'imbocco del sentiero che scende in single track nella Grunwald e ci rende il passaggio piuttosto difficile, ma si sa che la madre degli idioti è sempre incinta, in qualsiasi paese ed a qualsiasi altitudine. Il vento in quota e la mancanza di sole, rischia di raffreddarci molto e, appena arriva l'ultimo salito, si riparte verso Braies, nella splendida valle Grunwald. Uno splendido single track che attraversa a mezza costa per scendere decisamente verso la parte boschiva, sotto le imponenti moli della Croda Rossa e della Croda del Becco. Dopo aver attraversato un enorme ghiaione, il sentiero si apre in un anfiteatro naturale, un enorme prato completamente fiorito. Decine di colori si mescolano al verde intenso delle centinaia di specie di erbe che lo compongono. La voglia di rotolarci dentro è incontenibile e come bambini tutti o quasi ci dedichiamo alcuni minuti a contemplare le pareti rocciose che ci circondano, sdraiati tra i fiori. Intanto il sole è apparso e la voglia di ripartire non riesce ad attecchire. Ma dobbiamo ancora scendere per arrivare alla Grunwald Alm dove ci dovrebbe attendere il Frabibbo che non è salito con noi ma ha raggiunto Braies con l'autobus e ci viene incontro dalla parte opposta. Arriviamo velocemente alla malga, il Frabibbo è li, ma la vera sorpresa è vedere alcuni bikers tra i quali spunta il nostro vecchio compagno Stefano "I' Perugino". Anche lui, insieme a suoi conterranei Umbri e Toscani sta facendo un escursione di alcuni giorni ed aveva appena fatto il tragitto che noi stavamo facendo. Lo salutiamo e lo lasciamo ripartire, mentre noi ci fermiamo a mangiare. Dopo la sosta si riparte, raggiungiamo il lago di Braies, una perla incastonata tra le pareti dolomitiche, mezzo giro del lago e siamo costretti ad una sosta tecnica, Furia (uno dei novizi) ha forato una delle sue camere d'aria "antiforatura". Intanto qualcuno ha già ‘attaccato bottone’ con dei turisti, che chiedendo informazioni sulle bici e sul giro eccetera, hanno saputo che eravamo di Empoli ed a quel punto si scopre che conoscevano varie persone ecc ecc. Sostituita la camera d'aria, si riparte attaverso un bel sentiero nel bosco che ci evita l'asfalto, alla fine però, nessuno ci evita di fare i 300 mt di dislivello che ci separano dalla nostra meta quotidiana: il Moserhof, l'albergo dove dormiremo stanotte e dove ci attende anche il nostro bus. Dopo la meritata doccia e un po di riposo, il ritrovo è in sala da pranzo, completamente occupata da noi. Un ricco menù a base di ravioli, stinco di maiale, rosticciato di vitello e poi dolci, vino e birra ecc ecc. Usciamo mentre gli ultimi raggi di luce illuminano le vette intorno. Un nucleo di cani da soccorso sta setacciando la zona intorno alla ricerca di un uomo che si è smarrito in una località vicina. A breve però siamo tutti nelle nostre camere ed il sonno si fa più o meno profondo.

 

