Lo zero zero ... da un altro punto di vista

raccontato da Paolo Chiarugi dell' Empoli Tour


 

La decisione d'esimermi dal sabato dell'Empolitour non fu sofferta. Per tre settimane di fila Caparrini e Nucci mi avevano portato da Castelfiorentino a Certaldo e ritorno, lungo la traiettoria strettamente ortodromica, che è come dire, trenta chilometri con trenta minuti di sosta per aspettare i bomboloni del Bar Bazzani. Pochi spettacoli più emozionanti ci può riservare la vita in un sabato pomeriggio, che so, assistere ad una partita di bocce al pallaio dell'ARCI, osservare le ruspe al lavoro sull'argine dell'Elsa o lanciare il granturco ai piccioni del piazzale. Colsi perciò al volo l'invito di Busoni, capo tribù del Gumasio MTB, che si accingeva ad organizzare la grande trasmigrazione sul Montalbano lungo lo zero-zero. 
L'Alighieri l'avrebbe potuto chiamare "il monte perché gli empolesi veder Pistoia non ponno", esagerando solo sul concetto di monte, perché il Montalbano è una lunga collinona valicabile in più punti dalle bici da corsa ma percorribile lungo il suo profilo greco soltanto con bici da montagna e molta volontà. Perché in mountain bike un tragitto del genere è considerato aspro e forte, ed anche l'esperto capo tribù del Gumasio si preparava all'evento con una certa soggezione. 
Non titubai dunque. Una dose così massiccia di mountain bike m'avrebbe iniettato sensazioni perdute ormai nella fanciullezza, come lividi, ginocchia scorticate, graffi, punture, morsi, e m'avrebbe caricato adeguatamente di fame atavica in vista della gastronomica Classica Tinti del giorno dopo. Per questo mi presentai sguarnito di viveri e suppellettili ma pieno di fanciullesca incoscienza, perché era ovvio fin dall'inizio che non mi sarei mai piegato a vili riduzionismi, come invece dichiararono preventivamente Bertelli e Nucci, gli altri due ospiti illustri dell'Empolitour. Anzi, per estremizzare l'impresa, vi aggiunsi anche il trasferimento ciclistico da C.Fiorentino, accreditandomi così di un ritorno verosimilmente tenebroso. Sentivo il dovere d'esasperare l'atletismo e l'istinto di sopravvivenza per liberarmi almeno un giorno dal clima di mollizie, soste-Pagni e foto rituali.
La partenza infatti promette bene, con una bella posa fotografica in mezzo ad una quindicina di gumasiani rossoneri. Gumasio già dal nome dimostra di non prendersi troppo sul serio. Pare che sia la storpiatura di un esaltatore di sapidità per diete iposodiche. Ispirano allegria al primo impatto anche se non conosco i loro nomi e un po' me li inventerò. Tutti dietro al capo tribù Busoni, Toro Seduto, forte e sempre in sella, e prima sosta al chilometro due causata dal suo imberbe guerriero Ruota Forante; poi tutti dietro alla squaw Bertelli, subito ribattezzata Dama Bianca per il colore della schiena che mostra alla carovana quando il sentiero s'inerpica. Soltanto l'agile Gamba Luccicante sembra poterla affiancare di pari fiato, mentre il mio affanno la segue con quello di Nucci, tanto per non dare una disonorevole impressione di matriarcato nell'Empolitour.
All'ombra della grande quercia è tempo di un primo consuntivo. La tribù è già dispersa e gli stessi gumasiani sono incerti sul numero di bikers da aspettare. La sosta mi permette d'inquadrare due esemplari importanti nella dinamica del gruppo, Moto Perpetuo e Penna Bianca. Il primo è il pacemaker della spedizione, l'uomo che non deve sostare mai, vestito di giallo per essere scorto anche nella fitta boscaglia. Ad ogni altrui sosta egli guarda e passa a velocità non superiore a 10 Km/h e siccome mostra di conoscere il percorso alla cieca diventa ben presto il punto di riferimento per noi inesperti stradisti. Il secondo è il letterato della squadra e descrive in terzine ed endecasillabi tutti i dettagli temporali e spaziali dell'itinerario, tant'è che lo chiamano Dante e lo aspettano con molta riverenza.
All'ombra del grande pilastro, dopo l'ennesimo show della squaw, è tempo dei primi morsi e sorsi. I gumasiani non faranno le soste-Pagni ma sono ben attrezzati alla fantasiosa bisogna. Ne vedo uno con una fetta di panforte ed uno con un fico secco ricoperto di cioccolata mentre Gamba Luccicante, da buon atleta, succhia maltodestrine da una fialetta. Se avessi avuto l'accortezza di guardare la trasparenza dell'acqua nella mia già motosa borraccia, forse non avrei trascurato con tanta noncuranza un reconditorio dove molti vanno ad abbeverarsi. La sacralità di questi sentieri di Manitù mitiga la fatica che, pur malcelata, pare superiore all'ordinario, perché, orgogliosamente pavido, quando subodoro pericolo in pietre infide, radici sporgenti, solchi profondi e ruota impennata, non esito a scendere e darmela a gambe, anche per ostentare la mia abilità podistica, ricevendo invece di apprezzamenti le reprimende della Bertelli e forse tacitamente di tutti i puristi della mountain bike quando si vedono sorpassare da uno a piedi.