Secondo Giorno Domenica 26 Giugno

Appuntamento per la colazione alle ore 7,00, oggi è anche il giorno stabilito per indossare le nuove maglie e dopo aver ripreso le biciclette dalla stalla dove erano state riposte per la notte, si parte in discesa verso Braies Vecchia e da qui imbocchiamo la sterrata 37 che evita l'asfalto, saliamo in direzione Ponticello anche attraverso un bellissimo single trek che si snoda nel bosco, ma anche questo finisce sull'asfalto che conduce a Prato Piazza, una serie di tagli ci permette di salire un bel po su sterrata, incontriamo anche un simpatico gruppo di asinelli che ci avvicinano incuriositi. Si continua a salire sulla forestale fino alla Malga Stolla, dove qualcuno si ferma a bere. Sosta breve e via, attraverso un bellissimo prato, giungiamo in località Prato Piazza. Da qui è prevista un escursione andata e ritorno fino alla vetta del Monte Specie, è la prima volta che arriviamo in bici su una vetta durante le nostre escursioni estive. Arriviamo sulla cima e tra le numerose persone presenti sotto la croce, ci sono anche altri bikers, incuriositi dal nostro gruppo. Il Cap, naturalmente, chiede e da informazioni sui percorsi che dovremo affrontare nelle prossime ore. Prima delle foto di rito allo splendido panorama a 360 gradi, ci soffermiamo ancora un po’ a gustarci la giornata da cartolina, osservando la bellezza di tutto ciò che ci circonda e, a farla da padrone, sono proprio loro: le Tre Cime di Lavaredo, la nostra prima méta del giorno successivo e ‘Cima Coppi’ di tutta la nostra escursione, viste dal loro lato più bello. Scendiamo velocemente sull'ampia sterrata che poco prima abbiamo percorso in salita, attraversando anche alcuni ruderi risalenti al periodo della prima guerra mondiale sulla discesa, Frodo strappa il copertone. Siamo nuovamente a Prato Piazza dove ci attende il pranzo, uova patate e speck, gnocchetti, spaghetti ecc ecc, ci rifocilliamo e riposiamo un po prima di affrontare la discesa attraverso la Valle dei Canopi. La partenza avviene in discesa attraversando gli enormi prati dove la lunga fila di maglie grigio/rosse e variopinte colora il verde intenso. Poco prima il Cap ha dato le istruzioni su quali sentieri tenere d'occhio per la discesa, in particolare si è soffermato a porre l'attenzione al sentiero 18 che dovremo percorrere e che nella parte finale presenta una biforcazione. Pantalung e il Prsdnt rimangono in coda fermadosi a scattare qualche foto. Anche loro ripartono ed appena fuori i prati, la deviazione per la discesa sul sentiero 18 si presenta segnalata attraverso un cartello sul ruscello. Dopo poco l'imbocco la discesa si presenta molto tecnica, ripida e costringe a scendere di sella. Ci permette però di ammirare la splendida gola dove inizia la valle. I due (Pantalung e il Prsdnt) si chiedono come mai non si vede nessuno sul sentiero di fronte e quindi si pensa che siano già molto avanti. Dopo poco si risale in sella e da questo punto in poi la discesa si presenta in tutta la sua bellezza e scorrevolezza in single trek e nel tratto finale in bosco. In breve si giunge alla località Carbonin, ma qui la sorpresa: nello spiazzo non c'è nessuno. Attraverso la radio si capisce che il gruppone aveva sbagliato strada all'inizio del sentiero 18, percorrendo erronemente la strada che riportava alla Malga Stolla. Comunque dopo pochi minuti il gruppo si riforma e le battute sull'errore, si sprecano. Un secondo errore è in agguato, ovvero alla ripartenza dobbiamo imboccare il tracciato della vecchia ferrovia Cortina - Dobbiaco, la cerchiamo ma dalla parte sbagliata e siamo costretti a guadare il letto del fiume (asciutto) che ci divide dal tracciato. Una volta qui sopra, ci dirigiamo a passo veloce verso Dobbiaco, all'intersezione con la strada provinciale per Misurina, usciamo dalla sterrata e saliamo in direzione del lago su asfalto. La salita è abbastanza ripida e da un ulteriore colpo alle nostre forze. Alla spicciolata giungiamo sulle rive del lago di Misurina e dopo un giro del lago stesso, saliamo il breve, ma ripidissimo tratto asfaltato verso il laghetto di Antorno, dove passeremo la notte e dove il nostro autobus è già parcheggiato ad attenderci. Parcheggiamo le bici nel garage, recuperiamo le borse e ci rifocilliamo con una doccia negli strettissimi bagni dell'albergo. In attesa della cena c'è chi fa il giro del laghetto o chi si diletta a giocare a carte o semplicemente a rivivere il film della giornata piuttosto faticosa, appena trascorsa. La tavolata è pronta e la fame non manca mai, i piatti che vengono portati, sono regolarmente svuotati ed alla fine siamo sazi e soddisfatti. Ancora qualche chiacchera e via a letto guardando gli ultimi raggi di luce che illuminano le Tre Cime di Lavaredo con le luci del Rifugio Auronzo, nostra prima méta di domani.

 