All'ombra della grande torre succede un fatto strano. Si viene giù da una discesa sassosa ed io che mi trovo fra i primi aspetto da un momento all'altro che l'intero gruppo rotoli sulle mie incerte e frenate traiettorie. In questi frangenti ho imparato a fidarmi degli Elfi protettori dei boschi e chiudo gli occhi lasciandomi sobbalzare le membra e il cuore. Quando li riapro mi ritrovo in un grande prato verde con Toro Seduto, Gamba Luccicante e Morso di Panforte, mentre dietro di noi invece dell'eco di clangori metallici s'ode quello dell'urlo femminino della Bertelli. Temiamo il peggio, ma poi veniamo a conoscenza della incruenta caduta di Saetta Discendente, il guerriero più indolente e temerario che cerca di recuperare arditamente in discesa quello che perde pacatamente in salita, salvo contrattempi del genere.
L'unica garanzia di stabilità ci viene, ma ancora per poco, da Moto Perpetuo; non si sa mai dov'è ma è sicuramente in sella. Lo stesso non si può dire di Nucci che nell'ardore d'esibire inesistenti abilità equilibristiche si ritrova spesso coi piedi al suolo quando il terreno s'arzigogola. Il loro zero-zero finirà sulla sella di San Baronto insieme alla Bertelli. Rimango in mezzo ai fieri gumasiani che non lesinano qualche epiteto ai transfughi dell'Empolitour, rei di averli trascinati in salita a ritmi frenetici, per poi abbandonare le danze sul più bello.
Il bello arriva ora, quando si cominciano a redigere i primi conti. Penna Bianca è l'unico che conosce tempi e velocità esatti, ma ognuno in cuor suo fa i conti col corpo e con la bici, perché in mountain bike non si sa mai chi dei due sarà il primo a cedere. Il mezzo di Saetta Discendente è già pieno d'acciacchi e su ogni salita è più recalcitrante del suo indolente guidatore. Finalmente oso guardare la forma della mia acqua e la trovo ricca di vita vegetale: mando giù con una lunga e soddisfatta sorsata perché dopo tre ore di cross-country non si può fare tanto gli schifiltosi. Si fanno anche i primi conti alla rovescia per la questione delle ore di luce, in particolare sul cocuzzolo dei Papi quando Ruota Forante s'accorge d'aver adempiuto una seconda volta al nome suo, mentre Saetta Discendente riesce a peggiorare lo stato di salute della sua bici con un pionieristico intervento sul cambio. La lunga sosta solleva appetiti nascosti. Gamba Luccicante mangia un fico secco ricoperto di cioccolata. Ne accetto mezzo, perché dopo quattro ore di cross-country non si può fare tanto gli schifiltosi. L'ultimo sorso della mia borraccia, ricca di sedimenti vegetali e animali, va giù che è un piacere insieme al fico.
E comincia l'ultima salita, un greppo in piena regola pieno di sottobosco e grossi rami. Ora s'appiedano tutti e non mi sento imbranato. Solo Gamba Luccicante e Morso di Panforte preferiscono aggirare l'ostacolo con una variante asfaltata meritandosi le reprimende del purista Toro Seduto, stavolta camminante. Quando tutto il dolore sembra terminato, scopro un altro personaggio rimasto nascosto nel gruppo, Balla coi Crampi, che con le gambe per aria manda un'accorata dedica alla Bertelli e al suo passo forsennato. Siccome intoppi e indugi non capitano mai contemporaneamente, terminate le contratture di Balla coi Crampi, quando anche l'ultimo foruncolo di Montalbano sembra superato, ecco che Penna Bianca decide di rompere poeticamente la catena (a fine del cammin di nostra pena, / galeotto fu 'l colpo di pedale / e cadde come serpe la catena.) mentre il sole sta decidendo di nascondersi. Si pensa che sia l'ultimo tributo da pagare alla Dea Sosta e invece lungo una facile discesa asfaltata Ruota Forante cede a Morso di Panforte l'onore della foratura mentre pezzi di un'altra bici rotolano allegramente a valle sorpassandoci in curva.
Siamo quasi all'epilogo, della luce sicuramente, dell'avventura non ancora, giacché quindici mountain bike lampeggianti in fila sul sunset boulevard della statale 436 tengono ancora in serbo un po' di pathos, come la sparizione di Dante negli inferi della statale. A Cerreto arriva il redde ratioinem, per i gumasiani un lauto rinfresco, per me altri 25 chilometri negli inferi della statale, all'ombra di poca luna e di molte macchine, contrassegnato da un lampeggiante rosso che il pio Cecconi, fautore del rinfresco, mi ha prestato per la salvezza dell'anima mia da quei diavoli cogli occhi abbaglianti. Di questo appassionante sabato pomeriggio, oltre a pochi graffi, mi resterà questa luce pulsatile, come lume indelebile della memoria, anche perché non so come restituirglielo.
Ora che la mia anima è salva e il suo involucro giace esausto, mi accingo a perdermi di nuovo nell'abisso senza fondo delle rumorose corruttele dell'Empolitour, dopo essermi elevato alla purezza silvestre del mondo silenzioso e disabitato dei gumasiani, molti dei quali non conobbi neppure per nome: stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus.

Attori in ordine di comparizione:

Capitano     in     Toro Seduto

Omar    in            Ruota Forante

Bertelli     in         Dama Bianca

GiuntaDep in        Gamba Luccicante

Ramazzotti in        Moto Perpetuo

Dante         in        Penna Bianca

GiuntiMa    in        Morso di Panforte

Vicius        in        Saetta Discendente

Mirko       in         Balla coi Crampi

Cecconi   nei        panni di sè stesso