Terzo giorno – Lunedi 27 Giugno

E' anche il giorno della partenza, quindi dobbiamo cercare di non perdere troppo tempo per non rischiare di tornare a casa molto tardi, oltre questo, abbiamo intenzione di evitare la fila di auto con i loro gas di scarico puzzolenti che da lì a poco arriveranno in massa a percorrere la nostra stessa strada. Infatti alle 8,00 siamo già pronti per la partenza. Flash, dolorante per una fastidiosa infiammazione al ginocchio, è costretto a rinunciare, mentre il Frabibbo decide di salire solamente fino al Rifugio Auronzo. La salita è completamente su asfalto, circa 6 Km con pendenze del 22%, 460 mt di dislivello circa. La giornata è il massimo che si potrebbe avere, cielo azzurro chiaro, nemmeno una piccola nuvola e già alle 8,00 il caldo si fa sentire. Arriviamo tutti al rifugio, anche il Frabibbo, che viene accolto dall'applauso di tutti noi, una grande prova. Dopo qualche caffè e merendina e qualche discussione con l'indisponente giovane barista, si riparte in direzione del Vallon di Lavaredo. Imbocchiamo il sentiero in ripida discesa a mezza costa, è abbastanza scoperto e tecnico, ma molto molto bello e da fare tutto in sella, naturalmente con molta attenzione. Pochi metri sopra numerosi escursionisti si fermano a guardarci, certamente non è spettacolo di tutti i giorni vedere 26 bikers che scendono da quel sentiero. La discesa è piuttosto lunga ed impegnativa, sia per le nostre braccia che per i nostri freni a disco, sono 1100 mt di dislivello in discesa che ci vedono impegnati in un ambiente stupendo ed in un single track fantastico. A metà circa del sentiero un improvvisa frenata de I'Pagliai, vede Giancarlo tamponare lo stesso e dopo un looping (in Gumasiano detto Capoculo) atterra su una specie di mano naturale formata da rami di pino mugo che sembrano messi li apposta, infatti oltre a quelli c'è il vuoto e il nostro Giancarlo se l'è vista bella. La discesa finisce in località La Crosera. Anche qui breve sosta prima di affrontare l'ultima, lunga ed impegnativa salita al rifugio Carpi attraverso la Val d'Onge. Si sale ognuno con il proprio passo, alla spicciolata, è una salita veramente lunga, abbastanza ripida e con il fondo non troppo compatto. Mano a mano che si sale la vegetazione si apre, si trovano rigoli d’acqua che servono per rinfrescarsi dalla calda giornata ed anche un po’ di mucche al pascolo. L’arrivo alla Forcella Maraia e quindi al Rifugio Carpi è vista dentro ognuno di noi come una conquista, un impresa, c’è chi dentro di se esulta, chi alza le braccia in segno di vittoria, chi urla la propria soddisfazione, mentre gli ultimi vengono accolti con grida da stadio da coloro che sono arrivati in precedenza. Abbiamo fatto in tutto circa 4500 mt di dislivello. Il pranzo è più che meritato e necessario. Ora c'è solo da scendere, l'unica incognita è il sentiero che presenta diverse deviazioni che potrebbero indurre in errore ed è per questo che il Cap si raccomanda di aspettarsi ai bivi. Durante la discesa ci sono un po di forature ed anche un errore di percorso in corrispondenza della Malga Maraia in quanto l'imbocco del sentiero non è segnalato e abbiamo dovuto cercarlo inoltrandoci a caso nel bosco. Alla fine una discesa ripidissima che ha messo a dura prova i freni del Giardinaio e del Ciappe che sono stati costretti a scendere con solo una ruota frenabile. Lo sbocco è sulla strada che conduce a Auronzo, dove il nostro autobus ci sta aspettando. Sono gli ultimi 8 chilometri di asfalto, nella piazzola il Frabibbo e Flash hanno già preparato alcuni dei borsoni per riporre le bici, il fiume li accanto è l'ideale per una sciaquata alle nostre gambe molto infangate ed anche alle altre parti del corpo. Si assiste a scene di quasi nudismo e le battute si sprecano. Alle 17.30 siamo in moto direzione Autostrada > Venezia quindi rinunciamo alla sosta cena nel nosro ristorante preferito a Modena Nord.

Epilogo

Dopo una lunga disquisizione decidiamo di sostare presso un Autogrill dove in poco tempo potremo mangiare e quindi ridurre i tempi di arrivo a casa. Dopo cena, a grandissima richiesta, il Cap da i voti ai partecipanti e come sempre le polemiche (benevole) montano e saranno argomento di discussione per altri giorni dopo il nostro rientro. E' sempre così, un modo per ricordarsi di questi tre giorni che, per chi scrive, sono stati tra i più belli delle 11 escursioni estive del Gumasio Mtb.

Hanno partecipato a questa escursione :

Gabriele Ancillotti (Flash), Giuseppe Bartolomei (Furia), Massimo Bellosi (Sbracino), Gianni Bellucci (Larchitetto), Riccardo Bitossi (Muschiato), Claudio Bonistalli (Prsdnt), Renzo Busoni (Capitano), Paolo Ciani (Ciano), Corrado Ciappelli (Ciappe), Massimiliano Ciardi (Ginelio), Alessandro Cocchetti (Avania), Roberto Fabiani (Giardinaio), Enrico Fossi (Lobo), Antonio Franceschini (Frabibbo), William Franceschini (Frodo), Pierluigi Giffoni (Giancarlo), Mirko Lazzeri (Mummia), Roberto Marzi (Ubert), Franco Morelli (Melocche), Carlo Nesi (Brenna), Dario Paganelli (Fai), Sandro Prosperi (I'Pagliai), Paolo Salvadori (Pigio), Guido Serafini, (Pantalung), Alfonso Valguarnera (Fonzino), Marco Vezzosi (Cubano), Paolo Viciani (kingVicius), Roberto Viciani (SuperG)

Resoconto by Bob-y e Cap.

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